Lo scorso settembre 2025 abbiamo parlato, nell’articolo “Il verme del Nuovo Mondo: una minaccia in espansione che richiede cooperazione internazionale“, del ritorno della miasi da Cochliomyia hominivorax in America Centrale e di un caso isolato in un viaggiatore rientrato negli Stati Uniti da El Salvador, evidenziando la necessità di urgenti strategie coordinate tra Paesi e settori diversi. La sua capacità di colpire animali da reddito, fauna selvatica e uomini, infatti, unita all’assenza di vaccini, rendono questa malattia complicata da contenere. Tuttavia, esperienze passate di eradicazione dimostrano che strumenti efficaci esistono, ma richiedono risorse e soprattutto collaborazione transfrontaliera.
La situazione negli Stati Uniti
In questi giorni, i laboratori nazionali dei servizi veterinari dell’USDA hanno confermato un nuovo caso di NWS in un vitello nella contea di La Salle, in Texas, portando a sei il numero totale di casi di NWS negli Stati Uniti. Il Servizio di ispezione sanitaria degli animali e delle piante (APHIS) del Dipartimento dell’Agricoltura degli Stati Uniti (USDA), sta collaborando strettamente con la Commissione per la salute animale del Texas (TAHC) per rispondere all’emergenza e approfondire le indagini sul caso, indicando ed ampliando, nel frattempo, le misure di sorveglianza e di intervento nella zona.
La risposta coordinata invita ad attenersi con rigore alle seguenti indicazioni:
- Indagini epidemiologiche congiunte e tracciamento dei casi.
- Ulteriori attività di sorveglianza, test e cattura nelle aree interessate.
- Rilasciare insetti sterili per interrompere il ciclo riproduttivo (leggi QUI).
- Svolgere attività di sensibilizzazione presso i proprietari di animali.
- Coordinamento continuo con funzionari locali, veterinari, allevatori e partner della comunità.
Sono state, inoltre, redatte delle informazioni utili per i proprietari di animali e i veterinari, con cui si sottolinea come la cosa più importante per tutti sia sapere cosa cercare e come segnalare i casi sospetti di NWS. In particolare, l’USDA esorta tutti nella zona a controllare gli animali per:
- ferite che drenano o si allargano;
- larve o masse di uova;
- segnali di malessere;
- lesioni nelle aperture del corpo (naso, orecchie, genitali, zona ombelicale);
ed invita chiunque sospetti un’infestazione da verme del Nuovo Mondo a contattare immediatamente il proprio veterinario, l’autorità sanitaria veterinaria statale o l’USDA stessa. Una segnalazione tempestiva è fondamentale per garantire che gli animali ricevano un trattamento immediato e guariscano completamente. Sebbene sia raro negli esseri umani, chiunque noti una lesione sospetta dovrebbe consultare immediatamente un medico. Per quel che riguarda, invece, la catena alimentare, le fonti ufficiali ribadiscono la completa sicurezza della stessa. Il NWS non infesta carne, frutta, verdura o altri prodotti alimentari, e qualsiasi animale colpito verrebbe identificato durante l’ispezione del Servizio di ispezione e sicurezza alimentare del Dipartimento dell’Agricoltura degli Stati Uniti (USDA) e nessun prodotto contaminato verrebbe immesso in commercio.
Le malattie animali transfrontaliere (TAD) e la posizione preoccupata della FAO
In questo quadro di crescente diffusione delle malattie animali transfrontaliere (TAD), tra le quali troviamo, appunto, il verme del Nuovo Mondo, la peste suina africana, l’influenza aviaria, l’afta epizootica e la peste dei piccoli ruminanti, nonché altre minacce zoonotiche emergenti come l’hantavirus andino, l’Ebola e il virus Nipah, la FAO sottolinea quanto sia alta la posta in gioco per tutti gli esseri viventi. Poiché malattie e parassiti si diffondono più rapidamente attraverso i confini, i Paesi sono sottoposti a una pressione crescente per rafforzare i sistemi di prevenzione, preparazione e risposta. Considerando che il settore zootecnico sostiene oltre un miliardo di persone e contribuisce ogni anno con migliaia di miliardi di dollari di valore economico, proteggere la salute animale è quindi fondamentale, non solo per gli agricoltori e gli allevatori, ma anche per la sicurezza alimentare, il commercio, la stabilità economica e la prosperità rurale.
“L’impatto di queste epidemie va ben oltre la salute animale. Interrompono la produzione agricola, il commercio e il turismo, minacciano i mezzi di sussistenza, aumentano i rischi per la sicurezza alimentare e, in alcuni casi, rappresentano un rischio diretto per la salute umana”, ha affermato il Dr. Tiensin Thanawat, Vicedirettore Generale della FAO, Direttore della Divisione Produzione e Salute Animale e Veterinario Capo.
L’impatto economico delle malattie animali transfrontaliere è, infatti, considerevole basti pensare che l’afta epizootica provoca perdite annuali per 11,3 miliardi di dollari e la peste suina africana ha ridotto gli allevamenti di suini di oltre il 40% in alcune zone dell’Asia. Questi impatti sottolineano l’importanza di una sorveglianza più efficace, di una diagnosi più rapida e di un’azione internazionale coordinata.
Prevenzione e preparazione rimangono gli strumenti più efficaci e meno costosi per ridurre l’impatto delle epidemie di malattie animali, e proprio per questo la FAO sta collaborando con gli Stati membri e i partner per rafforzare la capacità globale di prevenzione, preparazione e risposta a tali avversità.
Nell’ambito di questo impegno, la FAO sta lavorando insieme agli Stati membri alla definizione del Programma globale di partenariato per le malattie animali transfrontaliere (GPP-TAD), una piattaforma di lungo periodo guidata dai Paesi stessi e focalizzata sulla prevenzione, sull’individuazione precoce dei rischi, sulla preparazione, sull’adozione di misure preventive e sulla risposta tempestiva alle emergenze sanitarie animali. L’iniziativa mira a rafforzare la capacità dei Paesi di rilevare e contenere rapidamente i focolai, limitando gli impatti sulla produzione e sul commercio alimentare e riducendo il ricorso a interventi emergenziali particolarmente onerosi.
Ancora in fase di sviluppo, il programma si configura come un’iniziativa collaborativa che coinvolge numerosi partner internazionali, tra cui l’Organizzazione mondiale per la salute animale (WOAH). L’attenzione è rivolta in particolare al potenziamento delle capacità nazionali, alla promozione di meccanismi di finanziamento sostenibili e a una maggiore integrazione tra gli investimenti nazionali e il sostegno fornito a livello regionale e globale. Forte dell’esperienza maturata nel corso degli anni, il programma intende consolidare e valorizzare gli sforzi internazionali già esistenti, favorendo il passaggio da un approccio basato sulla gestione delle emergenze a sistemi più efficaci e duraturi di prevenzione e preparazione. Per approfondire clicca QUI!
Fonte: USDA, Fao
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Redazione Ruminantia
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