L’interesse verso l’utilizzo di nutraceutici naturali nell’alimentazione dei ruminanti continua a crescere. In un contesto in cui sostenibilità, benessere animale e qualità nutrizionale delle produzioni rappresentano obiettivi prioritari, le piante aromatiche e officinali stanno attirando sempre più attenzione da parte della ricerca scientifica.
Tra queste, il finocchio (Foeniculum vulgare Mill.) si distingue per le sue proprietà digestive, antiossidanti e galattogoghe, note da tempo nella medicina tradizionale umana. Ma quali effetti può avere nelle produzioni zootecniche? Una recente ricerca pubblicata sulla rivista internazionale Frontiers in Animal Science ha valutato l’impiego della polvere di semi di finocchio nella dieta di capre da latte, analizzandone gli effetti sulle performance produttive, sul profilo acidico del latte e sull’espressione genica.
Un approccio naturale alla nutrizione caprina
Negli ultimi anni la nutrizione animale si sta orientando verso strategie sempre più mirate e sostenibili. L’utilizzo di additivi naturali rappresenta una delle principali alternative agli approcci convenzionali, grazie alla possibilità di modulare il metabolismo animale attraverso composti bioattivi di origine vegetale.
Il finocchio contiene numerose molecole funzionali, tra cui composti fenolici e oli essenziali come trans-anetolo, estragolo, limonene e fenchone. In particolare, il trans-anetolo è associato all’effetto galattogogo della pianta, poiché può influenzare i meccanismi endocrini legati alla prolattina, ormone coinvolto nella secrezione lattea.
In medicina veterinaria, tuttavia, le evidenze scientifiche restano ancora limitate, soprattutto nei piccoli ruminanti. Per questo motivo il gruppo di ricerca delle Università di Napoli Federico II ed Università degli Studi di Bari Aldo Moro ha voluto approfondire il potenziale dei semi di finocchio nell’alimentazione delle capre da latte.
Lo studio: capre da latte alimentate con semi di finocchio
La prova sperimentale è stata condotta su 20 capre omogenee per peso corporeo, giorni di lattazione, produzione giornaliera di latte e numero di parti.
Gli animali sono stati suddivisi in due gruppi:
- gruppo controllo (CON), alimentato con fieno di medica e mais;
- gruppo trattato (FEN), alimentato con la stessa razione, ma integrata con 15 g/capo/giorno di polvere di semi di finocchio.
L’obiettivo è stato valutare eventuali differenze nella produzione di latte, nella composizione chimica, nel profilo degli acidi grassi e nell’attivazione di geni coinvolti nel metabolismo lipidico, nella produzione di latte e nei sistemi antiossidanti.
Produzione di latte stabile, ma cambiano alcuni acidi grassi
I risultati ottenuti mostrano che l’integrazione con semi di finocchio non ha modificato significativamente la quantità di latte prodotta né i principali parametri qualitativi del latte. Tuttavia, l’analisi dettagliata del profilo acidico ha evidenziato variazioni interessanti nella composizione degli acidi grassi. Questo aspetto è particolarmente rilevante perché la qualità lipidica del latte rappresenta oggi uno dei principali indicatori nutrizionali richiesti dal mercato.
La modulazione del profilo degli acidi grassi attraverso l’alimentazione potrebbe infatti contribuire a migliorare il valore nutraceutico dei prodotti lattiero-caseari, soprattutto nelle produzioni caprine di qualità.
Nessuna variazione nell’espressione genica
Lo studio ha inoltre approfondito gli effetti molecolari dell’integrazione alimentare, analizzando l’espressione di geni candidati associati:
- alla produzione di latte;
- al metabolismo lipidico;
- ai sistemi antiossidanti.
Anche in questo caso non sono emerse differenze significative tra il gruppo controllo e quello trattato.
Secondo gli autori, il risultato potrebbe essere legato al dosaggio utilizzato o alla durata della prova sperimentale. La ricerca in questo settore è infatti ancora agli inizi e saranno necessari ulteriori studi per definire le quantità ottimali e comprendere meglio i meccanismi biologici coinvolti.
Nutraceutici e sostenibilità: una prospettiva sempre più concreta
L’utilizzo di piante officinali e composti naturali nella nutrizione dei ruminanti si inserisce in un quadro più ampio di zootecnia sostenibile.
L’interesse verso questi approcci nasce dalla necessità di:
- ridurre l’impiego di additivi sintetici;
- migliorare l’efficienza alimentare;
- valorizzare la qualità delle produzioni;
- promuovere il benessere animale;
- aumentare la sostenibilità ambientale degli allevamenti.
Nel caso specifico del finocchio, le proprietà antiossidanti e digestive potrebbero contribuire a migliorare la funzionalità ruminale e lo stato metabolico degli animali, con possibili ricadute positive anche sulla qualità del latte. Sebbene i risultati produttivi dello studio non abbiano evidenziato incrementi significativi nella produzione di latte, le significative modifiche osservate nel profilo degli acidi grassi suggeriscono che il finocchio possa rappresentare un ingrediente funzionale interessante nelle produzioni caprine.
Verso una zootecnia sempre più “funzionale”
La ricerca sui nutraceutici naturali applicati ai ruminanti sta aprendo nuove prospettive per la produzione di alimenti ad alto valore aggiunto. Il latte e i derivati ottenuti da animali alimentati con strategie nutrizionali innovative potrebbero infatti rispondere sempre meglio alle richieste dei consumatori, sempre più attenti alla naturalità, alla sostenibilità e alle caratteristiche salutistiche degli alimenti.
In questo scenario, i piccoli ruminanti rappresentano un modello particolarmente interessante, soprattutto nelle aree mediterranee dove le produzioni lattiero-casearie caprine rivestono un ruolo economico e territoriale strategico.
La sfida futura sarà quella di integrare le conoscenze nutrizionali, metaboliche e genomiche per sviluppare sistemi alimentari capaci di migliorare contemporaneamente efficienza produttiva, salute animale e qualità delle produzioni.
La presente nota divulgativa è una sintesi dello studio: “Fennel seed powder supplementation in dairy goat diet: effects on milk productive traits, fatty acid profile and gene expression”. Piera Iommelli, Vincenzo Tufarelli, Edmondo Ceci, Giancarlo Bozzo, Fiorella Sarubbi, Maria Ferrara, Federico Infascelli, Raffaella Tudisco. Frontiers in Animal Science, 2025, 6:1635528. https://doi.org/10.3389/fanim.2025.1635528
Autori:
Piera Iommelli, Ricercatrice in Nutrizione e Alimentazione Animale, Università degli Studi di Roma “Tor Vergata”, Roma, Italia
Vincenzo Tufarelli, Professore Associato in Nutrizione e Alimentazione Animale, Università degli Studi di Bari Aldo Moro, Bari, Italia
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Redazione Ruminantia
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