Europa alla sfida della guerra ibrida e cognitiva: l’informazione diventa infrastruttura democratica
Dal Parlamento europeo arriva un messaggio chiaro: la guerra contemporanea non si combatte soltanto con armi convenzionali, ma attraverso la manipolazione delle percezioni, degli algoritmi e della fiducia collettiva. È questo il cuore del convegno “Europa alla sfida della guerra ibrida e cognitiva: responsabilità dell’informazione”, promosso dall’Osservatorio TuttiMedia in collaborazione con il Parlamento europeo.
Una giornata che ha riunito istituzioni europee, rappresentanti dei media, piattaforme digitali, industria audiovisiva e mondo accademico per affrontare una domanda decisiva: come difendere la democrazia nell’era della guerra cognitiva?
La nuova frontiera del conflitto è intervenire sulle percezioni
Ad aprire i lavori è stato Carlo Corazza, direttore dell’Ufficio del Parlamento europeo in Italia, che ha richiamato il quadro delineato dalla Commissione europea: “L’Europa è in guerra”, non solo sul piano militare ma soprattutto su quello cognitivo e informativo. Fake news, manipolazione, campagne coordinate di influenza e polarizzazione sociale rappresentano, oggi, strumenti strategici per indebolire le democrazie liberali.
Corazza ha sottolineato come il Parlamento europeo abbia già attivato diversi strumenti di contrasto attraverso le commissioni speciali INGE 1, INGE 2 e il nuovo “Scudo europeo per la democrazia”, evidenziando anche il ruolo centrale del Digital Services Act, dell’AI Act e dell’European Media Freedom Act nel tentativo europeo di regolare piattaforme e algoritmi.
Cristina Monti: “La manipolazione informativa è diventata industriale”
Cristina Monti, capo del settore politico della Rappresentanza della Commissione europea a Roma, ha descritto la trasformazione della disinformazione in un “ecosistema organizzato, industrializzato e multilivello”, dove propaganda, cybercriminalità, piattaforme digitali e intelligenza artificiale convergono in strategie coordinate di influenza.
Secondo Monti, la vera sfida non è soltanto tecnologica ma culturale: “Difendere la qualità dell’informazione significa difendere la capacità delle nostre società di restare aperte, pluraliste e democratiche”.
Maria Pia Rossignaud: “Serve un umanesimo dell’informazione”
Maria Pia Rossignaud, vicepresidente dell’Osservatorio TuttiMedia, ha riportato il dibattito sul terreno culturale e umano, richiamando il concetto di “Magnifica Humanitas” evocato dal Pontefice come modello per governare l’innovazione senza subirla.
Rossignaud ha ribadito il ruolo di TuttiMedia come spazio di confronto tra soggetti diversi – editori, broadcaster, piattaforme e istituzioni – con l’obiettivo di promuovere una cultura dell’informazione fondata sulla consapevolezza, sul pluralismo e sulla costruzione del bene comune.
Pina Picierno lancia la proposta: una Agenzia europea per la resilienza cognitiva
L’intervento più politico e strategico è stato quello della vicepresidente del Parlamento europeo Pina Picierno, che ha definito la disinformazione “una infrastruttura operativa dei conflitti geopolitici contemporanei”. Secondo Picierno, infatti, la guerra ibrida mira oggi a destabilizzare la fiducia sociale; alterare la percezione della realtà e soprattutto colpire la capacità decisionale delle democrazie avanzate. Tra le proposte lanciate la creazione di una Agenzia europea per la resilienza cognitiva e la difesa democratica e programmi di alfabetizzazione cognitiva nelle scuole.
“La sicurezza cognitiva è ormai sicurezza economica, industriale e democratica”, ha affermato Picierno.
Barachini: “Serve una nuova alleanza tra editoria e piattaforme”
Il sottosegretario all’Editoria Alberto Barachini ha posto l’attenzione sul rapporto economico tra media tradizionali e piattaforme digitali. Secondo Barachini la produzione di contenuti professionali ha un costo crescente, dunque, l’informazione di qualità va sostenuta economicamente. Ha, anche, sottolineato che gli OTT devono condividere responsabilità e valore con gli editori.
AGCOM: la regolazione deve diventare quotidiana
Laura Aria, commissaria AGCOM, ha sottolineato che l’Europa dispone già di un impianto normativo robusto – DSA, DMA, AI Act – ma il vero nodo è la sua implementazione concreta.
Secondo Aria serve una regolazione adattiva unita ad un dialogo continuo tra piattaforme e regolatori. E sono anche necessarie nuove metriche di trasparenza e responsabilità sociale delle piattaforme digitali.
MFE e FIEG: senza sostenibilità economica non esiste libertà dell’informazione
Gina Nieri (Consigliere di Amministrazione MFE-MediaForEurope) e Andrea Riffeser Monti (Presidente FIEG) hanno concentrato gli interventi sulla sostenibilità economica del giornalismo professionale.
Nieri ha ricordato il ruolo dei broadcaster tradizionali nella produzione di informazione verificata e sicura, contrapponendo il lavoro giornalistico professionale all’esplosione di contenuti sintetici generati dall’intelligenza artificiale.
Riffeser Monti ha lanciato invece una proposta radicale superare l’anonimato online, distinguere chiaramente informazione e intrattenimento e creare un decalogo condiviso tra editori, giornalisti e cittadini.
Google: “La sicurezza informativa è anche cybersecurity”
Diego Ciulli, Head of Government Affairs and Public Policy di Google per il Mediterraneo, ha illustrato le attività di contrasto alla disinformazione e agli attacchi cyber. E a questo proposito ha ricordato le iniziative di Google che hanno porato al blocco di oltre 1.200 canali di disinformazione russa su YouTube; l’adozione di strumenti automatici per identificare contenuti generati dall’AI e nuove etichette automatiche su YouTube per i video generati artificialmente.
Ciulli ha anche lanciato un appello alla collaborazione in vista delle prossime elezioni europee e nazionali: “Dobbiamo proteggere insieme i processi democratici”.
Giornalismo, piattaforme e cittadinanza digitale
Il secondo panel ha approfondito il ruolo del giornalismo professionale, delle piattaforme digitali e della formazione dei cittadini nell’ecosistema informativo contemporaneo.
Tra gli interventi più significativi quello di Roberto Natale (Rai), che ha presentato l’iniziativa Rai “Uniti contro la disinformazione”, sei stagioni di pillole educative pubblicate su RaiPlay dedicate a fake news, deepfake, truffe digitali e manipolazione dell’informazione sanitaria.
Natale ha proposto di utilizzare questo materiale nelle scuole come strumento di educazione civica digitale, mettendo a disposizione gratuitamente il patrimonio formativo del servizio pubblico.
Nel panel sono intervenuti anche Rita Lofano (Agi); Giorgio Rutelli (Adnkronos); Andrea Malaguti (La Stampa); Christian Ruggiero (Sapienza Università di Roma),Vittorio Calaprice e Jasmin Battista (Commissione UE), Franco Siddi (TuttiMedia) e Enrico Bellini (esperto digitale).
Il dibattito si è concentrato sulla necessità di distinguere libertà di espressione e manipolazione algoritmica, affrontando il tema della differenza culturale tra il modello europeo e quello statunitense nella regolazione dello spazio digitale.
È emersa con forza l’idea che l’alfabetizzazione cognitiva rappresenti oggi una priorità democratica e non soltanto educativa.
Panel 3: AI, cybersecurity e sicurezza cognitiva europea
Nel terzo panel il focus si è spostato sull’educazione con i professori Christian Ruggiero, Mihaela Gavrila, Giampiero Gramaglia (Sapienza), Carlo Chianura (LUMSA) e Federica Urzo (Luiss).
Nel prossimo numero della newsletter approfondiremo questo aspetto ed anche riporteremo le sintesi degli interventi che non abbiamo approfondito in questo articolo.
Derrick de Kerckhove: “La guerra cognitiva è la battaglia per il controllo della percezione”
A chiudere il convegno è stata la riflessione di Derrick de Kerckhove (direttore scientifico Osservatorio TuttiMedia), che ha riportato il dibattito alla dimensione più profonda della trasformazione in corso: la mutazione dell’ambiente cognitivo umano prodotta dalle tecnologie digitali.
Nel solco della scuola di Marshall McLuhan, de Kerckhove ha sottolineato come la guerra cognitiva non riguardi semplicemente la diffusione di contenuti falsi ma il controllo delle condizioni percettive attraverso cui gli individui costruiscono la realtà.
L’intelligenza artificiale, gli algoritmi e le piattaforme non sono più soltanto strumenti di comunicazione:
diventano ambienti cognitivi che modellano emozioni, attenzione, memoria collettiva e capacità critica.
Per questo, secondo de Kerckhove, la sfida europea non può limitarsi alla regolazione tecnologica ma deve diventare:
- culturale,
- educativa,
- filosofica,
- democratica.
La vera posta in gioco è la difesa dell’autonomia del pensiero umano nell’ecosistema digitale.
Ed è proprio qui che il convegno ha trovato la sua sintesi più forte:
difendere l’informazione oggi significa difendere la libertà cognitiva delle persone e quindi la tenuta stessa delle democrazie europee.
La sfida europea: difendere la democrazia cognitiva
Dal convegno emerge una consapevolezza condivisa: la guerra cognitiva non è più uno scenario teorico ma una realtà che attraversa informazione, economia, tecnologia e sicurezza.
L’Europa prova a rispondere con nuove regole, strumenti di resilienza democratica, tutela del pluralismo, controllo delle piattaforme, alfabetizzazione cognitiva.
Ma il messaggio finale è chiaro: nessuna norma sarà sufficiente senza una nuova alleanza tra istituzioni, media, tecnologia, scuola e cittadini.
Perché oggi difendere l’informazione significa difendere la capacità stessa delle democrazie di restare libere.
#Adessonews seleziona nella rete articoli di particolare interesse.
Se vuoi leggere l’articolo completo clicca sul seguente link
Media Duemila
Source link






