L’Ordine delle Psicologhe e degli Psicologi parteciperà al Liguria Pride 2026 – Lavocedigenova.it



Il Consiglio dell’Ordine delle Psicologhe e degli Psicologi della Liguria sarà presente sabato 13 giugno al Liguria Pride 2026 con una propria delegazione istituzionale, confermando l’impegno dell’ente nella promozione del benessere psicologico, del rispetto della persona e della valorizzazione delle differenze.

«Come istituzione pubblica che rappresenta la professione psicologica, riteniamo importante essere presenti nelle occasioni che favoriscono la riflessione sul rispetto della dignità delle persone, sull’inclusione sociale e sulla prevenzione di ogni forma di discriminazione. La possibilità di vivere la propria identità in contesti accoglienti e rispettosi costituisce infatti un elemento significativo per il benessere individuale e collettivo», dichiara Claretta Femia, presidente dell’Ordine.

Le evidenze scientifiche indicano come esperienze di esclusione, stigma e discriminazione possano incidere negativamente sul benessere psicologico delle persone, mentre contesti sociali caratterizzati da accoglienza, riconoscimento e partecipazione rappresentano importanti fattori di protezione e promozione della salute mentale.

«Dal punto di vista psicologico, sentirsi riconosciuti e rispettati contribuisce alla costruzione del benessere personale e relazionale. Promuovere contesti capaci di accogliere le differenze significa favorire la partecipazione delle persone alla vita sociale e sostenere una cultura del rispetto che arricchisce l’intera comunità», afferma Alessia Battaglia, referente del comitato pari opportunità dell’Ordine.

La partecipazione al Pride si inserisce in un percorso più ampio di attività che l’Ordine dedica ai temi delle pari opportunità, dell’inclusione e della formazione professionale continua. Tra le iniziative promosse rientrano la carriera alias per le persone iscritte all’Albo, la partecipazione a momenti di confronto sui temi dell’inclusione e l’organizzazione di eventi formativi e scientifici dedicati alle tematiche dell’orientamento sessuale, dell’identità di genere e della prevenzione delle discriminazioni.

Il prossimo 26 settembre il Consiglio dell’Ordine promuoverà inoltre un convegno sull’identità di genere, finalizzato ad approfondire le più recenti acquisizioni scientifiche e a favorire il confronto sugli aspetti clinici, deontologici e professionali collegati a tali tematiche.

«La formazione continua e l’aggiornamento scientifico rappresentano elementi essenziali per una professione che si occupa del benessere delle persone. Come Ordine intendiamo promuovere occasioni di approfondimento che aiutino le professioniste e i professionisti a operare con competenza, consapevolezza e attenzione alla pluralità delle esperienze umane», sottolinea Marianna Pederzolli, referente del comitato pari opportunità.

Con la propria presenza al Liguria Pride 2026, l’Ordine delle Psicologhe e degli Psicologi della Liguria intende ribadire il valore del rispetto della persona, della promozione del benessere psicologico e della costruzione di contesti sociali inclusivi, nei quali ogni individuo possa sentirsi accolto e riconosciuto nella propria dignità.

Si invitano pertanto le iscritte e gli iscritti che desiderino partecipare alla manifestazione a unirsi alla delegazione dell’Ordine, ricordando il ritrovo alle 15 in via San Benedetto e la partenza della parata alle 16.

Al Liguria Pride sarà presente anche la Comunità di San Benedetto al Porto, che fa parte del Coordinamento Liguria Rainbow e che anche quest’anno sfilerà in prima linea nella parata di sabato 13 giugno, in partenza alle 15 proprio da via San Benedetto. La Comunità sarà sul carro insieme ad Arcigay, portando nel corteo l’eredità e i valori di don Andrea Gallo, da sempre accanto alle persone marginalizzate e alle lotte per i diritti.

“Il Pride è un urlo di gioia!”, sottolinea Marco Malfatto, presidente della Comunità di San Benedetto al Porto. “È la città che mostra il suo profilo migliore, orientato all’accoglienza, alla lotta per i diritti e contro ogni discriminazione. La partecipazione dovrebbe essere trasversale, collettiva, la più ampia possibile, comprendendo rappresentanze dell’amministrazione e della Chiesa. Don Gallo dopo una edizione del Pride disse: ‘Io c’ero, sul carro colorato, e Gesù era in mezzo a noi’. Solo così le persone potranno sentirsi davvero libere e accolte”.

Per la Comunità, parlare di Pride oggi significa ribadire un principio centrale: mettere al centro la persona, non il suo stigma, il suo bisogno o il suo presunto “problema”. “Le persone vengono accolte in quanto dotate di autodeterminazione e capacità di operare scelte in ogni momento della loro vita. Come portatrici di valore”, spiega Malfatto. Un approccio che si lega direttamente alla storia di San Benedetto al Porto e alle tante battaglie condotte negli anni sul terreno dell’emarginazione, delle dipendenze, del carcere, dell’accoglienza delle persone migranti e delle donne vittime di tratta.

Il presidente richiama anche le parole di don Gallo: “In Comunità ho ascoltato testimonianze sofferte, meditate, oneste, complesse, assolutamente non polemiche, in costante ricerca di dialogo per uscire da una pesante emarginazione e curare le ferite gravi provocate dal disprezzo”. Ferite che, ancora oggi, attraversano la vita delle persone LGBTQIA+ e di molte altre persone marginalizzate, spesso colpite da discriminazioni che si sovrappongono e si rafforzano a vicenda.

“Troppo frequentemente ci troviamo a combattere di fronte a forme intersezionali di discriminazione dove i vettori dell’esclusione si intersecano numerosi nella stessa traccia biografica”, aggiunge Malfatto. “Qui non è tanto preponderante il tema delle simmetrie tra le forme di esclusione, quanto il loro sovrapporsi l’una all’altra indebolendo ulteriormente le possibilità del soggetto di autodeterminarsi”.

Il Pride, in questa prospettiva, non è soltanto una manifestazione, ma uno spazio pubblico in cui la città è chiamata a riconoscere le differenze non come qualcosa da tollerare, ma come una presenza capace di trasformare la comunità. “Don Gallo scriveva che queste anime non vanno salvate dal loro orientamento sessuale, ma dalla solitudine”, ricorda Malfatto. “Il ruolo che noi come Comunità possiamo avere è quello di portare l’attenzione sulle ingiustizie e continuare il nostro ostinato movimento dai bisogni ai diritti. Far sentire alle persone che sono ai margini, escluse, che le vediamo. Nella loro bellezza e nella loro totalità”.

Da qui il messaggio che San Benedetto al Porto porterà dentro e oltre il corteo: “Nessuno escluso”. Perché, conclude Malfatto, “la libertà non è una condizione individuale, è una responsabilità collettiva. Finché ci saranno persone costrette ai margini, a giustificarsi o a difendersi per ciò che sono, la libertà di tutti sarà parziale. Il Pride ci ricorda che i diritti non si difendono una volta per sempre, ma si rendono vivi ogni giorno attraverso il riconoscimento reciproco e la partecipazione”.




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