La transizione ecologica europea accelera il passo attraverso una profonda trasformazione infrastrutturale e industriale. Se da un lato i mercati energetici richiedono tecnologie di stoccaggio su larga scala e nuovi impianti da fonti rinnovabili per garantire la sicurezza delle reti, dall’altro l’agroalimentare risponde ridefinendo il concetto di scarto in ottica di economia circolare. Dalla nascita del più grande impianto di accumulo a batterie in Ungheria alle nuove autorizzazioni eoliche in Puglia, fino ai progetti scientifici italiani per trasformare i residui della birra in super-alimenti, la transizione si consolida come un ecosistema integrato di innovazione.
Energia: a Buj (Ungheria) si accende il gigante dell’accumulo europeo
Greenvolt Power, divisione del Gruppo Greenvolt specializzata nello sviluppo di impianti rinnovabili utility-scale, ha inaugurato a Buj, nel nord-est dell’Ungheria, il più grande sistema di accumulo di energia a batterie (BESS) attualmente in funzione nel Paese.
[Impianto BESS di Buj]
├── Potenza: 99,8 MW
├── Capacità: 288,6 MWh
└── Tecnologia: Litio-Ferro-Fosfato (LFP)
L’infrastruttura è ora pienamente operativa e risponde alla crescente necessità di flessibilità delle reti elettriche europee, investite da una massiccia penetrazione di energia solare ed eolica.

Sicurezza e stabilità di rete
L’impianto di Buj sfrutta la tecnologia delle batterie al Litio-Ferro-Fosfato (LFP), scelta per garantire i più elevati standard di sicurezza, stabilità termica e longevità operativa. Attraverso sofisticati sistemi di gestione dell’energia (EMS) e di conversione (PCS), il BESS dialogherà in tempo reale con la rete elettrica nazionale ungherese, fornendo servizi essenziali di regolazione di frequenza e tensione.
“Con sistemi energetici sempre più elettrificati e alimentati da fonti rinnovabili, la flessibilità sta diventando un elemento indispensabile della transizione energetica”, ha dichiarato João Manso Neto, CEO del Gruppo Greenvolt.
Il segmento dello storage rappresenta il fulcro dello sviluppo futuro del Gruppo, che vanta una pipeline globale di 12,8 GW (tra eolico, solare e accumulo), di cui ben 5 GW interamente dedicati ai sistemi BESS.
Rinnovabili: GreenGo fa centro in Puglia, autorizzato l’impianto eolico “La Motta”
Parallelamente ai grandi progetti di stoccaggio europei, l’Italia consolida la propria capacità di generazione pulita nel Mezzogiorno. Il gruppo bolognese GreenGo ha ottenuto l’Autorizzazione Unica per il progetto eolico “La Motta”, che sorgerà nel territorio di Foggia.
Sviluppato tramite la società di scopo Green Flag, l’impianto esprimerà una potenza complessiva di 12 MW e si è già assicurato una tariffa incentivante di 72,12 €/MWh per la durata di 20 anni, grazie all’aggiudicazione nell’ultima asta FER X del GSE.
Il ruolo strategico della Puglia
Con questo via libera, la quota di progetti in stato Ready to Build (RTB) di GreenGo nella sola regione Puglia sale a 71 MW. L’azienda punta a un posizionamento come Independent Power Producer multi-tecnologico e verticalmente integrato, strutturando un portafoglio diversificato che mette a frutto le sinergie del territorio pugliese:
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Pipeline complessiva in Puglia: 245 MW (pari al 18% dell’intero portafoglio nazionale del Gruppo).
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Ripartizione tecnologica nel foggiano: 160 MW di fotovoltaico/agrivoltaico, 90 MW di eolico e 50 MW di sistemi di accumulo BESS.
“La Puglia resta una delle regioni più rappresentative della nostra crescita nell’utility-scale, assieme a Sicilia e Calabria”, ha sottolineato Alberto Piva, Business Development and M&A Director di GreenGo. “Le prossime procedure competitive premieranno le piattaforme capaci di mostrare elevati gradi di execution tecnica e solidità autorizzativa”.
Agrifood: dalle trebbie di birra alla tavola, la svolta della bioeconomia circolare
La sostenibilità non ridisegna solo le reti elettriche, ma anche i modelli industriali del comparto alimentare. Ogni anno l’industria della birra genera circa 40 milioni di tonnellate di sottoprodotti: l’85% è composto dalle trebbie di birra (Brewer’s Spent Grain), una matrice ricca di fibre, proteine e composti bioattivi che finora ha trovato scarso impiego a causa dell’alta deperibilità dovuta all’umidità.
Un grande progetto di ricerca scientifica italiano, promosso da Unionbirrai (l’associazione dei piccoli birrifici artigianali indipendenti) in collaborazione con le Università di Milano, Foggia e Sassari, ha presentato le soluzioni tecnologiche per trasformare questo onere gestionale in una risorsa ad alto valore nutrizionale.
Le tre linee di ricerca del progetto
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Stabilizzazione a microonde (Università di Foggia): la tecnologia sviluppata dal team della prof.ssa Carmen Lamacchia utilizza la pressatura meccanica unita a un’asciugatura a microonde per abbattere l’umidità delle trebbie sotto il 10%. Il risultato è uno sfarinato stabile e a lunga conservazione che preserva intatte le proprietà antiossidanti, proteiche e funzionali, azzerando i costi logistici del trasporto dell’acqua.
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Lievitazione naturale e pane post-biotico (Università di Milano): il team guidato dal prof. Roberto Foschino ha testato ben 190 combinazioni di starter microbici (batteri lattici e lieviti) su base di trebbie, individuando le associazioni più adatte alla panificazione sourdough (pasta madre) per la creazione di pani ad alto contenuto di fibre e prototipi post-biotici dal profilo sensoriale ottimale.
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Micoproteine e sostituti della carne (Università di Sassari): la frontiera più avanzata, illustrata dalla prof.ssa Marilena Budroni, riguarda l’uso delle trebbie umide come substrato per la fermentazione solida del fungo Fusarium venenatum. L’obiettivo è produrre biomasse fungine ad alto contenuto proteico destinate al mercato delle proteine alternative.
Stop ai vincoli burocratici: le trebbie sono un “sottoprodotto”
Oltre alla ricerca scientifica, Unionbirrai è impegnata sul fronte normativo per definire linee guida chiare a livello regionale: le trebbie non devono essere considerate o classificate come “rifiuto” o “scarto”, bensì come sottoprodotto tracciabile.
“Per i piccoli produttori la gestione delle trebbie è una questione quotidiana”, conclude Simone Monetti, segretario generale di Unionbirrai. “La forza dei birrifici artigianali sta nel fare rete con la ricerca pubblica. Il futuro del settore passa dalla qualità del prodotto, ma anche dalla capacità di gestire in modo intelligente le risorse interne, trasformando le trebbie in un esempio perfetto di economia circolare applicata”.
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