Dalla carrozza all’IA: ogni rivoluzione tecnologica ha suscitato paure, ma creato più lavoro. In “Magnifica Humanitas” Leone XIV richiama la sfida a governare il cambiamento senza escludere nessuno
Dalle strade ingorgate di cavalli e carrozze all’intelligenza artificiale, ogni transizione tecnologica ha suscitato paura e poi aperto nuovi orizzonti.
“La magnifica umanità che Dio ha creato si trova oggi davanti a una scelta decisiva: innalzare una nuova torre di Babele o edificare la città in cui Dio e l’umanità abitino insieme”. Con queste parole si apre “Magnifica Humanitas”, la prima enciclica di Papa Leone XIV, firmata nel 135° anniversario della “Rerum Novarum” di Leone XIII.
Come Leone XIII affrontò la questione sociale nel pieno della rivoluzione industriale, Leone XIV avverte l’urgenza di fare lo stesso con l’intelligenza artificiale. Il documento, dedicato alla “custodia della persona umana nel tempo dell’intelligenza artificiale”, parte da un presupposto netto: la tecnologia non è una “forza antagonista rispetto alla persona”.
È uno strumento che può costruire o distruggere, a seconda di chi lo governa e degli obiettivi che persegue. Questa premessa offre una chiave preziosa per rileggere tutta la storia dell’innovazione. Perché la paura della macchina non nasce con l’era digitale, ma accompagna l’uomo da oltre due secoli. Ogni grande rivoluzione tecnologica ha seguito lo stesso copione fatto di resistenza, adattamento e trasformazioni. Il problema non è mai stato il progresso in sé, ma la capacità della società di accompagnarne gli effetti.
Il cavallo e l’automobile
Alla fine dell’Ottocento le grandi città europee e americane erano soffocate dai cavalli. New York ne contava oltre 100.000 e produceva ogni giorno migliaia di tonnellate di letame. Gli esperti riuniti alla prima conferenza internazionale di urbanistica del 1898 arrivarono a ipotizzare che Manhattan sarebbe stata sepolta sotto tre metri di sterco entro il 1930. La “questione del cavallo” sembrava irrisolvibile.
Poi arrivò l’automobile e con essa una nuova ondata di timori. In Gran Bretagna il Red Flag Act imponeva che ogni veicolo a motore fosse preceduto da un uomo a piedi con una bandiera rossa. Eppure l’auto non distrusse l’occupazione, la trasformò e la moltiplicò. Meccanici, benzinai, ingegneri stradali, assicuratori, insegnanti di guida, infrastrutture stradali. Il saldo complessivo fu una straordinaria espansione dell’economia e dell’occupazione.
Dalla macchina da scrivere al computer
La dattilografa fu per decenni il cuore pulsante di ogni ufficio, studi professionali e redazioni. Poi arrivarono le macchine elettroniche a testina rotante, come la celebre IBM Selectric, e infine il personal computer.
A ogni passaggio si profetizzò la fine delle figure amministrative. Non accadde, le mansioni si trasformarono. L’assistente di direzione divenne archivista digitale, gestrice di database, esperta di fogli di calcolo. L’esperienza storica mostra che la tecnologia tende a sostituire attività specifiche più che le persone. Cambiano gli strumenti e le competenze richieste, ma il lavoro continua a evolversi.
Internet e il lavoro digitale
Negli anni Novanta le previsioni apocalittiche si moltiplicarono. I giornali sarebbero scomparsi, il commercio tradizionale sarebbe collassato, la privacy evaporata, milioni di posti di lavoro sarebbero stati cancellati.
La realtà è stata più complessa. Internet ha trasformato interi settori, ma ha anche generato web designer, social media manager, sviluppatori di app, e-commerce manager, cyber security expert, cloud engineer, professioni inesistenti fino a pochi decenni fa.
Oggi intere filiere economiche, dal cloud computing ai servizi digitali globali, esistono proprio grazie alla rete. Microsoft stimava la creazione di oltre 150 milioni di nuovi lavori digitali nel mondo entro il 2025, di cui circa 2 milioni in Italia.
Secondo il World Economic Forum, l’IA potrebbe generare 170 milioni di nuovi posti entro il 2030. Il 63% dei datori di lavoro indica il divario di competenze come principale ostacolo alla transizione (ph. autore)
Il pattern ricorrente
Da questi episodi emerge una dinamica che gli economisti chiamano “effetto di compensazione tecnologica”. Ogni innovazione sostituisce alcune mansioni e ne crea di nuove, spesso in settori che prima non esistevano.
All’inizio del Novecento oltre il 40% dei lavoratori statunitensi era impiegato in agricoltura, oggi la quota è inferiore al 2%, eppure l’occupazione complessiva e il reddito medio sono molto cresciuti.
Questo non significa che il progresso produca automaticamente benefici per tutti. Le transizioni possono essere dolorose.
La questione centrale non è fermare l’innovazione, ma accompagnarla con formazione, tutele e opportunità di riconversione professionale. È questo il significato della “custodia della persona umana” richiamata da Leone XIV. Non arrestare il progresso, ma fare in modo che la sua corsa non lasci nessuno indietro.
L’intelligenza artificiale oggi
Il Future of Jobs Report 2025 del World Economic Forum stima che entro il 2030 si potrebbero perdere circa 92 milioni di posti di lavoro, ma potrebbero esserne creati 170 milioni, con un saldo positivo di 78 milioni.
LinkedIn registra già una crescita del 74% delle offerte legate all’intelligenza artificiale. Molti osservatori ricordano però che questa tecnologia non interessa soltanto il lavoro manuale, ma anche professioni cognitive e altamente qualificate, rendendo il cambiamento più complesso rispetto alle rivoluzioni tecnologiche del passato.
La sfida reale è il divario di competenze. Il 63% dei datori di lavoro lo indica come il principale ostacolo alla transizione. Si stima che 59 lavoratori su 100 avranno bisogno di aggiornare o riqualificare le proprie competenze entro il 2030. Gli 11 su 100 che difficilmente riusciranno a farlo (per età, condizione sociale o limitato accesso alla formazione) sono il vero nodo morale e politico di questa fase storica.
La dottrina sociale della Chiesa non è mai stata né luddista né tecno-ottimista. E’ sempre stata antropocentrica.
L’automobile trasformò il mondo dei trasporti. Il computer rivoluzionò gli uffici. Internet ha cambiato l’economia globale. L’intelligenza artificiale probabilmente seguirà la stessa strada. La vera sfida, come ricorda Leone XIV, non è scegliere tra uomo e tecnologia, ma fare in modo che la tecnologia continui a servire l’uomo.
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Giovanni Ierfone
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