La giovinezza fragile e luminosa della Bohème torna sul palcoscenico del Teatro Carlo Felice di Genova come chiusura della Stagione d’Opera e Balletto 2025-2026. Da martedì 16 a domenica 21 giugno, il capolavoro di Giacomo Puccini sarà proposto nell’allestimento della Fondazione Teatro Carlo Felice firmato dal regista Augusto Fornari, con scene e costumi di Francesco Musante, luci di Luciano Novelli e direzione musicale di Donato Renzetti.
Le recite sono in programma martedì 16 giugno alle 20, mercoledì 17 alle 20, giovedì 18 alle 17, venerdì 19 alle 20, sabato 20 alle 15 e domenica 21 alle 15. Da 45 minuti prima dell’inizio di ogni rappresentazione, gli spettatori potranno seguire in Sala Paganini una introduzione all’ascolto di circa 30 minuti.
La Parigi dei giovani artisti
“La bohème” è uno dei titoli più amati dell’intero repertorio lirico. Rappresentata per la prima volta al Teatro Regio di Torino il 1° febbraio 1896, su libretto di Giuseppe Giacosa e Luigi Illica tratto da “Scènes de la vie de bohème” di Henri Murger, l’opera racconta la vita di un gruppo di giovani artisti poveri, pieni di talento, ironia, fame, speranze e desiderio di futuro.
Rodolfo, Marcello, Schaunard e Colline vivono in una soffitta parigina dove la miseria quotidiana convive con la leggerezza dell’amicizia. Mimì entra in quel mondo quasi per caso, con una candela spenta e una chiave smarrita, e porta con sé la tenerezza fragile di un amore destinato a scontrarsi con la malattia e con la fine. Musetta, più estroversa e teatrale, appartiene alla stessa geografia emotiva: quella di una gioventù che brucia in fretta e lascia dietro di sé una memoria indelebile.
Puccini costruisce l’opera in quattro quadri, alternando intimità e vita collettiva, interno ed esterno, illusione e disincanto. La stanza fredda, il Quartiere Latino, il Café Momus, la barriera d’Enfer e il ritorno finale nella soffitta diventano luoghi dell’anima prima ancora che ambienti teatrali.
Un allestimento nato a Genova
Lo spettacolo che torna in scena appartiene ormai alla tradizione recente del Carlo Felice. La regia di Augusto Fornari guarda alla Bohème come a un racconto di gioventù e di memoria, evitando ogni freddezza museale. Le scene e i costumi di Francesco Musante costruiscono una Parigi evocata più che descritta, fatta di segni, colori e dettagli poetici.
Il mondo dei bohémien diventa così uno spazio sospeso tra sogno e precarietà, ironia e fame, amicizia e perdita. La regia accompagna la partitura senza sovraccaricarla, lasciando che siano la musica e i personaggi a guidare il racconto.
L’Accademia al centro della scena
Elemento decisivo di questa ripresa è la presenza, nei ruoli principali, dei giovani cantanti dell’Accademia di alto perfezionamento e inserimento professionale della Fondazione Teatro Carlo Felice di Genova. L’Accademia, diretta artisticamente da Francesco Meli, con il coordinamento di Serena Gamberoni e la direzione musicale di Davide Cavalli, ha avuto proprio “La bohème” come progetto principale dell’edizione 2026.
Il percorso ha accompagnato la costruzione musicale, vocale, scenica e teatrale dei personaggi pucciniani, trasformando lo studio dell’opera in una vera esperienza di palcoscenico. Nei ruoli principali si alterneranno Junpyo Kwon e Xianmu Wang come Rodolfo, Davide Chiodo e Jeongwoo Lee come Marcello, Andrea Ariano e Shang Ju come Schaunard, Vittorio De Campo e Yiwen Wang come Colline, Yujing Chen e Caterina Trevisan come Mimì, Sara Di Fusco e Virginia Genovese come Musetta.
Completano il cast Andrea Porta nei ruoli di Benoît e Alcindoro, Giuliano Petouchoff come Parpignol, Antonio Mannarino e Matteo Michi come venditore ambulante, Filippo Balestra e Franco Rios Castro come sergente dei doganieri, Roberto Conti e Bernardo Pellegrini come doganiere.
Galli: “Un segnale sul ruolo della formazione”
“Chiudere la stagione con La bohème interpretata dai giovani artisti dell’Accademia significa dare un segnale molto chiaro sul ruolo che il Teatro Carlo Felice intende riconoscere alla formazione come parte viva della propria identità artistica”, dichiara il sovrintendente Michele Galli.
“Questi ragazzi hanno lavorato per mesi con Francesco Meli, Serena Gamberoni, Davide Cavalli e con tutti i docenti coinvolti nel percorso, e oggi arrivano sul palcoscenico principale del Teatro con un titolo che parla proprio di giovinezza, amicizia, fragilità, desiderio di futuro”.
Per Galli, la scelta è coerente con il percorso avviato dalla Fondazione: “Aprire il Teatro ai giovani ma anche chiedere ai giovani di portare il Teatro fuori da sé. Alcuni allievi dell’Accademia, infatti, sono già stati protagonisti di attività in altri luoghi della città, come l’incontro musicale alla Casa circondariale di Marassi, dove hanno proposto estratti dalla Bohème, ricordando che il teatro d’opera può diventare occasione ascolto e condivisione anche nei contesti più diversi”.
Fondata nel 2021, l’Accademia del Carlo Felice è nata come ponte tra formazione e sistema produttivo teatrale. Offre a giovani cantanti e pianisti accompagnatori un’esperienza all’interno di una Fondazione lirico-sinfonica, unendo tecnica vocale, interpretazione, arte scenica, analisi musicale, consapevolezza corporea e pratica quotidiana del palcoscenico.
Renzetti sul podio
La direzione musicale sarà affidata a Donato Renzetti, interprete di lunga esperienza del repertorio italiano. Alla guida dell’Orchestra, del Coro e del Coro di voci bianche del Teatro Carlo Felice, Renzetti affronterà una partitura che richiede equilibrio tra respiro teatrale, attenzione al canto e precisione nei rapporti tra buca e scena.
In Puccini il colore orchestrale non accompagna semplicemente la vicenda, ma ne diventa parte essenziale. Nel primo quadro la soffitta vive di scambi rapidi e improvvise aperture liriche. L’incontro tra Rodolfo e Mimì, con “Che gelida manina” e “Sì, mi chiamano Mimì”, sospende il tempo. Il secondo quadro trasforma il Quartiere Latino e il Café Momus in un grande affresco corale. Il terzo introduce il gelo della separazione e della malattia. Il quarto riporta tutto alla soffitta iniziale, ma la leggerezza è ormai soltanto memoria.
Una recita accessibile
La recita di sabato 20 giugno alle 15 sarà inserita nel progetto “Navigare insieme”, il percorso di accessibilità del Teatro Carlo Felice realizzato grazie a Fondazione Carige e rivolto a persone sorde, cieche e ipovedenti e a persone con disabilità cognitiva.
Per “La bohème” saranno attivati servizi già sperimentati, tra cui mappe tattili e contenuti audio sul sito operacarlofelice.it, audiodescrizione dello spettacolo tramite sistemi digitali in fase di test, traduzione in Lis, sottotitoli, schede dell’opera in linguaggio Easy to Read, cioè una forma di scrittura semplificata pensata per essere più facilmente comprensibile, percorsi multisensoriali prima dello spettacolo e possibilità di accesso anticipato al Teatro.
Un’ora prima della recita, le persone sorde, ipoudenti, cieche e ipovedenti potranno partecipare a un’attività condivisa di presentazione dell’opera e della produzione. Durante la rappresentazione, le interpreti Lis Jenny Costa e Titta Arpe si alterneranno nel racconto dal vivo dell’opera per il pubblico con disabilità uditive.

Le introduzioni all’ascolto
Il Teatro Carlo Felice affiancherà alle recite anche il consueto percorso di divulgazione. Le introduzioni all’ascolto si terranno in Sala Paganini da 45 minuti prima dell’inizio di ogni recita e saranno curate dagli allievi del Conservatorio “Niccolò Paganini” con il coordinamento di Federico Pupo, direttore artistico del Carlo Felice.
“La bohème” arriverà così a chiudere la stagione genovese non soltanto come uno dei titoli più popolari di Puccini, ma come un banco di prova per una nuova generazione di interpreti. Un’opera sulla giovinezza affidata ai giovani: la scelta più naturale, e forse anche la più impegnativa.

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