Dirigenti, le posizioni apicali delle donne sono poche, sono in calo e non richiedono la laurea


Cresce nel tempo la presenza femminile tra i dirigenti, sia nell’insieme delle età sia tra gli under 40, ma le posizioni dirigenziali sono meno di una per ogni cento dipendenti, in Italia, e si vanno via via riducendo, in controtendenza rispetto alla media europea[1]. Il miglioramento delle prospettive di carriera delle giovani donne appare dunque incerto, sia perché non deriva da una reale crescita nel numero di posizioni manageriali ma soltanto da un calo meno marcato rispetto a quello della componente maschile, sia perché i dirigenti più giovani presentano percentuali di laureati inferiori rispetto a quelli dei loro colleghi più anziani, anche in questo caso in controtendenza rispetto alla media europea.

Giovani donne in parità numerica tra i dirigenti

Negli ultimi vent’anni la presenza femminile tra i dirigenti è aumentata in misura più consistente rispetto all’occupazione dipendente (Figura 1) [2], passando da 23% a 34%; un incremento di 11 punti percentuali contro 2 soli punti percentuali per l’insieme degli occupati dipendenti (da 43% a 45%).

Tasso di femminilizzazione degli occupati dipendenti (OD) e dei dirigenti (Dir.) dal 2005 al 2025 in Italia

Elaborazioni su dati Eurostat

Tra i dirigenti più giovani (under 40) la presenza femminile è aumentata in misura anche maggiore (14 punti percentuali), passando dal 33% al 47% (Figura 2). Le donne raggiungono dunque attualmente la parità numerica tra i giovani dirigenti, superando nettamente la quota femminile tra i dirigenti di ogni età (34%) e superando persino la quota femminile nell’occupazione dipendente under 40 (43%).

Tasso di femminilizzazione degli occupati dipendenti (OD) e dei dirigenti (Dir.) in età 15-39 anni dal 2005 al 2025 in Italia

Elaborazioni su dati Eurostat

L’andamento del tasso di femminilizzazione dei dirigenti mostra dunque un miglioramento delle prospettive di carriera delle giovani donne, ma i dati in valore assoluto sono di più difficile lettura e nel complesso meno rassicuranti. Le posizioni dirigenziali si riducono infatti in modo consistente, soprattutto per i più giovani, e in controtendenza rispetto alla media europea.

Netto calo nel numero di giovani dirigenti

Il numero di dirigenti under 40 si è quasi dimezzato nel corso degli ultimi vent’anni, passando dai 95 mila nel 2005 ai 48 mila attuali, e questo calo vale sia per la componente maschile, che passa da 63 mila a 25 mila, sia, in minor misura, per la componente femminile, che passa da 31 mila giovani dirigenti nel 2005 alle 22 mila attuali (Figura 3).

Dirigenti in età 15-39 anni per sesso dal 2005 al 2025 in Italia. Valori assoluti in migliaia

Elaborazioni su dati Eurostat

I dirigenti calano in valore assoluto anche per l’insieme delle età, passando da 363 mila nel 2005 a 320 mila nel 2025 (Figura 4). In particolare, la componente maschile cala da 278 mila a 212 mila, mentre la componente femminile aumenta da 84 mila a 108 mila; troppo poco per compensare il calo del genere maschile.

Dirigenti in età di 15 anni e più per sesso dal 2005 al 2025 in Italia. Valori assoluti in migliaia

Elaborazioni su dati Eurostat

L’occupazione dipendente aumenta ma i dirigenti diminuiscono

L’andamento decrescente del numero di dirigenti osservato nel trascorso ventennio si contrappone alla contemporanea crescita degli occupati dipendenti, che aumentano da 16,4 milioni a 18,9 milioni, e di conseguenza si va via via riducendo nel tempo la percentuale di dirigenti sul totale dei dipendenti (da 2,2% a 1,7%), come se il sistema produttivo avesse sempre meno bisogno di persone che svolgono ruoli dirigenziali (Figura 5).

Percentuale di dirigenti sul totale degli occupati dipendenti per classe d’età dal 2005 al 2025 in Italia

Elaborazioni su dati Eurostat

Per la componente under 40, in particolare, dove si registra un calo anche per l’occupazione dipendente (da 8,4 milioni a 6,5 milioni), la riduzione delle posizioni apicali è ancora più evidente (da 95 mila a 48 mila), e di conseguenza anche in questa classe d’età la percentuale di dirigenti scende da 1,1% a 0,7%.

In Europa, invece, le posizioni dirigenziali crescono al crescere dei dipendenti

Le posizioni dirigenziali in Italia sono attualmente la metà di quelle disponibili in media europea, e soprattutto diminuiscono nel tempo, mentre in Europa aumentano per l’insieme delle età, e restano quanto meno invariate per i giovani. In particolare, le posizioni dirigenziali ricoperte da giovani sono attualmente per entrambi i generi più del triplo rispetto all’Italia.

In Europa dunque la quota dei dirigenti aumenta nel tempo, come se un numero crescente di ruoli apicali fosse necessario per gestire la complessità crescente del sistema produttivo; in Italia invece accade il contrario, e il divario con l’Europa aumenta.

Tra i dirigenti le laureate superano di gran lunga i laureati

La disaggregazione dei dati per titolo di studio (Figura 6) mette in evidenza il fatto che le laureate crescono più dei laureati, sia nell’occupazione dipendente sia tra i dirigenti, e questo andamento potrebbe far pensare ad un ruolo importante del titolo di studio nell’incrementare la presenza femminile ai livelli dirigenziali. Nel tempo, infatti, la percentuale dei laureati è cresciuta più per la componente femminile che per quella maschile, sia per gli occupati dipendenti in generale, sia soprattutto per le posizioni apicali, dove sono attualmente laureate il 75% delle dirigenti contro il 58% dei loro colleghi.

Percentuale di laureati sul totale degli occupati dipendenti e dei dirigenti per sesso, dal 2005 al 2025, in Italia

Elaborazioni su dati Eurostat

L’efficacia del titolo di studio come leva per l’accesso alle posizioni apicali è però messa in dubbio osservando i dati per la classe d’età 25-34 anni[3].

Dirigenti giovani meno laureati dei dirigenti più anziani

La quota di laureati tra i dirigenti si abbassa di quasi 10 punti percentuali passando dalla classe 55-74 anni alla classe 25-34 anni (rispettivamente da 64% a 55%), mentre per l’insieme dei dipendenti la quota di laureati tra i giovani sale, rispetto alla classe più anziana, da 20% a 33% (Figura 7).

Percentuale di laureati sul totale degli occupati dipendenti e dei dirigenti per sesso e classe d’età. Italia 2025

Elaborazioni su dati Eurostat

Per la componente maschile, in particolare, la quota di laureati tra i dirigenti in età 55-74 anni è pari al 60%, ma scende al 41% tra i giovani. Il calo vale anche per la componente femminile, ma il divario è più contenuto (da 75% a 69%). Questi risultati sembrano controintuitivi, al primo sguardo: perché mai la laurea non aiuta l’abbinamento alle posizioni apicali dei giovani che aspirano alla dirigenza? Pur tenendo debito conto del fatto che i dati sui dirigenti nella classe di età 25-34 anni sono davvero pochi (non raggiungono i 48 mila nella classe 15-39 anni), è sorprendente che questi pochi giovani dirigenti risultino meno laureati dei vecchi. Se i laureati aumentano anno dopo anno, perché sono i dirigenti più anziani ad essere più titolati dei neo-assunti? Se la percentuale di laureati aumenta tra i giovani occupati dipendenti perché non aumenta anche tra i giovani dirigenti?

In Europa, invece, la quota di laureati aumenta tra i giovani dirigenti

Ponendo a confronto i dati relativi al nostro Paese con la media europea si evidenzia la peculiarità del dato italiano: in Europa, infatti, la quota di laureati tra i dirigenti è maggiore per i più giovani (71% contro 67%), e non minore come in Italia (Figura 8).

Questo vale sia per il genere maschile, dove la quota di laureati non cambia con l’età (67% tra i giovani e 66% tra gli anziani) sia per il genere femminile, dove la quota di laureate cresce, tra le dirigenti più giovani, da 70% a 75%. Di conseguenza, si accentua la distanza del nostro Paese dalla media europea (è di soli 3 punti percentuali tra gli anziani, ma sale a 16 punti nella classe 25-34 anni). Per la componente maschile, in particolare, questa distanza appare difficilmente colmabile nel breve periodo: i giovani dirigenti italiani hanno ben 26 punti di distacco dalla media europea, contro i 6 punti della classe più anziana.

Percentuale di laureati sul totale dei dirigenti per sesso e classe d’età in Italia e in media europea. 2025

Elaborazioni su dati Eurostat

In Italia il 60% dei giovani dirigenti (di genere maschile) è senza laurea

La Figura 9 evidenzia la peculiarità del caso italiano nel contesto europeo; i giovani dirigenti (di genere maschile) sono laureati solo nel 41% dei casi, contro il 67% della media europea, il 77% della Francia e l’87% della Spagna. Questo significa che in Italia quasi il 60% dei giovani dirigenti è senza laurea, mentre tra i dirigenti anziani almeno il 60% è laureato.

Percentuale di laureati sul totale dei giovani dirigenti (maschi, 25-34 anni) nei Paesi europei al 2025

Elaborazioni su dati Eurostat

È un bene che ci siano dei giovani che arrivano ad essere inquadrati come dirigenti anche senza essere laureati: accade, ad esempio, nel settore dei Servizi di alloggio e ristorazione, dove sono laureati solo il 10% dei giovani dipendenti. Accade anche nel settore del Commercio all’ingrosso e al dettaglio, dove la quota di laureati tra i giovani dipendenti non supera il 17%.

Non è un bene, per contro, che non ci siano posizioni apicali per giovani se non nei settori in cui la laurea non è necessaria. Se in Spagna i giovani dirigenti sono laureati nell’87% dei casi perché in Italia si fermano a 41%? Cosa è cambiato nella nostra struttura produttiva per ridurre di quasi 20 punti percentuali la quota di laureati tra i dirigenti giovani rispetto ai meno giovani?

Alla luce di questi dati il miglioramento delle prospettive di carriera delle giovani donne, suggerito dall’aumento della presenza femminile tra i dirigenti, appare meno solido di quanto potrebbe sembrare. Tale crescita, infatti, non deriva da un aumento del numero delle dirigenti, bensì da una contrazione meno marcata rispetto a quella della componente maschile. Inoltre, questo andamento si accompagna ad una consistente riduzione della quota di laureati, indebolendo il ruolo dell’istruzione terziaria come vantaggio competitivo delle giovani donne.

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[1] La fonte dei dati è Eurostat – Dipendenti per professione (Employees by occupation). L’aggregato comprende le persone che svolgono funzioni direttive o manageriali con un contratto di lavoro subordinato.

[2] Il tasso di femminilizzazione indica la quota percentuale di donne sul totale di uomini più donne.

[3] I dati sui giovani dirigenti per sesso e titolo di studio sono disponibili solo per la classe di età 25-34 anni e non per la classe under 40.

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 Luisa Rosti

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