L’Ecoistituto di Reggio Emilia e Genova – Centro di Diritto Ambientale segnala una mattinata da pre-allerta “Mal-aria”: alle 10 via Bari ha raggiunto 79 microgrammi per metro cubo di biossido di azoto, il valore orario più alto rilevato in Liguria. Intanto il viceministro Edoardo Rixi chiede all’Unione europea una transizione ecologica più flessibile, senza nuovi vincoli per industria e logistica

Genova si è svegliata con una mattinata difficile sul fronte della qualità dell’aria. Secondo i dati richiamati dall’Ecoistituto di Reggio Emilia e Genova – Centro di Diritto Ambientale, oggi, lunedì 8 giugno, via Bari ha fatto registrare già nella fascia oraria tra le 8 e le 9 una concentrazione media di biossido di azoto pari a 59 microgrammi per metro cubo. Un valore che ha fatto parlare gli ambientalisti di giornata da pre-allerta “Mal-aria”, con un peggioramento ulteriore nell’aggiornamento successivo.

Alle 10, infatti, la centralina di via Bari è arrivata a 79 microgrammi per metro cubo di biossido di azoto, diventando, secondo quanto segnalato dall’Ecoistituto, il sito dell’Agenzia regionale per la protezione dell’ambiente ligure con la concentrazione oraria più alta di tutta la Liguria. Nello stesso aggiornamento, al secondo posto regionale viene indicata l’area di corso Firenze, con 62 microgrammi per metro cubo, mentre viene citato anche il belvedere don Ga (corso Firenze), anch’esso indicato come sottovento rispetto alle emissioni portuali.

Il contesto indicato dagli ambientalisti è quello di una giornata in cui in porto è presente la Msc Grandiosa, ormeggiata fino alle 18. Secondo la lettura dell’Ecoistituto, la nave si trova sopra vento rispetto a via Bari e i suoi fumaioli, alimentati dai generatori di corrente, sono uno degli elementi da osservare nell’andamento delle concentrazioni rilevate. La nota segnala anche che la centralina di via Buozzi continua a non trasmettere misurazioni, un’assenza ritenuta significativa proprio in una zona sensibile per traffico, porto ed emissioni.
Il dato non arriva in una giornata qualsiasi. Proprio questa mattina, dal Consiglio dell’Unione europea dei Trasporti in corso a Lussemburgo, il viceministro alle Infrastrutture e ai Trasporti Edoardo Rixi è intervenuto sul tema della decarbonizzazione, sostenendo la necessità di rivedere politiche costruite in un contesto economico e geopolitico diverso da quello attuale. La posizione espressa è quella di una transizione ecologica da portare avanti con pragmatismo, neutralità tecnologica e apertura ai carburanti alternativi, evitando però misure ritenute penalizzanti per industria, lavoro e competitività.
«L’Italia ha ribadito al Consiglio dell’Unione europea dei Trasporti la necessità di rivedere politiche di decarbonizzazione concepite in un contesto economico e geopolitico profondamente diverso da quello attuale», ha dichiarato Rixi. Per il viceministro, la transizione deve procedere senza approcci che definisce ideologici e senza mettere a rischio il sistema produttivo e logistico europeo.
Nel suo intervento, il viceministro ha collegato il tema ambientale alla resilienza delle catene di approvvigionamento e alla competitività dei porti e dei trasporti. Ha sostenuto la necessità di rafforzare il sistema logistico europeo rendendolo più flessibile davanti a uno scenario internazionale instabile, nel quale le scelte dell’Unione europea non possono ignorare ciò che accade fuori dai propri confini e gli effetti sui costi per imprese e cittadini.
Il viceministro ha indicato tra le priorità lo sviluppo dei carburanti sostenibili per l’aviazione, dei biocarburanti, del diesel biologico e il potenziamento delle Autostrade del Mare. Allo stesso tempo ha chiesto di superare il sistema europeo di scambio delle quote di emissione applicato al trasporto marittimo, sostenendo che rischia di spostare traffici e investimenti verso porti extraeuropei e quindi di indebolire il sistema logistico continentale.
Anche sulle flotte aziendali, Edoardo Rixi ha detto di condividere gli obiettivi ambientali, ma di essere contrario all’introduzione di quote obbligatorie di veicoli elettrici. La linea indicata è quella di incentivi e flessibilità, non di nuovi vincoli uguali per tutti, perché secondo il viceministro non terrebbero conto delle differenze tra i mercati nazionali e delle criticità infrastrutturali ancora presenti.
La concomitanza tra i dati genovesi sul biossido di azoto e il dibattito europeo sulla decarbonizzazione dei trasporti mette in evidenza una tensione sempre più evidente: da una parte le esigenze (economiche) industriali, portuali e logistiche, dall’altra l’impatto locale delle emissioni sulla qualità dell’aria nei quartieri più esposti e la battaglia per il diritto della salute. Via Bari, corso Firenze e le aree sottovento al porto diventano così il punto concreto in cui la discussione sulle politiche europee incrocia la vita quotidiana dei cittadini.
Per gli ambientalisti, i dati della mattinata confermano la necessità di monitoraggi continui e di politiche più incisive sulle emissioni portuali e urbane. Per il governo, almeno nella posizione espressa da Edoardo Rixi, la transizione deve invece evitare scelte rigide che possano indebolire la competitività del sistema logistico. In mezzo resta Genova, città di porto e di traffico, dove il tema della qualità dell’aria continua a misurarsi ora per ora sulle centraline e sulle condizioni reali dei quartieri.
In copertina: le navi in porto questa mattina e le tabelle giornaliere di Arpal per la centralina di via Bari che riguardano biossido di azoto e polveri sottili
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