5 film sui serial killer sottovalutati da vedere assolutamente


Quando si parla di slasher movie, il pensiero corre immediatamente ai grandi classici del genere, i film sui serial killer come Halloween, Venerdì 13, Nightmare o Scream. Tuttavia, la storia del cinema horror è ricca di titoli che, pur non avendo raggiunto la stessa fama, hanno contribuito a rinnovare e reinterpretare la figura del killer mascherato o dell’assassino seriale.

Alcuni hanno anticipato tendenze che sarebbero diventate popolari anni dopo, altri hanno sperimentato nuove prospettive narrative o mescolato lo slasher con il thriller psicologico o il poliziesco. Ma anche in tempi più recenti, non sono mancati degli esempi di titoli che hanno tentato di svecchiare il genere.

Film sui serial killer poco noti

Ecco cinque film sui serial killer di cui si parla meno del dovuto, ma che meritano di essere riscoperti (o scoperti) dagli appassionati.

Vestito per uccidere (1980)

Tra i grandi film di Brian De Palma, Vestito per uccidere viene spesso oscurato da opere come Scarface, Gli Intoccabili o Carlitos Way. Eppure rappresenta uno dei thriller più eleganti e disturbanti degli anni Ottanta. Ispirato apertamente al cinema di Alfred Hitchcock, il film segue una serie di omicidi che ruotano attorno a una misteriosa figura vestita di nero e armata di rasoio. De Palma costruisce un racconto ricco di suspense, giochi di prospettiva e sequenze visivamente memorabili, sfruttando la macchina da presa come pochi altri registi della sua generazione.

Più che sulla violenza esplicita, Vestito per uccidere punta sull’ossessione, sul voyeurismo e sulla manipolazione dello sguardo dello spettatore. Alcune scelte narrative hanno generato discussioni e polemiche nel corso degli anni, ma il film resta un esempio fondamentale di come il thriller psicologico possa fondersi con l’horror senza perdere raffinatezza stilistica. Ancora oggi è considerato uno dei migliori omaggi moderni alla lezione hitchcockiana.

You’re Next (2011)

A prima vista, You’re Next potrebbe sembrare l’ennesimo slasher ambientato in una casa isolata. In realtà, il film diretto da Adam Wingard è una delle opere più intelligenti e divertenti prodotte dall’horror indipendente americano degli ultimi vent’anni. La trama è semplice, direbbe qualcuno: una famiglia benestante si riunisce per una cena in una villa di campagna, ma la serata viene interrotta dall’arrivo di misteriosi assassini mascherati. Da quel momento il film ribalta continuamente le aspettative dello spettatore.

Ciò che rende speciale You’re Next è infatti il modo in cui sovverte le regole del sottogenere home invasion. Le vittime non sono sempre impotenti e gli aggressori non sono necessariamente i padroni della situazione. Il risultato è un thriller sanguinoso, ironico e sorprendentemente teso. Pur essendo stato accolto molto positivamente dalla critica e dagli appassionati, il film non ha mai raggiunto la notorietà ottenuta invece da altri titoli. Una dimenticanza che merita di essere corretta.

The Driller Killer (1979)

Prima di diventare un regista affermato, Abel Ferrara firmò uno dei film più controversi dell’horror underground americano: The Driller Killer. Girato con pochissimi mezzi e immerso nell’atmosfera decadente della New York di fine anni Settanta, il film racconta la discesa nella follia di un artista in crisi economica e creativa che inizia a uccidere persone utilizzando un trapano elettrico.

L’opera è diventata celebre soprattutto per la sua reputazione scandalosa. Nel Regno Unito fu inserita tra i famigerati video nasties, le videocassette considerate troppo violente per la distribuzione commerciale negli anni Ottanta. Al di là della sua fama controversa, The Driller Killer è soprattutto il ritratto sporco e disperato di una città sull’orlo del collasso. Ferrara utilizza il serial killer come metafora della marginalità urbana, della povertà e dell’alienazione artistica. Non è un film facile da vedere, ma rappresenta un tassello importante per comprendere l’evoluzione dell’horror indipendente americano.

Maniac Cop (1988)

Negli anni Ottanta il cinema horror ha prodotto decine di assassini iconici. Tra questi, però, pochi ricordano Matt Cordell, il protagonista di Maniac Cop. Diretto da William Lustig e scritto da Larry Cohen, il film racconta le vicende di un ex poliziotto tornato misteriosamente dalla morte per vendicarsi del sistema che lo ha tradito. Il risultato è un incrocio tra slasher, poliziesco e cinema d’azione che conserva ancora oggi un fascino particolare.

La figura del killer è particolarmente efficace perché sovverte un simbolo di sicurezza e autorità. Invece di proteggere i cittadini, il poliziotto diventa la minaccia stessa. Un’idea banale ma potentissima, che distingue Maniac Cop da molti altri horror della sua epoca.

Negli ultimi anni il film è tornato al centro dell’attenzione grazie all’annuncio di un nuovo remake sviluppato dal regista danese Nicolas Winding Refn, autore di Drive e The Neon Demon. Il progetto, atteso da tempo dagli appassionati del genere, potrebbe riportare sotto i riflettori uno dei villain più sottovalutati degli anni Ottanta. Prima dell’arrivo della nuova versione, recuperare l’originale è quasi un obbligo per ogni amante del cinema horror.

Film sui serial killer: In a Violent Nature (2024)

Tra le sorprese horror più interessanti degli ultimi anni c’è senza dubbio In a Violent Nature, film canadese diretto da Chris Nash. L’opera prende una delle formule più classiche dello slasher – il killer che perseguita un gruppo di ragazzi nei boschi – e la ribalta completamente. Invece di seguire le vittime, la macchina da presa accompagna quasi costantemente l’assassino, trasformandolo nel vero protagonista della storia.

Questa scelta narrativa crea un effetto straniante e originale. Lo spettatore osserva gli eventi dal punto di vista del mostro, seguendone i movimenti silenziosi attraverso la natura e assistendo alla preparazione degli omicidi con un approccio quasi contemplativo.

Il film richiama inevitabilmente figure leggendarie come Jason Voorhees, ma riesce comunque a costruire una propria identità grazie a un linguaggio visivo insolito e a una gestione del ritmo molto diversa da quella degli slasher tradizionali. La questione si fa complessa: la creatura del film non è un automa sterminatore, ma ciò che resta di un ragazzino disadattato, traumatizzato, che reagisce in modo crudele e catastrofico all’indifferenza generale di un mondo in cui sente alieno, estraneo.


#Adessonews seleziona nella rete articoli di particolare interesse.
Se vuoi leggere l’articolo completo clicca sul seguente link
 Davide Sette

Source link

Di