viaggio nei boschi e nei festival dell’appennino


Da Premilcuore a Bagno di Romagna passando per Galeata e Santa Sofia: la Grotta Urlante, i tortelli alla lastra, i boschi del Casentino e un festival di buskers da tutto il mondo.

A meno di un’ora dalla costa, nella provincia di Forlì-Cesena, ci si dimentica del mare per inoltrarsi in un territorio montuoso e boscoso. Da Meldola in su, inizia una Romagna ancora molto autentica, attraversata dai fiumi Rabbi, Bidente e Savio. Premilcuore, Galeata, Santa Sofia e Bagno di Romagna sono le tappe di questo itinerario al confine con la Toscana. Una zona poco frequentata, dove il turismo resta discreto e legato alla natura, ai cammini, alle terme e alle tradizioni locali.

Fonte: visitsantasofia.it

Premilcuore: mulini, castagne e una Grotta Urlante

Il borgo di Premilcuore, nella valle del Rabbi, conserva l’impianto storico attorno ai resti della rocca. Il fiume da secoli scandisce la vita della valle alimentando mulini, scavando pozze balneabili e gole tra le rocce. A pochi chilometri dal centro abitato, nella frazione di Fiumicello, c’è il Mulino Mengozzi: inattivo dagli anni Sessanta, è stato restaurato e rimesso in funzione dalla famiglia, che ha recuperato l’intero sistema originario – la turbina idraulica in legno, le macine in pietra e il meccanismo alimentato dall’acqua del torrente. Il mulino serviva soprattutto per la lavorazione delle castagne, da cui ancora oggi si ricavavano farine rustiche per castagnacci e pasta fatta in casa (segnate in calendario: 11 e 18 ottobre 2026 sagra della castagna).

Foto: F. Santunione. Fonte: prolocopremilcuore.org

Superando il paese in direzione Firenze si raggiunge uno dei luoghi naturali più spettacolari della zona: la Grotta Urlante, nella località Giumella. Qui il Rabbi si restringe tra le rocce formando cascate, pozze profonde limpide e un gorgo sotto un ponte in pietra del Seicento. Il nome deriva dal fragore dell’acqua, amplificato dalla conformazione della gola. Proseguendo lungo il fiume si incontrano altre piccole cascate e punti dove fermarsi, come la Cascata della Sega. Le rocce levigate e le piscine naturali in estate attirano residenti e turisti in cerca di refrigerio lontano dalle località più affollate. Ricordate però di attrezzarvi come per un trekking in montagna: è pericoloso muoversi con le ciabatte da mare!

Fonte: turismopremilcuore.it

Galeata: la città romana e lo stridolo

Proseguendo verso la valle del Bidente, in direzione di Santa Sofia, vale la pena fermarsi a Galeata. La sua storia è molto antica: poco fuori dall’abitato si trovano i resti della città romana di Mevaniola, con tracce di terme e di un piccolo teatro ancora visitabili, mentre nei dintorni sorge l’Abbazia di Sant’Ellero, raggiungibile con una passeggiata tra i boschi lungo il Sentiero delle Cellette. Se passate di qui in primavera non perdetevi la sagra dello stridolo, erba spontanea diffusissima nei prati e ai margini dei boschi. Lo stridolo – chiamato così per il rumore che fanno le foglie se sfregate – si trova in molte ricette tradizionali della zona, nei ripieni dei tortelli e nel sugo rosso per tagliatelle, strozzapreti e passatelli asciutti.

Foto: Matteo Perini Studio Tam Tam. Fonte: scoprigaleata.it

Santa Sofia e le sue frazioni: il regno del Bidente e l’arte di strada

Da Galeata in meno di dieci minuti si arriva a Santa Sofia, uno dei centri più vitali dell’Appennino forlivese. Il paese si sviluppa attorno al fiume, che entra letteralmente nello spazio urbano. Santa Sofia ha una storia fortemente legata alla Toscana – fino al 1923 apparteneva infatti alla provincia di Firenze – e questa influenza è ancora visibile nell’architettura e in parte anche nella cucina locale. Oggi il paese conta quattromila abitanti ed è uno dei principali punti di accesso al Parco delle Foreste Casentinesi. Qui colpisce la presenza di una comunità giovane e molto attiva, legata soprattutto all’organizzazione di eventi che negli ultimi anni hanno dato al paese visibilità oltre il contesto locale, tra i quali spicca il festival internazionale Di Strada in Strada, uno degli appuntamenti storici italiani dedicati alle arti performative di strada.

Fonte: distradainstrada.com

Nato nel 1992, il festival trasforma ogni agosto Santa Sofia – insieme alle frazioni di Spinello e Corniolo – in un grande spazio diffuso per spettacoli di circo contemporaneo, musica, teatro e performance. Artisti e compagnie occupano vicoli, corti, parchi, aree fluviali con concerti, installazioni e spettacoli che proseguono fino a notte. Spinello, a circa 850 metri di quota, ospita l’anteprima del festival in un contesto montano, attorno ai ruderi della vecchia rocca; Corniolo, invece, porta gli spettacoli dentro un borgo medievale compatto, tra salite lastricate e piazzette. Ecco le date del 2026: 11 agosto Spinello, 12 agosto Corniolo, 13, 14 e 15 agosto Santa Sofia.

Fonte: distradainstrada.com

Vale la pena fermarsi in questi due paesi anche al di fuori del festival. Corniolo, antico feudo dei Conti Guidi, conserva un nucleo storico raccolto attorno alla chiesa di San Pietro ed è uno degli accessi principali alla Foresta di Campigna e alla diga di Ridracoli; poco distante si trova il giardino botanico di Valbonella, dedicato alla flora appenninica. Spinello, invece, è più piccolo e appartato, ma dai ruderi della sua antica fortezza – un tempo considerata tra le più alte della Romagna – nelle giornate limpide si riesce ancora a vedere il mare.

Fonte: visitsantasofia.it

Bagno di Romagna e le sue terme

Ultima tappa della valle, quasi al confine con la Toscana, è Bagno di Romagna, centro termale attraversato dalla Via Romea Germanica e stretto tra foreste, passi montani e vallate laterali. Il paese si sviluppa lungo il Savio ed è facilmente raggiungibile grazie alla E45, ma nonostante questo mantiene una dimensione molto raccolta. Qui le terme restano centrali: le acque sgorgano naturalmente a circa 45 gradi e alimentano stabilimenti storici e piscine all’aperto frequentate in ogni stagione, soprattutto d’inverno quando il contrasto tra vapore e neve richiama molti visitatori.

Fonte: bagnodiromagnaturismo.it

Bagno di Romagna è anche un punto di partenza strategico per esplorare l’Appennino circostante. Da qui partono sentieri verso Ridracoli, la Foresta della Lama, Camaldoli e La Verna, mentre verso ovest si apre la valle di Pietrapazza, una delle aree più isolate e particolari della Romagna montana, dove restano borghi in pietra, vecchie mulattiere e tracce della civiltà contadina appenninica. Sul lato opposto si sale invece verso il Monte Còmero, riconoscibile per la sua forma tondeggiante.

Fonte: bagnodiromagnaturismo.it

Piadina e cassoni? No, tortelli alla lastra

Chiudiamo con una doverosa nota culinaria, in quanto in Romagna la piadina è sacra, ma esiste anche un discreto campanilismo sulle sue possibili declinazioni – sottile, spessa, sfogliata – nonché sulla nomenclatura – cassoni, crescioni, cascioni e così via. Non che nelle valli del Rabbi, Bidente e Savio non si trovi la piadina, ma qui al primo posto c’è lui, il tortello alla lastra: a prima vista ricorda un cassone, ma è quadrato, e poi l’impasto, più spesso, viene cotto direttamente su una lastra di pietra o ghisa arroventata – da cui il nome – invece che su testo. Il ripieno più classico è a base di patate, zucca, erbe o castagne, ma esistono molte varianti. La consistenza finale è un po’ più rustica rispetto alla piadina: esterno leggermente croccante e interno morbido e compatto. Aprite di nuovo l’agenda: sagra del tortello alla lastra di Premilcuore 14 e 15 agosto, Santa Sofia fine settembre, Bagno di Romagna ottobre, Galeata ultima domenica di novembre.

Fonte: bagnodiromagnaturismo.it

Articolo Modificato Il:29 Maggio 2026


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 Giulia Foschi

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