Bari sospeso tra attese, diffidenze e promesse


Tra il futuro del San Nicola, i possibili investitori e l’incertezza sulla categoria, il Bari attraversa uno dei passaggi più delicati della sua storia recente.

La memoria della città

Le città, come gli uomini, hanno una memoria lunga. Bari ne ha una lunghissima. Ha memoria dei fallimenti, delle rinascite, delle promozioni sfumate all’ultimo istante, delle retrocessioni inattese, delle illusioni evaporate quando sembravano ormai a portata di mano. Per questo oggi osserva con diffidenza ciò che accade attorno al Bari calcio. Non per pessimismo, ma per esperienza.
Del resto, come scriveva Tucidide, la storia è «un possesso per sempre». E la storia del Bari, negli ultimi decenni, ha insegnato ai suoi tifosi a non accontentarsi delle promesse e a giudicare soltanto i fatti.
Oggi quei fatti raccontano di una società sospesa tra presente e futuro, tra una retrocessione maturata sul campo e una possibile riammissione che dipende da vicende esterne. Raccontano di una proprietà sempre più distante dal sentimento della città e di una tifoseria che, al di là delle contestazioni, chiede soprattutto chiarezza.
In questo scenario si inserisce la vicenda dello stadio San Nicola, diventata nelle ultime settimane il simbolo di un rapporto sempre più complesso tra il Comune e la famiglia De Laurentiis. La concessione quinquennale dell’impianto è scaduta il 31 maggio e Palazzo di Città ha scelto di non procedere con alcuna proroga automatica. Una decisione che va ben oltre gli aspetti burocratici. È il segnale della volontà dell’amministrazione comunale di riprendere pienamente in mano il controllo del futuro dell’Astronave e di ridefinire regole e rapporti.

Il nodo San Nicola

Nei giorni scorsi gli ingegneri e i tecnici comunali hanno effettuato i primi sopralluoghi all’interno dello stadio. Non una semplice visita di cortesia, ma una dettagliata ricognizione dello stato dell’impianto. Sono stati esaminati libretti di manutenzione, certificazioni, impianti elettrici e meccanici, sistemi di illuminazione, tabelloni, aree verdi, opere edilizie e documentazione catastale aggiornata. Una fotografia necessaria per comprendere in quali condizioni il Comune stia riacquisendo uno dei simboli architettonici più importanti della città.
Eppure, in questa fase di passaggio, è prevalso il buon senso. Nessuno ha imposto alla società di liberare immediatamente gli uffici presenti nello stadio. Una scelta dettata dalla necessità di garantire continuità nella custodia e nella manutenzione dell’impianto, evitando che una delicata fase amministrativa potesse trasformarsi in un problema gestionale.
La questione più urgente riguardava però i concerti dell’estate. Migliaia di persone avevano già acquistato i biglietti per gli spettacoli in programma tra giugno e luglio. Sarebbe stato incomprensibile scaricare sui cittadini le conseguenze di una controversia amministrativa. Per questo il Comune ha individuato una soluzione temporanea: niente proroga della concessione, ma un comodato d’uso oneroso limitato esclusivamente ai cinque grandi eventi già programmati.
La SSC Bari verserà un corrispettivo complessivo di 300 mila euro e potrà garantire il regolare svolgimento degli appuntamenti musicali previsti al San Nicola. Una soluzione pragmatica che evita disagi agli spettatori e consente alla città di non perdere eventi attesi da mesi. Da questo momento in avanti, però, ogni utilizzo dell’impianto dovrà seguire regole nuove e passare attraverso autorizzazioni e corrispettivi stabiliti dall’amministrazione comunale.
Ma sarebbe un errore fermarsi allo stadio. Il San Nicola è soltanto la parte più visibile di una vicenda molto più ampia che riguarda il futuro stesso del Bari calcio.

Investitori e futuro biancorosso

Da mesi si rincorrono voci, indiscrezioni e ipotesi sull’arrivo di nuovi investitori. Alcune piste portano oltre l’Atlantico. Non sarebbe la prima volta che gruppi nordamericani manifestano interesse verso il club biancorosso. I contatti, secondo quanto emerge, andrebbero avanti da tempo e in alcuni casi sarebbero arrivati ben oltre le semplici manifestazioni di interesse.

La crisi sportiva dell’ultima stagione e il rischio retrocessione hanno inevitabilmente rallentato ogni percorso. È difficile investire in una società quando non si conosce nemmeno la categoria nella quale giocherà. Eppure qualcosa continua a muoversi. Il viaggio che Antonio Decaro si appresta a compiere tra Canada e Stati Uniti ha inevitabilmente riacceso l’attenzione. Nessuno può dire se produrrà risultati concreti, ma è il segnale che il Bari continua a rappresentare una realtà osservata con interesse anche fuori dai confini nazionali.

E non ci sarebbero soltanto gli americani. Sullo sfondo restano altri interlocutori stranieri e perfino alcuni gruppi imprenditoriali del territorio che osservano l’evoluzione della situazione. Tutto, però, dipende da una domanda fondamentale: esistono davvero le condizioni per arrivare a una cessione della società?

È questa la risposta che la città aspetta. Non sorprende quindi che la politica cittadina abbia deciso di entrare nel dibattito. La richiesta di un Consiglio comunale monotematico dedicato al Bari nasce proprio dalla consapevolezza che il Bari non rappresenta soltanto una squadra di calcio. Per generazioni di baresi è stato un luogo dell’anima prima ancora che una società sportiva. È stato un punto d’incontro, una passione condivisa, un elemento identitario capace di attraversare classi sociali, quartieri e appartenenze politiche.

Per questo il malessere della tifoseria non può essere liquidato come semplice delusione sportiva. I tifosi chiedono di conoscere il progetto. Chiedono di sapere quale futuro attenda il club. Chiedono soprattutto di non essere lasciati ancora una volta nell’incertezza.

Nel frattempo iniziano ad arrivare le prime conseguenze concrete della stagione appena conclusa. L’uscita di scena di Valerio Di Cesare appare ormai sempre più probabile e potrebbe rappresentare soltanto il primo tassello di una riorganizzazione più profonda della struttura societaria e tecnica.

Rimane infine l’ultima, grande domanda: Serie C o Serie B? Oggi nessuno è in grado di fornire una risposta definitiva. E forse è proprio questa l’immagine più fedele del Bari attuale: una squadra che non conosce ancora il proprio campionato, uno stadio che cerca una nuova prospettiva gestionale, possibili investitori che osservano da lontano e una città che continua ad attendere.

Ma l’attesa, come insegna la storia, non può durare all’infinito. Prima o poi arrivano le scelte. E con esse, inevitabilmente, arrivano anche le responsabilità.

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 Massimo Longo

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