Frosinone – L’affondo di Pizzutelli: “Tpl e gestione immobili, serve equità. La città non è della politica”


Un’aula semivuota, con appena otto consiglieri comunali presenti a Palazzo Munari all’apertura dei lavori, non ha spento i riflettori sull’ultimo question time del capoluogo. Anzi, ha offerto il palcoscenico per l’ennesimo affondo di Anselmo Pizzutelli, il consigliere di minoranza tra i più attivi nel monitorare la macchina amministrativa.

  • Consigliere Pizzutelli, la seduta si è aperta in uno scenario spettrale: solo 8 consiglieri presenti. Che segnale è per la città?

“Lascio ogni commento ai cittadini. Come ho già avuto modo di affermare, l’essere rimasti in pochi non mi intimidisce, né toglie forza alla voglia di svolgere il dovere di consigliere di minoranza: parlare di abbattimento delle barriere architettoniche, inquinamento luminoso, trasporto pubblico o gestione degli immobili significa semplicemente dire che si può fare meglio. Certe criticità si possono e si devono risolvere”.

Question time semi-deserto. L’insofferenza degli assessori agli appunti

  • Dall’altra parte della barricata, però, l’amministrazione non sembra gradire i suoi rilievi.

“Spiace molto constatare l’atteggiamento dei membri della giunta. Gli assessori dovrebbero cogliere le critiche come opportunità per migliorare il proprio mandato. Invece appaiono perennemente infastiditi, come se l’unica linea accettabile fosse il coro dei ‘va tutto bene’. Reagiscono con insofferenza anche di fronte a un semplice post sui social, e questo fastidio dimostra solo una cosa: la mancanza di argomenti per replicare. Preferiscono il silenzio al confronto, perché altrimenti per loro sarebbe fin troppo facile difendere le proprie scelte con i fatti”.

  • Entriamo nel merito delle sue prese di posizione. Il trasporto pubblico locale (Tpl) è sempre nell’occhio del ciclone. Cosa non sta funzionando?

“Partiamo dalla gestione dei tempi. Un anno fa c’era stata una proroga legata alla scadenza del 2025. Nonostante le rassicurazioni del vicesindaco Scaccia, lo slittamento c’è stato e, arrivati alla nuova scadenza del 2026, la macchina non era minimamente pronta per la nuova gestione. Le gare si fanno prima, in modo da avere il nuovo concessionario pronto allo scadere del vecchio contratto. Ora ci troviamo con un’ulteriore proroga di quattro mesi che, temo, non basterà. È una questione di programmazione politica che è completamente mancata”.

Trasporto pubblico, i ritardi continui sulla gara d’appalto

  • Al di là dei tempi burocratici, quali sono i disagi quotidiani per gli utenti?

“I sindacati e gli autisti che vivono la strada ogni giorno lo dicono chiaramente: ci sono arterie troppo strette per i mezzi utilizzati, il che mette a rischio l’incolumità pubblica e blocca il traffico. Inoltre, la viabilità cittadina è cambiata tra sensi unici e nuovi percorsi, ma i tempi di percorrenza non sono mai stati aggiornati, provocando ritardi a catena. Per non parlare del mancato coordinamento con le ferrovie: è assurdo che i bus non aspettino qualche minuto la coincidenza dei treni in arrivo. C’era stato persino un incontro in Prefettura in cui l’amministrazione si era impegnata a convocare un tavolo tecnico, ma quel tavolo non è mai partito. Si riempiono la bocca con lo slogan della “mobilità sostenibile”, ma senza controlli e senza ascoltare chi lavora resta solo retorica”.

  • Lei ha sollevato dubbi anche sui servizi minimi di accoglienza per i passeggeri.

“Certo. Non entriamo nei contenziosi interni protetti dal contratto nazionale, ma se le criticità colpiscono l’utenza, la politica deve intervenire. I cittadini non sanno nemmeno dove esporre un reclamo. Esiste forse un ufficio lamentele alla stazione? Manca persino una struttura adeguata per proteggere i passeggeri dal freddo e dalla pioggia. Come si può progettare una nuova gara se non si fa tesoro degli errori passati?”.

Più attenzione e controlli nell’affidamento di locali alle associazioni

  • Passiamo a un altro tema caldo: la gestione degli immobili comunali e dei canoni d’affitto non riscossi. Argomento sul quale si minimizza dicendo che si tratta di cifre marginali sul bilancio globale.

“Non sono d’accordo. È inaccettabile sentirsi dire che il mancato incasso pesa per lo ‘zero virgola’, quando poi si ripete che anche un solo euro è importante per le tasche dei cittadini. Parliamo di oltre 50 mila euro di fitti non riscossi certificati dai revisori dei conti. Ma la vera questione non è economica, è di principio: si chiama equità. Perché alcune associazioni godono di locali in comodato gratuito e altre, del tutto simili, devono pagare l’affitto? Peggio ancora se a non pagare sono attività che con quegli immobili fanno business. Nessuno si muove per recuperare le somme finché non interviene il consigliere di turno a denunciare il caso”.

  • Qual è la sua proposta per sbrogliare la matassa del patrimonio pubblico?

“Bisogna favorire le realtà che svolgono un reale servizio sociale senza scopo di lucro. Serve un monitoraggio serio: se un’associazione ottiene uno spazio gratuito promettendo corsi di recupero o di italiano per stranieri, qualcuno deve andare a verificare se quelle attività vengano svolte davvero. Fino al mio sollecito, nessuno negli uffici aveva un quadro completo delle assegnazioni, dello stato dei pagamenti o delle utenze. Liberare locali occupati senza titolo permetterebbe di dare spazio ad altre realtà meritevoli”.

Le appartenenze scompaiano quando si concedono spazi pubblici

  • Infine, il capitolo del suolo pubblico. Anche qui ravvisa delle zone d’ombra?

“Oggi persino capire a chi rivolgersi è diventato un labirinto burocratico, soprattutto per le associazioni culturali o politiche che chiedono un gazebo per fare informazione. Poi c’è il nodo dei patrocini: la gratuità del suolo pubblico va concessa solo per eventi culturali e sociali certificati, evitando che dietro lo schermo del no-profit si celino attività puramente commerciali. La mia posizione è chiara: gli immobili, le piazze e la città stessa non appartengono alla destra, alla sinistra, alla maggioranza o al singolo assessore. La città è dei cittadini. Tutti devono avere le medesime opportunità di accesso ai beni comuni. Togliamo l’appartenenza politica dalla gestione della cosa pubblica. Confido nella trasparenza degli uffici, ma invito formalmente l’amministrazione a un supplemento di attenzione e rigore”.


#Adessonews seleziona nella rete articoli di particolare interesse.
Se vuoi leggere l’articolo completo clicca sul seguente link
 Stefano Di Scanno

Source link

Di