Il giudice tutelare del Tribunale civile di Modena, Daniela Di Girolamo, ha messo fine a una successione rimasta sospesa per anni. L’eredità dichiarata vacante è quella di un uomo deceduto a Guastalla nel marzo 2009: il suo patrimonio immobiliare, nel Modenese, non aveva più eredi legittimi o testamentari in grado di subentrare. Dopo la prescrizione del diritto di accettare da parte di tutti i chiamati, la giacenza è stata dichiarata cessata, il curatore è stato revocato e i beni sono stati acquisiti automaticamente dallo Stato.
Nelle successioni il tempo può servire a ricostruire un albero genealogico, capire se qualcuno abbia accettato, rinunciato o semplicemente lasciato decorrere il termine.
Finché c’è qualcuno che può accettare, il patrimonio resta in attesa; quando anche quella possibilità si consuma, la giacenza non può continuare come una parentesi senza fine. Perché il nostro sistema non ammette beni senza proprietario. È un principio antico, con radici che risalgono al diritto romano e all’idea che i beni non possano rimanere stabilmente fuori da ogni appartenenza giuridica.
Un’eredità vacante, però non custodisce solo valore economico. Nel caso Korpel, sui fondi non rivendicati dalle vittime dell’Olocausto, i beni senza successori conservavano la traccia di una famiglia travolta dalla Shoah e di un’appartenenza cancellata. Quindi, dietro beni rimasti senza successori possono esserci vite spezzate, archivi incompleti, appartenenze cancellate e un diritto chiamato, molti anni dopo, a ricostruire ciò che la storia ha interrotto.
Muore senza eredi: perché l’eredità diventa vacante?
“L’eredità è vacante se non ci sono eredi testamentari o legittimi, oppure quando chi era stato chiamato all’eredità non può più accettare perché il suo diritto si è prescritto”.
L’eredità si devolve per legge (successione legittima) o per testamento (successione testamentaria); ma non basta essere chiamati per diventare eredi. L’acquisto richiede l’accettazione, lo stabilisce l’art. 459 c.c.
Il chiamato all’eredità è chi può accettare; l’erede è chi accetta. Finché manca l’accettazione, il patrimonio resta in una posizione provvisoria, la giacenza: non appartiene più al defunto, ma non è ancora entrato stabilmente nella sfera di un successore.
Il diritto di accettare l’eredità si prescrive in 10 anni (art. 480 c.c.). E’ un termine che riguarda i chiamati, non lo Stato. Dopo dieci anni non sorge il diritto dello Stato, si consuma quello degli altri di accettare.
Se il chiamato non ha accettato e non è nel possesso dei beni, può aprirsi la giacenza. L’art. 528 c.c. consente al tribunale di nominare un curatore, perché il patrimonio non resti senza presidio mentre si cerca chi possa subentrare o si attende una scelta. Il curatore non è un erede provvisorio: conserva, amministra, cura l’inventario, tutela le ragioni dell’eredità e rende conto della gestione, (art. 529 c.c.).
Nel caso di Modena, questa fase si è chiusa proprio perché il diritto di accettare si era prescritto per tutti i chiamati. In mancanza di altri successibili, l’eredità è devoluta allo Stato, secondo l’art. 586 c.c.
“Lo Stato entra solo quando testamento, successione legittima, chiamati e prescrizione non lasciano più nessuno in grado di diventare erede”.
Chi può ereditare prima dello Stato?
Prima dello Stato si verifica la strada ordinaria della successione : il testamento, se esiste, oppure la successione legittima. La legge cerca prima un successore privato, partendo dai legami più vicini e arrivando solo alla fine lo Stato.
| Cosa si verifica prima dello Stato | Perché conta |
|---|---|
| Testamento | Se il defunto ha scelto a chi lasciare i beni, la volontà testamentaria guida la successione, nei limiti dei diritti dei legittimari. |
| Coniuge e figli | Sono i soggetti centrali nella successione legittima e nella tutela della quota di riserva. |
| Ascendenti, fratelli e sorelle | Possono entrare quando mancano discendenti, secondo l’ordine previsto dal codice civile. |
| Altri parenti entro il sesto grado | Possono ereditare se mancano soggetti più vicini e se non c’è testamento. |
| Stato | Interviene solo quando non ci sono altri successibili. |
Il convivente di fatto, l’amico, il vicino, la persona che ha prestato assistenza negli ultimi anni non entrano nella successione se manca un testamento o un altro titolo successorio. Chi è stato vicino al defunto nella vita non diventa erede solo per questo.
Prima di dire che un’eredità è senza eredi, bisogna capire quale famiglia riconosce oggi il diritto. La riforma dello stato unico di filiazione, avviata con la legge 10 dicembre 2012, n. 219 e completata dal d.lgs. n. 154 del 2013, ha inciso anche sulle successioni. Il matrimonio non è più il confine che decide se una relazione di discendenza può produrre parentela giuridica. Una volta formato lo stato di figlio, la parentela si estende nella rete familiare del genitore e può produrre effetti anche ereditari.
“La rete dei successibili può quindi essere più ampia di quella che appare a prima vista”.
Una persona può non avere figli nati nel matrimonio o un nucleo familiare visibile, ma avere comunque parenti che il diritto deve considerare prima di arrivare allo Stato. Se quella ricostruzione si esaurisce, e se nessun testamento ha dato una destinazione diversa ai beni, l’eredità resta senza un successore privato. È solo allora che lo Stato è l’ultimo nome della successione.
Lo Stato eredita al pari di un parente?
“No. Lo Stato è l’ultimo successibile, ma non eredita come un parente”.
L’art. 586 c.c. costruisce un regime speciale, in mancanza di altri successibili, l’eredità è devoluta allo Stato, ma l’acquisto avviene di diritto. È l’acquisto automatico dei beni, senza accettazione e senza possibilità di rinuncia.
Da qui anche il limite su debiti ereditari e legati. Lo Stato può diventare titolare dei beni, ma non debitore illimitato del defunto, senza responsabilità oltre il valore dei beni acquistati.
“L’art. 586 c.c. esclude una responsabilità oltre il valore dei beni acquistati: i creditori possono guardare all’eredità, non al patrimonio pubblico senza confini”.
Lo Stato prende il posto del vuoto lasciato dall’assenza di successibili. Ciò per evitare che i beni ereditari diventino res nullius, cioè beni senza proprietario, e riflette una logica di sovranità statuale, l’ordinamento non può lasciare patrimoni stabilmente privi di titolare.
Il testamento può evitare che l’eredità finisca allo Stato?
Sì. Il testamento consente di scegliere una destinazione diversa da quella prevista dalla successione legittima. Tuttavia, se ci sono legittimari, coniuge, figli o ascendenti, la quota di riserva va rispettata; se mancano, lo spazio di scelta diventa molto più ampio.
Il testamento può dare valore giuridico a rapporti che la legge, da sola, non vede: un convivente, un amico, una persona che ha assistito il defunto, un ente, un’associazione, una realtà del Terzo Settore. Senza una volontà scritta, anche un legame forte può restare fuori dalla successione.
Il caso Korpel mostra cosa può accadere quando una destinazione manca e il patrimonio resta affidato, per decenni, alla ricostruzione del diritto. Annaliese Herzberg vedova Korpel, ebrea nata in Germania e arrivata a Merano con i figli prima della guerra, aveva lasciato una cassetta di sicurezza al Banco di Roma: dentro, monete d’oro rimaste senza rivendicazione mentre della titolare e dei figli si perdevano le tracce nella Shoah.
Prima di stabilire a chi spettassero quei beni, fu necessario ricostruire morte presunta, cittadinanza, possibile apolidia, legge applicabile ed eventuali eredi. Alla fine l’eredità fu devoluta allo Stato italiano ai sensi dell’art. 586 c.c., ma venne poi trasferita all’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane in forza del decreto del 1947 sulle successioni delle vittime di persecuzione razziale senza eredi.
La vicenda dice perché un patrimonio vacante non è mai solo un valore economico. Può essere il residuo di una storia che il diritto ritrova tardi. Il testamento, quando possibile, serve anche a evitare che quella destinazione resti interamente affidata all’ultima regola del sistema.
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