Amendolara è un paese di poco più di duemila abitanti in provincia di Cosenza, affacciato sulla costa ionica.
E’ famoso soprattutto per la tradizione secolare nella coltivazione delle mandorle, ma dallo scorso 1 giugno è al centro della cronaca nazionale a causa di un gravissimo fatto di sangue: l’omicidio di quattro braccianti stranieri, arsi vivi all’interno di un’auto in una stazione di servizio sulla Statale Ionica per questioni legate – secondo gli inquirenti – al fenomeno del caporalato.
Quella del caporalato, infatti, è una (non l’unica) delle piste seguite dagli investigatori che nei giorni scorsi hanno individuato e fermato due cittadini pachistani, ritenuti i presunti responsabili dell’omicidio. Pachistani come tre delle quattro vittime, il quarto era di origini afghane.
Indipendentemente dalle conclusioni a cui arriveranno gli inquirenti, la vicenda ha riportato al centro del dibattito pubblico una questione mai risolta: quella del caporalato e della tutela dei lavoratori agricoli.
“Abbiamo scoperto il 1 giugno che c’è un fenomeno criminale malavitoso che attraversa le campagne, l’edilizia, la ristorazione che incide sulla vita delle persone?”
E’ la domanda ironica dell’ex ministra delle Politiche Agricole e Forestali, Teresa Bellanova che, nell’intervista a Tag24.it, sottolinea come in Italia esista una legge contro il caporalato, la 199 del 2016, ma che non viene applicata fino in fondo.
Politica e sindacalista italiana, è nota soprattutto per la sua storica attività a difesa dei braccianti e contro il fenomeno del caporalato, che sono diventate la cifra del suo impegno politico.
Amendolara, Bellanova: “Costernazione del giorno dopo, ma la legge non viene applicata”
D: Quanto accaduto lunedì 1 giugno ad Amendolara ha scosso e inorridito le coscienze di tutti. Due anni fa, in questo stesso periodo, il Paese fu scosso dalla terribile vicenda di Satnam Singh, il lavoratore agricolo indiano di 31 anni morto dissanguato a causa di un incidente nei campi dell’agro pontino. In quell’occasione, sull’onda dell’indignazione, vennero fatte promesse, si presero impegni. E’ cambiato qualcosa in questi due anni?
R: Amaramente si continua ad avere la costernazione del giorno dopo, dopo fatti gravissimi, e il giorno successivo si gira pagina e si parla d’altro. Tante promesse, tanti impegni, ma continua ad esserci una legge eccellente, ma che è poco applicata non solo nella parte della repressione, ma anche della prevenzione.
Leggo oggi di un incontro fatto con la Ministra del Lavoro, che promette una campagna di controlli a partire da metà giugno, ma fino ad adesso? Abbiamo scoperto il 1 giugno che c’è un fenomeno criminale malavitoso che attraversa le campagne, l’edilizia, la ristorazione che incide sulla vita delle persone?
Io mi chiedo perché si aspettano queste situazioni gravissime per fare promesse che il giorno dopo purtroppo continueranno a non essere mantenute?
Perché il caporalato continua a prosperare: la denuncia dell’ex ministra
D: Allora come se ne esce? Cosa dovrebbe fare lo Stato per impedire che fatti come quelli di Amendolara o di Singh non accadano più nel nostro Paese?
R: Mi lasci dire c’è una questione che in questo Paese è abnorme: la criminalizzazione dell’immigrato. Anche in questa vicenda gravissima, si parla di lavoratori extracomunitari e di caporali extracomunitari, ma chi li utilizzava questi soggetti? E’ un problema che dobbiamo affrontare.
Su queste persone bisogna fare una riflessione attenta e bisogna capire che c’è da affrontare il tema lavoro e da affrontare il tema, ad esempio, che riguarda gli alloggi. Se non si svuotano i ghetti, si continua ad alimentare lavoro nero, criminalità e ricatto sulle persone, e sulle donne anche ricatto e violenza sessuale. Se non si affronta il tema dei trasporti si lascia nelle mani del caporale un mezzo formidabile di ricatto. La legge 199/2016 prevede questi strumenti.
Oggi molti scoprono che i lavoratori erano anche regolarizzati, peccato che la doppia busta paga in Italia è stata individuata da decenni. Questi fenomeni non vanno scoperti il giorno dopo, questo richiede un lavoro costante quotidiano da tutti i soggetti interessati, perché spesso di fronte a questi fenomeni ci si gira dall’altra parte, perché gli immigrati e l’immigrazione non portano consenso e questo è un fatto gravissimo.
Affrontare questo tema senza guardare alla dignità, al rispetto, alla civiltà dei rapporti e affrontarlo solo dal punto di vista del consenso elettorale mette sulla politica un giudizio pesantissimo.
Bellanova: “Tante promesse, ma c’è una legge eccellente poco applicata”
D: La Legge 199/2016 varata dall’allora Governo Renzi compie dieci anni, secondo lei è ancora valida alla luce dell’evoluzione del fenomeno del caporalato?
R: Credo che quella legge sia ancora oggi la legge più adeguata e più innovativa che esista non in Italia, ma in Europa, perché dà tutti gli strumenti: interviene sulla repressione, ma anche sulla prevenzione e interviene sui diritti delle persone.
E’ una legge che dice che non puoi caricare sugli ultimi della terra la responsabilità di fare la battaglia per la legalità. Perché, se il lavoratore denuncia, o accade purtroppo quello che è accaduto ad Amendolara, o viene licenziato e non trova più lavoro.
La legge 199, invece, prevede che ci sia il sequestro dell’azienda con prosecuzione dell’attività. Non si chiude l’attività, ma si nomina un amministratore giudiziario che prosegue l’attività, altrimenti il lavoratore anche all’ispettore dirà cose non reali perché non vuole perdere anche quel pezzo di reddito che riesce a portarsi a casa.
Se si applica quella legge si regolarizzano i rapporti di lavoro, si garantiscono i salari e quindi si garantisce la sicurezza. E’ così che si fa la battaglia contro lo sfruttamento e per il lavoro dignitoso, bisogna applicare la legge.
Caporalato, “Mi insultano, ma continuo la mia battaglia anche se dovessi farla da sola”
D: Lei ha fatto della battaglia contro il caporalato una costante del suo impegno politico. Cosa ha pensato in questi giorni, leggendo le cronache da Amendolara?
R: E’ evidente che questo procura tanta amarezza e delusione. E’ ovvio che quando ci si impegna e poi si vede che gli strumenti ci sono ma purtroppo per calcoli di consenso, per incapacità, per inadeguatezza, questi strumenti non vengono utilizzati, viene anche tanta rabbia.
Ancora oggi mi insultano perché parlare a viso aperto contro il caporalato non è una cosa che porta consenso, ma spesso porta insulti e minacce, ma io sono una persona che ha le spalle larghe e continuo a fare la mia battaglia, dovessi farla anche in totale solitudine.
A me molti scrivono per offendermi “vai a raccogliere pomodori”, perché si dà al lavoro manuale un disvalore, ma vogliamo renderci conto che senza questi lavori, la nostra esistenza sarebbe messa in discussione?
C’è bisogno, secondo me, di tornare a riflettere seriamente sul lavoro e riconoscere valore anche ai lavori umili e alle persone che fanno lavori manuali e questo purtroppo mano a mano si va smarrendo. Questo lascia ancora più indifese le persone che vengono sottoposte a questi ricatti e a questi comportamenti malavitosi.
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Maria Rita Esposito
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