Panoramica e prospettive della competizione spaziale in Medio Oriente
Dall’OPEC all’orbita
Il dominio spaziale riveste una centralità crescente nelle strategie dei paesi mediorientali tanto per ragioni economiche che di sicurezza. In un mondo destinato a ridurre sensibilmente il consumo di combustibili fossili e dove l’OPECcontinua a perdere pezzi, lo spazio, assieme all’intelligenza artificiale, costituisce il settore più promettente per diversificare l’economia regionale e conservare l’influenza globale finora garantita dal petrolio e dal gas. Nella corsa allo spazio, il Medio Oriente beneficia del suo potenziale economico e geografico. Le ingenti capacità di spesadisponibili favoriscono lo sviluppo di ecosistemi industriali formati da start- up innovative e in grado di sosteneremissioni dai costi elevati, mentre la posizione favorevole di Oman e Yemen rispetto alla linea equatoriale consente lanci orbitali più efficienti.
Mappatura degli attori
- Gli Emirati Arabi Uniti puntano a diventare la prima potenza spaziale musulmana e a figurare tra i dieci principali attori orbitali a livello globale entro il 2031. Abu Dhabi detiene la leadership per l’esplorazione extraterrestre e la manifattura satellitare, beneficiando delle competenze avanzate del suo capitale umano e delle partnership internazionali con Stati Uniti, Cina e Finlandia. Nel 2021 gli Emirati sono stati il primo paese del GCC a raggiungere Marte con la sonda Hope e nel 2023 l’emiratino Sultan Al Neyadi è stato il primo astronauta arabo a compiere una passeggiata spaziale al di fuori dell’ISS. Nella seconda parte del 2026 èprevisto il lancio e l’atterraggio del rover Rashid-2 sul lato nascosto della Luna. La Federazione, che aspira a edificare una città su Marte all’inizio del prossimo secolo, ha inoltre annunciato lo svolgimento della
missione MBR Explorer tra il 2028 e il 2034, in cui un lander esplorerà la cintura asteroidea tra il Pianeta rosso e Giove.
Gli Emirati contano al momento dodici satelliti in orbita, che saranno integrati dai sistemi Sirb, Al Yah-4 e Al-Yah-5, formando delle costellazioni per l’osservazione terrestre e le comunicazioni satellitari. La nuova generazione di infrastrutture orbitali, come dimostrato dal cubesat SharjahSat-2, lanciato nel marzo del 2026, e dalla cooperazione tra TII e Honeywell, sarà composta da satelliti intelligenti e quantistici. Abu Dhabi ha inoltreinvestito nella costruzione di razzi nazionali riutilizzabili ed eco- sostenibili, oltre che in sistemi di micropropulsione che sostituiscono i tradizionali e inquinanti combustibili chimici con il perossido d’azoto ad alta concentrazione. A livello diplomatico, la Federazione collabora con la NASA e Space X, avendo siglato gliArtemis Accords e usufruendo dello spazioporto californiano di Vandenberg e del lanciatore Falcon 9. Allo stesso tempo ha aderito al progetto ILRS condotto da Cina e Russia e coopera con la CAS Space sul fronte dei lanci spaziali.
Nel dicembre 2024 è stata istituita una joint venture tra il colosso statale Space42 e la finlandese Iceye, consentendo agli Emirati di produrre in loco i satelliti SAR. Nel febbraio 2025 il consorzio ha dispiegato il suo primo satellite, Etihad-Sat, in grado di svolgere funzioni di intelligence e osservazione terrestre in qualsiasicondizione grazie alla sua tecnologia radar. Gli Emirati, forti delle proprie capacità spaziali, hanno lanciatoiniziative regionali e globali volte a permettere a tutti gli stati di poter usufruire dell’orbita. Con il lancio della piattaforma modulare PHI-1 e del satellite iperspettrale Arab Satellite 813, sono stati trasportati payload dell’Egitto, del Bahrain e del Nepal, mentre con la Map Africa Initiative saranno fornite mappe satellitari dettagliate a tutti e 54 i paesi africani. Le ambizioni emiratine includono infine il dispiegamento di un data center nazionale in orbita bassa entro la fine del 2026, l’avvio della produzione domestica di lander perl’esplorazione spaziale e la trasformazione del paese in uno dei principali hub per il turismo extraterrestre.
- L’Arabia Saudita, con oltre 250 organizzazioni, vanta l’ecosistema spaziale più vasto tra quelli dei paesi GCC. Riyadh, in linea con quanto enunciato dalla strategia Vision 2030, aspira a rafforzare le capacità del suo settore spaziale per ottenere innovazione dual use, resilienza economica e influenza geopolitica nel lungo termine. Per conseguire tale obiettivo ha lanciato iniziative volte a stimolare l’interesse e a formare giovani talenti per ildominio extraterrestre. In particolare, la piattaforma Abaad premia le migliori astrofotografie mentre il programma Sari 2 consente a studenti universitari di costruire e lanciare microsatelliti in orbita, ampliando il potenziale scientifico e tecnologico saudita.
Il Regno punta sia a diventare un hub per la ricerca spaziale e la manifattura di satelliti high-tech per la navigazione, l’osservazione terrestre e le comunicazioni, dando vita a delle costellazioni, sia ad accrescere lasua forza militare entro il 2028, beneficiando
dei sistemi orbitali e unendo in un unico corpo l’aeronautica e il comando spaziale. La partnership con Halo permette all’Arabia Saudita di distinguersi nell’area del turismo spaziale, grazie a un pallone stratosferico che potrà raggiungere i 100 voli annui. Il primo di questi è previsto che abbia luogo entro il 2027. Riyadh beneficiadi una solida cooperazione con la NASA, avendo sottoscritto gli Artemis Accords e siglato un framework nel2024, che estende le opportunità di collaborazione scientifica, operativa e formativa. Ha inoltre partecipato alla missione Artemis II, collocando in orbita il satellite Shams (SHMS).
Da segnalare sono inoltre le relazioni intrattenute con la Russia, che nel 2021 aveva addestrato i cosmonauti sauditi in vista di una missione congiunta. Lo scoppio della guerra in Ucraina ha interrotto i progetti di cooperazione che tuttavia potrebbero riprendere in futuro, anche in ottica BRICS. L’Arabia Saudita, infatti, oltre al SHMS, ha registrato un successo nello HSF, con cui ha mandato la prima donna musulmana sull’ISS, confermando l’elevato potenziale spaziale nonché il valore delle risorse umane e tecniche a disposizione.
- Israele dispone dell’ecosistema spaziale più innovativo della regione, trainato da start- up specializzate in settori emergenti della Space Economy, come Remondo, Moonshot Space, Commcrete, SpacePharma e Semi-Conductor Devices. La prima sta sviluppando microsatelliti per l’orbita bassa in grado di catturare immagini con una risoluzione analoga a quella dei sistemi orbitali tradizionali, che sono più costosi da produrre, lanciare e operare. Specificatamente l’architettura integrata PAIS raccoglie segnali di luce parziali attraverso un sensore ottico miniaturizzato (componente hardware) e ricostruisce immagini ad alta risoluzione attraverso algoritmi di deconvoluzione non lineari (componente software). Nel lungo termine Remondo progetta sia di creare una costellazione per fornire servizi di image satellitare, sia di vendere la componente hardware ai governi interessati.
La seconda sta realizzando un lanciatore elettromagnetico per la consegna di merci nello spazio a velocitàipersonica, utilizzando l’elettricità anziché i combustibili chimici come sistema di propulsione. Mentre un razzo convenzionale può trasportare al massimo il 4% del suo peso come carico utile, un lancio cinetico aumenta talecapacità fino a circa il 45%, riducendo costi e inquinamento e migliorando l’efficienza operativa. La terza ha lanciato sul mercato una tecnologia per i satcom geostazionari capace di garantire connettività ovunque e in qualsiasi condizione. La quarta intende sfruttare la microgravità per sviluppare farmaci più efficaci in tempi rapidi e allungare la vita. A tal fine ha dislocato laboratori sperimentali intelligenti in orbita, di cui unocontrollabile da remoto, per identificare biomarcatori contro il cancro e nel 2027 intende avviare il primo impianto spaziale per la produzione di cristalli proteici ad alta purezza.
La quinta produce sensori satellitari di ultima generazione che consentono di ottenere immagini della Terra diurne e notturne ad elevata risoluzione anche in condizioni atmosferiche avverse. Israele sta investendo pertrasformare Mitzpe Ramon nel fulcro
delle sue attività spaziali. Il centro ospiterà un’Accademia Spaziale per formare i giovani talenti, laboratori scientifici e tecnologici per l’esplorazione orbitale e permetterà di testare e lanciare prodotti a prezzi ridotti,candidandosi a diventare il polo industriale di riferimento in Medio Oriente oltre che uno dei principali a livello mondiale. Sebbene penalizzato dalla latitudine non ottimale del suo spazioporto e dalla necessità di ricorrere allancio retrogrado, lo stato ebraico vanta il primato regionale per numero di satelliti ed è in grado di mandare in orbita i propri sistemi autonomamente grazie al lanciatore Shavit. Nel 2025 Tel Aviv ha esteso la sua flotta, lanciando il satellite spia Ofek-19 e il satcom Dror-1.
La sinergia con gli Stati Uniti, derivante dalla sottoscrizione degli Artemis Accords, dal contributo alla missione Artemis II e dall’accesso alle infrastrutture di lancio americane, è stata ulteriormente rafforzata con la sottoscrizione di un accordo di cooperazione strategica decennale (2025-2035) tra l’ISA e la NASA. L’Italiaaveva siglato con Israele un memorandum per collaborare nell’esplorazione lunare nell’ambito nella missione Beresheet 2. Il progetto è stato tuttavia sospeso e rinviato sine die.
- L’Iran dispone di capacità autonome di manifattura e lancio spaziale, producendo internamente satelliti elanciatori e gestendo due spazioporti. Il paese intende rafforzare tali potenzialità per consolidare la sua presenza in orbita e diventare un hub regionale per il dominio extraterrestre. Teheran ha avviato diversi progetti per ampliare progressivamente il numero delle sue infrastrutture spaziali. Al dispiegamento dei satelliti militari NOOR sono seguiti quelli dei sistemi di osservazione terrestre Paya, Zafar 2 e Kowsar 1.5 e del satcom geostazionario Jaam-e Jam1. Mentre NOOR 1 e Jaam-e Jam1 rappresentano i primi esemplari indigeni della loro categoria, Paya costituisce il sistema EO più sofisticato finora mandato in orbita dall’Iran, essendo integrato dall’IA. Sono prossimi al lancio invece i vettori EO Pars-1 e Pars-2 e il SAR Rad-1, ai quali potranno aggiungersi Pars-3, Rad-2 e Nahid-3.
L’ISA inoltre intende creare una costellazione da 20 satcom, intitolata al generale Soleimani, per dar vita a un sistema di internet satellitare. A tal fine le nuove stazioni terrestri, Salmas e Chenaran, permetteranno di ottimizzare la ricezione dei segnali e di garantire una copertura da est a ovest. L’Iran ha migliorato le capacità dicarico di alcuni dei suoi lanciatori, permettendo il trasporto di payload più pesanti verso l’orbita LEO, e sta sviluppando Qaem 120, che potrà consentire di raggiungere l’orbita GEO. Parallelamente sta edificando un terzo spazioporto a Chabahar per beneficiare della prossimità all’Equatore e all’Oceano Indiano. I progressi iraniani, ottenuti nonostante le sanzioni, allarmano Israele e gli Stati Uniti, anche per via della cooperazione con Russia e Cina.
Se da un lato più satelliti migliorano la precisione degli attacchi missilistici di Teheran,
dall’altro Mosca e Pechino garantiscono un supporto logistico e militare che
contribuisce a rafforzare la resistenza iraniana verso Tel Aviv e Washington. La Russia, a parte consentire all’Irandi lanciare da Baikonur e di usufruire dei suoi razzi, ha fornito il satellite spia Khayyam. In aggiunta i sistemiorbitali dei due paesi sono interoperabili, potendosi scambiare informazioni all’occorrenza. La Cina ha venduto all’Iran sistemi di difesa, tra cui il satellite spia TEE-01B e un’antenna motorizzata per droni. In aggiunta, ha fornito sostegno indiretto durante la guerra dei 40 giorni, pubblicando attraverso entità commerciali, poi sanzionate da Washington, immagini satellitari e mappe sulla posizione delle piattaforme militari statunitensi, agevolando le offensive iraniane.
- La Turchia aspira a espandere la sua influenza geopolitica anche tramite lo spazio. Il governo, dopo l’istituzione dell’Agenzia Spaziale nazionale nel 2018, ha rilasciato il Programma Spaziale Nazionale nel 2021, enunciando come obiettivi la costruzione di uno spazioporto, l’invio di astronauti nel cosmo e l’atterraggio sulla Luna, e nel 2023 ha introdotto il Comando Spaziale nell’Aeronautica. Puntando su competenze esclusivamente domestiche, Ankara vuole diventare un attore rilevante nel dominio extraterrestre. Sebbene giovane, l’ecosistema turco è ingrado di manifatturare satelliti, come il Türksat 6A, che fornisce servizi di comunicazione in Europa, MedioOriente e Asia.
Fergani, braccio spaziale di Baykar, intende costituire una costellazione GPS, ribattezzata Uluğ Bey, da centoSatNav entro il 2030. La formazione al momento conta cinque satelliti. Roketsan sta sviluppando un lanciatore nazionale e contribuisce alla piattaforma di difesa integrata Çelik Kubbe, che protegge il territorio turco da attacchi aerei e missilistici. In Somalia, stato sulla linea equatoriale, la Turchia sta costruendo uno spazioporto.Nonostante l’appartenenza alla NATO e la cooperazione con gli Usa per i lanci orbitali, Ankara non ha sottoscritto gli Artemis Accords. Piuttosto ha richiesto di aderire al progetto sino-russo ILRS e ha manifestato l’intenzione di rafforzare la sinergia con l’Italia.
- Oman, Qatar, Bahrain, e Giordania sono attori spaziali minoritari con ecosistemi promettenti. L’Oman punta acompetere a livello regionale attraverso l’upstream. Forte della sua vicinanza all’Equatore, sta costruendo uno spazioporto che sarà pienamente operativo dal 2027 mentre nel 2029 sarà lanciato il satcom OmanSat-1, la cuicopertura si estenderà all’Africa e all’Asia. Il Qatar dispone dei satcom Es’hail 1 e Es’hail 2 che offrono connettività rapida nell’area MENA. Nei prossimi anni Doha pianifica di ampliare la flotta con un terzo satellite e di investire nei sistemi di osservazione terrestre. Il Bahrain ha lanciato uno smart satellite indigeno nel 2025, mentre la Giordania, che vanta un centro di ricerca spaziale nel deserto del Wadi Rum e il primato mondiale per percentuale di ingegneri in base alla popolazione, ha recentemente sottoscritto gli Artemis Accords, unendosi a Mascate e Manama.
Scenario futuro
La corsa allo spazio è destinata ad incidere sugli equilibri regionali e sull’influenza che Stati Uniti, Cina, Russia e Indiaeserciteranno sul Medio Oriente. Lo stato che otterrà la supremazia orbitale potrà godere verso gli attori limitrofi di un’egemonia militare ed economica. A quest’ultima potranno contribuire l’estrazione e il commercio delle risorse spaziali (space mining). Attualmente all’asse israelo-emiratino, appoggiato da Washington e Nuova Delhi, si contrappongono per un verso l’Iran e per l’altro il blocco sunnita che include Turchia e Arabia Saudita. La guerra contro Teheran e il consolidamento dei BRICS potranno risultare determinanti per le sorti della competizione. La ripresa delconflitto verosimilmente provocherà la caduta del regime degli ayatollah, la distruzione di numerose infrastrutturecritiche regionali e la chiusura delle basi americane.
Nel breve e medio termine ciò potrà tradursi in un ridimensionamento delle ambizioni orbitali degli stati mediorientali, e in particolare di Israele e degli Emirati Arabi, che probabilmente figureranno come i paesi più danneggiati dalleritorsioni iraniane. L’uscita di scena dell’Iran potrà innescare una rivalità regionale per il controllo dello Yemensettentrionale, il cui territorio è strategico anche per la prossimità all’equatore. La perdita d’influenza statunitense potrà rafforzare i BRICS, permettendo una maggiore cooperazione spaziale con Cina e Russia, e spingere alla costituzione diuna NATO islamica, che potrà favorire la collaborazione tra paesi musulmani pure attraverso la diplomazia spaziale. Le dinamiche orbitali mediorientali rifletteranno presumibilmente il multipolarismo terrestre.
Non ci sarà una potenza egemone regionale ma piuttosto una contrapposizione tra la NATO islamica e Israele, cheassumerà una postura più indipendente verso Washington e che nel lungo termine diventerà il paese mediorientale che riuscirà ad espandere maggiormente la sua influenza spaziale in Africa e America Latina. La polarizzazione potrà contribuire ad accrescere la rivalità tra Cina e Russia, che per evitare di sovrapporsi potranno coltivare partner differenti all’interno del mondo islamico e supportare l’emergere di nuovi attori spaziali regionali. La competizione tra grandi potenze sarà completata da Stati Uniti e India. Washington resterà l’attore spaziale di riferimento e il perpetuarsi della sua proiezione mediorientale sarà garantita dalla forza del suo settore privato e dagli accordi istituzionali siglati. Nuova Delhi promuoverà partneriati strategici con attori locali, facendo leva su un ecosistema spaziale emergente e un capitale umano altamente qualificato.
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Antonio Gullotti
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