al via la campagna di crowdfunding


La foca monaca del Mediterraneo sta provando a riprendersi i suoi spazi, e la scienza si mobilita con strumenti all’avanguardia per tracciarne i movimenti. Un team di ricercatrici ha lanciato il progetto Foca non foca, una nuova iniziativa scientifica nata all’interno di BiUniCrowd, il programma di crowdfunding dell’università di Milano-Bicocca. L’obiettivo di questa mobilitazione è ricostruire con precisione i passaggi e le rotte dell’unico pinnipede stabilmente presente nel nostro bacino marino. Si tratta di una corsa contro il tempo per raccogliere dati fondamentali su un animale che, a partire dalla seconda metà del ventesimo secolo, è andato incontro a un drastico declino. Da frequentatrice abituale delle coste, delle spiagge e delle grotte del Mare Nostrum, la foca monaca è diventata una presenza rarissima a causa del progressivo deterioramento dei suoi habitat naturali e del fenomeno del bycatch, ossia la cattura del tutto involontaria nelle reti da pesca.

foca
Foto di NOAA su Unsplash.

Nonostante questo quadro critico, gli sforzi profusi sul fronte della conservazione negli ultimi trent’anni hanno finalmente mostrato i primi frutti, portando a un incoraggiante incremento numerico della popolazione complessiva, localizzato in modo particolare nelle acque del Mar Egeo.

La sfida biologica nel mare che cambia

Per tutelare un animale così elusivo, tuttavia, è necessario mappare la sua presenza anche laddove gli avvistamenti visivi sono quasi impossibili. La foca monaca del Mediterraneo resta una specie profondamente vulnerabile, che richiede tutele stringenti e una conoscenza scientifica sempre più dettagliata e approfondita. Proprio per questa ragione, gli scienziati ritengono fondamentale ampliare l’area geografica delle analisi. Il punto di partenza del nuovo progetto è una straordinaria banca di Dna ambientale marino, la prima e più grande dell’intero Mediterraneo, custodita proprio nei laboratori milanesi.

Negli ultimi quattro anni, grazie al progetto europeo Life-Conceptu Maris, sono già stati analizzati oltre 600 campioni d’acqua, ma l’archivio ne custodisce quasi altri 400 che attendono ancora di essere processati. Questi preziosi elementi biologici sono stati raccolti direttamente in alto mare, sfruttando i viaggi dei traghetti commerciali lungo le rotte che collegano il Mar Adriatico allo Stretto di Gibilterra. L’ambizione della campagna Foca non Foca è completare lo screening e analizzarli tutti.

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Segugi molecolari nella sala macchine dei traghetti di linea

La metodologia applicata per la raccolta di questo archivio genetico unisce l’ingegno tecnico alla cooperazione logistica. Il sistema di campionamento prevede infatti il prelievo di acqua marina direttamente all’interno della sala macchine dei grandi traghetti di linea, in corrispondenza di coordinate geografiche estremamente precise e precedentemente pianificate. L’acqua marina prelevata viene subito convogliata e filtrata attraverso un ingegnoso apparato tecnologico che permette di trattenere e isolare i filtri contenenti il materiale genetico.

Una volta terminato il periodo di navigazione e di raccolta in mare, i filtri vengono portati sulla terraferma ed entrano nel laboratorio del Marhe Center dell’università di Milano-Bicocca, la struttura dove avvengono le delicate fasi di estrazione e analisi del Dna. Il principio biologico alla base di questo studio sfrutta il fatto che ogni organismo vivente rilascia costantemente tracce del proprio materiale genetico nell’ambiente circostante attraverso il respiro, le feci, i frammenti di pelle o la perdita del pelo.

Per identificare con certezza la presenza del mammifero, gli esperti hanno messo a punto un set specifico di primer genetici che operano in laboratorio come veri e propri fari molecolari. Queste molecole riconoscono un punto esatto all’interno della catena del Dna e si attivano, illuminandosi, soltanto se intercettano la sequenza specifica della specie target. Questo meccanismo permette ai ricercatori di comportarsi come veri e propri segugi molecolari, capaci di individuare una traccia genetica certa del passaggio di una foca monaca anche a grande distanza temporale dal campionamento.

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Foca non foca, la campagna: alleanza tra università e cittadini

La concretizzazione di questa ricerca necessita ora del supporto della collettività attraverso una campagna di raccolta fondi. Il traguardo economico iniziale è stato fissato per coprire i costi dei reagenti e delle procedure necessarie per processare i quattrocento campioni attualmente congelati in laboratorio. L’iniziativa poggia su un meccanismo di cofinanziamento che raddoppia l’efficacia di ogni singolo aiuto economico, dato che al raggiungimento del 50% dell’obiettivo complessivo, il restante 50% verrà interamente stanziato dall’università di Milano-Bicocca.

I promotori hanno inoltre previsto un momento di restituzione e coinvolgimento per tutti i finanziatori che decideranno di sostenere la ricerca. Una volta completate le analisi di laboratorio, i sostenitori saranno invitati a un evento speciale, battezzato aperifoca, che si terrà proprio nel quartiere Bicocca. L’incontro rappresenterà l’occasione ideale per condividere pubblicamente i risultati scientifici conseguiti e offrire ai donatori la possibilità esclusiva di visitare i laboratori scientifici.

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Le competenze dietro la ricerca d’avanguardia

La gestione e lo sviluppo del progetto sono affidati a un gruppo di scienziate e professioniste caratterizzato da una forte sinergia interna. La guida scientifica dell’intero progetto fa capo alla fondatrice e referente Elena Valsecchi, ecologa molecolare, ricercatrice e docente presso l’ateneo milanese. La gestione operativa sul campo e in laboratorio è coordinata da Graziella Pupillo, dottoranda nel percorso di studi in Marine Sciences, Technologies and Management presso la medesima università.

Il lavoro di ideazione, produzione e divulgazione dei contenuti scientifici destinati al pubblico è invece curato da un trio di specialiste composto da Silvia Raimondo, Alice Massi e Gaia Cavallaro, tutte laureate in Marine Sciences a Milano-Bicocca. Infine, la supervisione della comunicazione visiva e della veste grafica del progetto è affidata alle competenze di Celeste Scalera, studentessa di communication design presso l’Istituto Europeo di Design di Milano.

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