VARESE – Al “Campo largo” preferisce un «grande progetto civico lombardo che sappia aggregare il terzo polo, ma anche i Cinque stelle, che nelle ultime due elezioni hanno partecipato con propri candidati». Poi si dice sorpreso dell’uscita dell’ex governatore Roberto Formigoni che ha detto di essere disponibile a una candidatura: «Sorpreso perché alcuni errori, soprattutto in campo sanitario che ancora paghiamo sono imputabili ai suoi governi». E infine non parla di Lombardia, ma «di tante Lombardie che oggi più che mai sono state abbandonate dal centrodestra e necessitano di essere “cucite”, aggregate perché la nostra regione è stata forte solo quando produceva ricchezza dalle Alpi alla grande pianura».
Emilio Del Bono, ex sindaco di Brescia, già deputato e attualmente consigliere regionale e vicepresidente del Consiglio Regionale è tra i papabili per la candidatura a presidente della Regione Lombardia. E in quella direzione sta costruendo un progetto e un programma prendendo anche spunto dagli incontri sul territorio. Oggi – lunedì 8 giugno – è stato a Varese.
Del Bono, prima di arrivare alla festa del PD della Schiranna ha avuto modo di girare e incontrare realtà del Varesotto. Cosa si porta via in termini di stimoli e suggerimenti?
«Io sono legato alla città per ragioni di amicizia politica con Samuele Astuti (che lo ha accompagnato nella giornata in provincia oggi, lunedì 8 giugno) e Davide Galimberti. Varese è una terra simile alla mia Brescia, terra di imprenditori, dove la manifattura ha un peso significativo. È una terra pedemontana. Insomma mi sento a mio agio. E come tale trovo simili i linguaggi e le stesse preoccupazioni. Anche le stesse fratture sociali. Anche qui a Varese, soprattutto in alcune zone, il rischio è quello che accade in Lombardia: spopolamento delle aree montane, con il sud della provincia che è sempre più attrattivo. E questo crea uno squilibrio».
Lei sostiene che un conto è la Lombardia come definizione geografica e un altro sono le diverse Lombardie che negli ultimi anni si sono create. Cosa intende?
«La Lombardia è un’espressione geografica, ma poi ci sono tante Lombardie. C’è la parte alpina spopolata e impaurita dal cambiamento. Territori che si svuotano di gente di imprese e di economia. Poi c’è la Bassa Lombardia, quella agricola come il pavese, il lodigiano. Territori che stanno subendo lo stesso processo di spopolamento. Ecco queste aree della stessa regione meritano un’attenzione diversa da quella che sta garantendo l’attuale governo regionale».
Facile a dirsi. Intanto però Milano fagocita territori e diventa sempre più centro di gravità a discapito delle periferie. Insomma il problema è il capoluogo?
«Sostenere che il problema di tutto è Milano vorrebbe dire non affrontare i veri problemi che ha la nostra regione. Insomma, se Milano diventa attrattiva non è una criticità. Il problema è che il resto della Lombardia viene abbandonato. Do due dati. Il pil procapite nella città metropolitana è 55 mila euro; nel Varesotto siamo a 29 mila euro, a Sondrio siamo 25 mila, a Pavia 25 mila euro. La ricchezza si sta spostando nell’asse pedemontano e le aziende si delocalizzano lì, le infrastrutture vengono realizzate lì, mentre il resto della regione va in sofferenza».
Scusi Del Bono, ci sta dicendo che la Lombardia non è più la Regione trainante dell’Italia?
«Sto dicendo che la Lombardia è stata forte quando era omogenea, quando era capace di produrre ricchezza dalle Alpi alla pianura. Oggi la Lombardia cresce quanto cresce l’Italia, cioè poco. E in questo la provincia di Varese non fa eccezione e si deve misurare anche con i problemi a cui accennavo sopra».
Quali le cause di questo fenomeno che lei evidenzia?
«Il regionalismo aveva “visto” le Regioni come l’unica istituzione capace di avere una macro visione complessiva delle aree. Negli anni, soprattutto negli ultimi anni, la Regione Lombardia governata dal centrodestra ha lasciato che il mercato andasse sui suoi binari; non ha governato il cambiamento, non ha investito nelle infrastrutture. O meglio ha realizzato infrastrutture solo in alcune zone, dimenticando di “modernizzare” le aree che oggi soffrono. Basti pensare che ci sono aree in Lombardia in cui la rete ferroviaria è ancora su monorotaia».
Del Bono, è di oggi la notizia che Roberto Formigoni sarebbe disponibile a candidarsi. Sorpreso?
«Più che sorpreso mi fa impressione. Alcuni errori fatti, in particolare sulla Sanità, derivano dalle scelte fatte da lui. Oggi la nostra regione non ha più la medicina di base e tutte le risorse e anche tutti i pazienti finiscono nel sistema ospedaliero. Sono stupito, ma credo che noi dobbiamo reagire, creare un programma e un’alternativa di governo ed essere un’alternativa credibile».
Prima di lei il centrosinistra ha provato a spodestare il centrodestra con candidati di grande profilo. Ci ha provato anche il sindaco di Bergamo Gori, ad esempio. Eppure, nessuno è riuscito a scalfire lo strapotere di governo. Non è preoccupato?
«Un po’ sì. Però stiamo lavorando per costruire una coalizione compatta e unita come non è mai stata, soprattutto nelle ultime due elezioni».
Insomma, spazio al “Campo largo”?
«È un termine che non mi piace. Io sto lavorando per costruire un progetto, anzi un grande progetto civico lombardo. Noi dobbiamo spiegare ai lombardi che si vota per il governo della Lombardia come quando si vota per il proprio Comune, dove contano le persone e i programmi. Metteremo in piedi una forte lista civica amministrativa».
E tutto questo basterà?
«Oggi io vedo stanchezza nell’altra metà del campo. Una stanchezza che in alcuni casi è sempre più evidente. E poi qualche frizione sicuramente si innescherà. Ad esempio, il Patto del Nord e i bossiani che non stanno più con la Lega, cosa faranno?».
Però il centrodestra potrebbe contare sulla spinta di Vannacci?
«Averlo in coalizione significherebbe spostare l’asse politico ancora più a destra. Ma soprattutto sarebbe una contraddizione visto che la Lombardia è la regione europeista per eccellenza. Mi sembra che Vannacci sia contro l’Europa».
Un’ultima domanda: le ultime amministrative qui in provincia di Varese non sono andate bene per il centrosinistra. Proprio oggi anche Somma Lombardo è andata al centrodestra. Segnali che la preoccupano?
«Non possiamo dare un giudizio perché questo giro non aveva valore politico. E poi alle amministrative contano i volti e le persone. Il tema non è chi ha vinto o perso, ma tutti quelli che non sono andati a votare e noi dobbiamo portare il 5% in più di astenuti al voto».
del bono varese PD – MALPENSA24
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Andrea Della Bella
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