I data center stanno vivendo una metamorfosi radicale, trasformandosi da semplici strutture informatiche di retroguardia a piattaforme strategiche imprescindibili per il cloud, la connettività e l’intero ecosistema dei servizi basati sui dati. Questa evoluzione, accelerata in modo dirompente dai carichi di lavoro ad altissima densità legati alle unità di elaborazione grafica per l’intelligenza artificiale, comporterà un impatto energetico senza precedenti. Secondo le analisi di Global Data, il consumo globale di energia elettrica da parte dei data center è destinato a triplicare entro il 2030. Tale dinamica si svilupperà seguendo un tasso di crescita annuale composto del 21,1% nel periodo compreso tra il 2024 e il 2030, ponendo sfide cruciali per le reti elettriche di tutto il mondo.
Data center, sorpasso della Cina sugli Stati Uniti
L’ultimo rapporto specialistico intitolato Powering Data Centers Market Report analizza nel dettaglio l’evoluzione dei consumi, della capacità e dei progetti in cantiere a livello globale. Fino al recente passato, gli Stati Uniti e la Cina hanno saldamente mantenuto il controllo del mercato, rappresentando rispettivamente il 38% e il 24 % dei consumi energetici globali registrati nel 2024. Questo primato era giustificato dall’enorme concentrazione di strutture iperscalabili e di colocation, oltre che da ecosistemi digitali particolarmente avanzati.
I rapporti di forza sono tuttavia destinati a mutare profondamente entro il 2030. Le proiezioni indicano infatti che la Cina supererà gli Stati Uniti in termini di consumi energetici, raggiungendo una quota del 30% che salirà ulteriormente a circa il 34% negli anni immediatamente successivi. Gli analisti sottolineano come la capacità installata globale si espanderà di quasi tre volte in soli sei anni, con Pechino nel ruolo di principale motore di questa crescita: la quota cinese della capacità complessiva balzerà dal 27% del 2024 al 35% del 2030.
Nello stesso arco di tempo, pur rimanendo il secondo mercato mondiale, gli Stati Uniti vedranno ridursi la propria quota dal 42% al 34%. Nonostante questa redistribuzione, i due colossi continueranno a detenere insieme circa il 69% del mercato complessivo, confermando una fortissima concentrazione geografica dell’infrastruttura digitale planetaria.
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Stabilità nel resto del mondo: la spinta dell’Asia-Pacifico
Al di fuori dei due attori principali, la capacità dei data center installata nel resto del mondo manterrà una quota costante, assestandosi intorno al 31% per tutto il periodo stimato. All’interno di questo scenario, la regione dell’Asia-Pacifico mostrerà un dinamismo superiore rispetto alle altre aree geografiche, trainata da una digitalizzazione a ritmi serrati, dall’adozione diffusa del cloud e da investimenti infrastrutturali continui. Paesi come l’India, la Russia, il Giappone, la Corea del Sud e l’Australia dispongono attualmente di una pipeline di progetti di dimensioni significative, che coprono l’intero ciclo di vita industriale, dalle fasi preliminari di pianificazione e ottenimento dei permessi fino alla costruzione e alla messa in funzione finale degli impianti.
I diversi segmenti di mercato risponderanno a esigenze specifiche e durature. Le grandi aziende iperscalabili rimarranno il motore primario dell’espansione, poiché l’addestramento dei modelli di intelligenza artificiale e le attività di calcolo richiedono incrementi massicci di capacità, che devono essere erogati con tempistiche industriali ed efficienza estrema. Parallelamente, i fornitori di colocation e di servizi gestiti cresceranno offrendo spazi e potenza pronti all’uso, ecosistemi di interconnessione densi e strutture commerciali flessibili per le imprese.
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Strategie di sviluppo a confronto tra Stati Uniti e Regno Unito
Le modalità di espansione infrastrutturale variano in modo netto a seconda dei contesti nazionali. Gli Stati Uniti si posizionano per dominare sia lo sviluppo dei data center iperscalabili sia quello delle strutture in colocation. I piani di sviluppo americani risultano fortemente orientati verso i giganti tecnologici, con una quota stimata pari al 78% di strutture iperscalabili e a oltre il 21% di colocation.
Il panorama del Regno Unito mostra invece un profilo antitetico: i progetti britannici tendono a favorire i modelli in colocation rispetto ai data center di proprietà dei singoli colossi tecnologici, con una ripartizione che vede il 61% di strutture in colocation contro circa il 40% di siti iperscalabili. Nel comparto dei grandi nodi globali, il mercato rimarrà saldamente ancorato alle attività dei tre principali fornitori di servizi cloud mondiali, affiancati dal ruolo preminente di Meta.
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L’impatto delle politiche governative e la ridefinizione delle reti elettriche
Le normative nazionali stanno trasformando radicalmente il mercato internazionale imponendo priorità legate alla localizzazione dei dati, alla sostenibilità ambientale e agli investimenti nelle infrastrutture. Le leggi sulla sovranità dei dati e gli incentivi mirati guidano le decisioni aziendali. Negli Stati Uniti un apposito ordine esecutivo punta ad accelerare le autorizzazioni federali per agevolare il supporto finanziario ai grandi impianti. La Cina ha risposto con una strategia nazionale volta a delocalizzare la costruzione dei nuovi centri nelle regioni occidentali, aree ricche di territorio e caratterizzate da un’abbondante disponibilità di fonti di energia rinnovabile. Anche il governo indiano ha strutturato un sistema di incentivi fiscali e supporti normativi per attrarre capitali e accelerare l’espansione interna.
Questa crescita impetuosa sta esercitando una pressione senza precedenti sul settore energetico globale. La vertiginosa ascesa dell’intelligenza artificiale e del cloud computing ha generato un aumento massiccio della domanda di elettricità. Se si considera che un singolo impianto iperscalabile moderno può arrivare ad assorbire una quantità di energia paragonabile a quella necessaria per alimentare un’intera città di piccole dimensioni, diventa evidente come lo sviluppo tecnologico stia imponendo mutamenti strutturali profondi che costringeranno i gestori a rivedere la capacità di generazione, gli investimenti sulle reti di trasmissione e la gestione quotidiana delle infrastrutture di distribuzione elettrica.
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