la sfida dei costi alimentari in un mercato stabile solo apparentemente – Ruminantia – Web Magazine del mondo dei Ruminanti


La situazione attuale dei mercati internazionali delle materie prime agricole si mostra come apparentemente calma, ma con tensioni da attenzionare riguardo la filiera zootecnica. L’indice FAO dei prezzi alimentari, che monitora le variazioni mensili dei prezzi internazionali di un paniere di prodotti scambiati a livello globale, si è attestato a maggio 2026 su una media di 130,8 punti. Questo valore rappresenta una flessione marginale dello 0,2% rispetto al livello rivisto di aprile, pur rimanendo superiore del 2,9% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Secondo il rapporto, questa stabilità complessiva è il risultato di dinamiche opposte tra i vari comparti, dove i ribassi registrati negli oli vegetali e nei prodotti lattiero-caseari hanno fatto da contrappeso alle spinte provenienti dai mercati dei cereali e dello zucchero. Infatti, i prezzi alla vendita dei prodotti trasformati, come carne e latte, e il costo delle materie prime necessarie per l’alimentazione animale vanno in direzione opposta.

Dinamiche divergenti per carne e lattiero-caseario

A maggio 2026, l’indice FAO dei prezzi della carne è rimasto fermo a 130,5 punti, con un aumento dello 0,1% rispetto ad aprile e del 6,3% rispetto all’anno precedente, tuttavia le quotazioni per la carne bovina hanno continuato la loro ascesa. Questo incremento è sostenuto da una domanda di importazione estremamente solida, proveniente, in particolare, da Cina e Stati Uniti, dove le forniture domestiche restano limitate. Parallelamente, molti grandi paesi produttori stanno affrontando un processo di ricostituzione delle mandrie, in cui si riduce temporaneamente la disponibilità di animali per la macellazione per rinfoltire il patrimonio zootecnico futuro. Anche la carne ovina ha visto rincari, legati alla scarsità di offerta dalla Nuova Zelanda, nonostante un aumento temporaneo dei volumi in Australia dovuto alle macellazioni accelerate per via della siccità.

Parallelamente, le preoccupazioni per l’impatto del fenomeno climatico El Niño sulle produzioni future di India e Thailandia hanno ulteriormente alimentato le aspettative di una contrazione dell’offerta globale. Tutto ciò sottolinea quanto fattori esterni, erroneamente considerati separati e non comunicanti, quali le politiche energetiche e gli eventi meteorologici estremi legati al cambiamento climatico, incidano largamente sui prezzi delle materie prime.

Scendono di poco anche i latticini

La situazione dei prodotti lattiero-caseari riflette una dinamica analoga, di lieve contrazione (-0,5%). A guidare questo ribasso sono stati i prezzi internazionali del burro, influenzati da una maggiore disponibilità di grassi lattieri e da una forte concorrenza tra chi lo esporta. Se i prezzi del formaggio sono rimasti sostanzialmente stabili, si è invece osservato un ulteriore aumento della polvere di latte scremato, sostenuto dalla domanda proveniente dal Nord Africa, dal Medio Oriente e dall’Asia. La polvere di latte intero ha mostrato invece sviluppi contrastanti, con aumenti in Oceania dovuti al calo stagionale della produzione bilanciati da ribassi in Europa per la debolezza della domanda cinese. Questi movimenti dimostrano come il settore zootecnico stia cercando un equilibrio tra i crescenti costi delle razioni alimentari e la capacità di assorbimento dei mercati finali.

L’impennata dei cereali e i riflessi sulla razione alimentare

Se il mercato della carne mostra una relativa calma, la vera preoccupazione nasce guardando al carrello delle materie prime per la razione. A maggio 2026, l’indice FAO dei prezzi dei cereali è balzato del 2,6%, segnando il quarto aumento mensile consecutivo per il frumento, che è cresciuto del 3,4%. Il rialzo è alimentato dalle previsioni di raccolti inferiori alle attese nei principali paesi esportatori, come gli Stati Uniti, dove le condizioni del grano invernale sono tra le meno favorevoli degli ultimi decenni. Anche il mais, componente fondamentale dell’alimentazione animale, ha visto i prezzi salire dell’1,9% su base mensile e di quasi il 4% su base annua, a causa di una disponibilità ristretta in Brasile e negli Stati Uniti e di una forte domanda di importazione.

A complicare il quadro per la zootecnia si aggiunge il forte rincaro dello zucchero, un sottoprodotto che spesso rientra nei circuiti dei mangimi, il cui indice è aumentato del 7,5% in un solo mese, raggiungendo quota massima da ottobre 2025. Questo balzo è dovuto principalmente alla decisione dei produttori brasiliani di deviare una quota maggiore di canna da zucchero verso la produzione di etanolo, invece che di zucchero, riducendone l’offerta mondiale. Questi aumenti, uniti ai costi crescenti di carburanti e fertilizzanti a livello globale, impattano direttamente sui costi di gestione delle aziende agricole.

Prospettive di produzione 2026/27

Il futuro, dai dati statistici ottenuti e presentati nel rapporto FAO, si prospetta in contrazione. Secondo le ultime previsioni, la produzione mondiale di cereali per la stagione 2026/27 dovrebbe diminuire del 2% su base annua, scendendo a 2.982 milioni di tonnellate. Questo calo segue un’annata 2025/26 da record, in cui la produzione era cresciuta del 6,1% raggiungendo i 3.043 milioni di tonnellate e permettendo un incremento delle scorte globali del 9,5%. Tuttavia, per il prossimo ciclo produttivo si prevede che l’utilizzo di cereali continuerà a crescere, seppur a un ritmo rallentato dello 0,6%, portando a una lieve contrazione delle scorte mondiali dello 0,3%.

Imparare a navigare l’incertezza

In conclusione, sebbene l’indice globale appaia stabile, le vulnerabilità del sistema agroalimentare restano evidenti e legate a molteplici fattori di rischio. Le condizioni meteorologiche sempre più schizofreniche influenzano la produzione di cereali in aree come gli Stati Uniti e l’Asia, rappresentano la minaccia più immediata per la stabilità del settore zootecnico. A ciò si aggiungono le incognite geopolitiche, come la chiusura dello Stretto di Hormuz, che hanno la capacità di condizionare ampiamente la disponibilità di fertilizzanti e input energetici. Si prospetta, perciò, un periodo storico in cui navigare l’incertezza e accettare l’ineluttabilità dei giochi di potere e di controllo di pochi grandi attori diviene, ahinoi, fondamentale.


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 Redazione Ruminantia

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