Tommaso Miele si dimette dal Csm: dall’ascesa del magistrato di Aquino all’inchiesta sul Ponte sullo Stretto


Le dimissioni di Tommaso Miele dalla presidenza del Collegio dei Revisori dei Conti del Consiglio Superiore della Magistratura rappresentano il primo effetto istituzionale dell’inchiesta che la Procura di Roma sta conducendo sul progetto del Ponte sullo Stretto di Messina. Una decisione che arriva dopo l’iscrizione nel registro degli indagati dell’ex presidente aggiunto della Corte dei Conti, magistrato originario del Lazio meridionale e residente ad Aquino, dove il suo nome è da anni legato a una delle carriere più prestigiose espresse dal territorio nelle istituzioni dello Stato.

Secondo quanto emerge dagli atti dell’indagine, Miele sarebbe coinvolto nell’inchiesta che ruota attorno al controllo di legittimità svolto dalla Corte dei Conti sugli atti amministrativi relativi alla realizzazione del Ponte sullo Stretto. Gli investigatori contestano un presunto sistema di relazioni e interlocuzioni attraverso il quale alcuni soggetti interessati all’esito favorevole del procedimento avrebbero cercato di ottenere informazioni riservate sull’andamento dell’istruttoria e sugli orientamenti dei magistrati chiamati a pronunciarsi.

Il fascicolo nasce dalla verifica della delibera Cipess del 6 agosto 2025, con cui venne approvato il progetto definitivo del collegamento stabile tra Sicilia e Calabria. Nei mesi successivi la documentazione arrivò alla Corte dei Conti per il previsto controllo di legittimità. È proprio in questa fase che, secondo la Procura, si sarebbero sviluppati contatti tra Vincenzo Virgiglio, presidente dell’associazione Accademia Calabria, Giacomo Francesco Saccomanno, allora componente del consiglio di amministrazione della società Stretto di Messina Spa, e Tommaso Miele, all’epoca presidente aggiunto della Corte dei Conti e ormai prossimo al pensionamento.

Le intercettazioni confluite nell’inchiesta descrivono una serie di conversazioni nelle quali si farebbe riferimento alla possibilità di acquisire informazioni riservate sull’istruttoria in corso, sulle richieste di integrazione documentale e persino sugli orientamenti maturati all’interno dell’organo di controllo. Gli investigatori ritengono che Miele avrebbe messo a disposizione il proprio ruolo istituzionale per favorire tali interlocuzioni, ricevendo in cambio promesse di sostegno per futuri incarichi pubblici una volta terminata la carriera in magistratura.

L’ipotesi accusatoria, naturalmente, dovrà essere verificata nelle sedi giudiziarie competenti. Allo stato attuale, l’ex magistrato è soltanto indagato e beneficia pienamente della presunzione di innocenza prevista dall’ordinamento fino a eventuali pronunce definitive.

La vicenda assume particolare rilievo per il profilo del protagonista. Tommaso Miele è stato per anni uno dei magistrati contabili più autorevoli d’Italia. Ha guidato la Sezione giurisdizionale della Corte dei Conti del Lazio ed è poi arrivato a ricoprire il ruolo di presidente aggiunto della magistratura contabile. Durante il suo percorso professionale si è occupato di alcune delle più rilevanti vicende amministrative e finanziarie del Paese, intervenendo spesso nel dibattito pubblico sui temi della legalità e della corretta gestione delle risorse pubbliche.

Non è la prima volta, tuttavia, che il suo nome compare all’interno di un’inchiesta giudiziaria. Circa dieci anni fa Miele finì infatti sotto la lente della Procura della Repubblica di Cassino nell’ambito di un’indagine riguardante i conti dell’Università degli Studi di Cassino e del Lazio Meridionale. Al centro delle verifiche vi era un presunto buco finanziario che, secondo le ricostruzioni dell’epoca, avrebbe superato i 40 milioni di euro.

In quella vicenda Miele ricopriva il ruolo di componente del Collegio dei Revisori dei Conti dell’ateneo. L’inchiesta suscitò notevole clamore nel territorio del Cassinate e dell’intera provincia di Frosinone, anche perché coinvolgeva uno degli enti pubblici più importanti del Lazio meridionale. Le indagini si protrassero per diversi anni e portarono ad approfondite verifiche sulla gestione amministrativa e finanziaria dell’università. Al termine degli accertamenti, però, la posizione di Miele venne definita senza contestazioni nei suoi confronti e il magistrato uscì completamente dalla vicenda giudiziaria.

Un precedente che oggi viene inevitabilmente richiamato nel dibattito pubblico locale. Allora, infatti, le accuse non trovarono riscontro e la lunga attività investigativa si concluse senza conseguenze per il magistrato. Diverso è il contesto dell’inchiesta sul Ponte sullo Stretto, ancora in una fase iniziale e destinata a svilupparsi nei prossimi mesi.

Nel frattempo, il nome di Miele continua ad essere associato a una lunga carriera istituzionale che aveva trovato nel Frusinate uno dei suoi principali punti di riferimento. Ad Aquino, città dove risiede, la sua ascesa ai vertici della Corte dei Conti era stata accolta come un motivo di prestigio per l’intero territorio. Negli anni, il magistrato è stato spesso protagonista di incontri pubblici, convegni e iniziative dedicate alla cultura della legalità e alla tutela delle risorse pubbliche.

Paradossalmente, soltanto pochi anni fa, inaugurando l’anno giudiziario della Corte dei Conti del Lazio, Miele aveva definito la corruzione “un male endemico” della pubblica amministrazione, richiamando la necessità di rafforzare i controlli e di garantire la massima trasparenza nell’utilizzo del denaro pubblico. Parole che oggi vengono inevitabilmente rilette alla luce delle contestazioni formulate dalla Procura di Roma.

Le dimissioni dal Collegio dei Revisori del Csm rappresentano quindi un passaggio inevitabile sotto il profilo dell’opportunità istituzionale. Resta però da capire quale sarà l’evoluzione dell’inchiesta e se le accuse formulate dagli investigatori troveranno effettivi riscontri. Per ora resta il dato politico e istituzionale: una figura che per decenni ha rappresentato uno dei volti più autorevoli della magistratura contabile italiana si trova al centro di un’indagine che coinvolge uno dei progetti infrastrutturali più discussi e strategici del Paese.

Una vicenda che, tra Roma, Reggio Calabria e Messina, continua ad allargare il proprio raggio d’azione ma che viene seguita con particolare attenzione anche nel Frusinate, dove Tommaso Miele resta una delle personalità pubbliche più conosciute e dove il suo percorso professionale, nel bene e nel male, continua a fare notizia.


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 Angela Nicoletti

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