Francisco dos Santos, lo scultore portoghese della Lazio


Roma, 14 giu – Pioniere del giuoco del calcio, scultore e pittore talentuoso, Francisco dos Santos riusciva a coniugare l’arte dello scalpello ai movimenti energici. E una visione di gioco completa col pallone tra i piedi in un rettangolo verde. Tra diciannovesimo e ventesimo secolo il portoghese ha fatto la storia dell’arte nel suo paese natale e giocando a calcio per i biancocelesti della Lazio in Italia. Una figura mitica che scompagina gli stereotipi sull’artista non interessato allo sport.

Dall’accoglienza alla Casa Pia di Lisbona

Nacque a Sintra, vicino Lisbona, nel 1878 in una famiglia umile, ebbe la sfortuna di diventare orfano di padre a soli due anni. Dopo qualche anno, il parroco del suo quartiere che lo prese sotto la sua ala protettrice lo fece entrare nella Real Casa Pia di Lisbona nel 1887, nella quale sin da subito si distinse per il suo talento nel disegno e nella scultura. Il destino era tracciato. Sei anni dopo inizia il corso di studi nella Scuola di Belle Arti di Lisbona divenendo allievo del famoso scultore portoghese José Simões de Almeida (zio).

Negli stessi anni si appassionò a un gioco che iniziava a diffondersi a macchia d’olio in tutta Europa, il calcio. Il primo risultato degno di nota per lui nel mondo del calcio in terra lusitana fu la vittoria con “os gansos” del Casa Pia contro il rinomato Carcavelos Clube. Ovvero una squadra composta interamente da inglesi considerati all’epoca i maestri del calcio.

Il soggiorno parigino

Il talento artistico di Francisco dos Santos lo portò al vincere una borsa di studio a Parigi ed ebbe come maestro lo scultore e professore francese Raoul Charles Verlet, per cui lavorò nel suo atelier. Il soggiorno parigino si contraddistinse per le difficoltà economiche e le prime opere, le sculture “Pequeno egípcio” e “Madrugada”, tutt’ora conservate a Lisbona. Nella capitale francese iniziò anche lo studio di tecniche di esecuzione e fusione di opere in bronzo.  Nelle occasioni dei brevi soggiorni di ritorno a casa in Portogallo, mantenne viva la passione per il calcio giocando nella nuova squadra di Lisbona creata da un gruppo di giovani colleghi di studio del Casa Pia nel quartiere di Belém, lo Sport Lisboa e Benfica.

Nel 1906 si presentò una nuova avventura per lo scultore portoghese, una borsa di studio lascito del Visconte di Valmor che permetteva a giovani studenti portoghesi un periodo di studi all’estero, una specie di antesignano serio del recente progetto Erasmus. A Francisco dos Santos venne assegnata la città eterna, Roma.

Francisco dos Santos e la Lazio, amore a prima vista

L’esperienza romana fu segnata dall’amore nella vita sentimentale. Dos Santos infatti si sposò con la francese Nadine da cui ebbe anche un figlio, Francesco, e l’amore calcistico per la Lazio nato come un segno del destino.

Durante una passeggiata con il cane a Villa Borghese, lo scultore s’imbatté in un gruppo di calciatori intenti ad allenarsi. Erano i biancocelesti della Lazio. Francisco dos Santos manifestò subito entusiasmo e interesse a diventarne socio e integrare la squadra divenendone così il primo calciatore portoghese a giocare all’estero e il secondo straniero a giocare per i biancocelesti, dopo il maltese Silvio Mizzi. Dopo alcuni mesi senza la pratica sportiva, venne introdotto nella squadra gradualmente. Fino a guadagnarne rapidamente importanza nell’undici laziale tanto da diventarne perno del gioco e in seguito il capitano, il primo straniero della storia della Lazio.

Il Torneo interregionale di Pisa

Esordì ufficialmente il 1° settembre 1907 a Perugia contro lo Sport Club Siena, sconfitto dalla compagine biancoceleste per 5 a 0. Il centrocampista portoghese vinse delle competizioni locali come la Coppa Tosti e la Coppa Baccelli, ma la vittoria più iconica in questo calcio amatoriale e scanzonato fu il Torneo interregionale, svoltosi a Pisa il 7 giugno 1908, e rimasto alla storia per le 3 partite in un giorno.

In un primo momento i biancocelesti avrebbero dovuto disputare solo la finale contro la vincente di un minitorneo a cinque squadre. Alla fine, dopo insistenze degli avversari, dovettero affrontare tre gare in una sola giornata. Vincendole tutte e portando a casa la Targa del Presidente. La Lazio vinse contro il Foot-ball Lucca, lo Spes Livorno e il Virtus Juventusque Livorno senza subire alcun gol. Per onor di cronaca l’undici titolare di quel torneo era il seguente: dos Santos, Ancherani, i fratelli Corelli, “rubati” la sera precedente alla rivale Virtus Roma, Saraceni, Pellegrini, Omodei, Faccani, Marrajeni, Federici e Bompiani.

Il peso specifico di Francisco dos Santos

Francisco dos Santos ebbe un ruolo importante nella Lazio di quell’epoca nonostante il contesto calcistico frugale e pioneristico. Scriverà di lui in alcuni articoli La Gazzetta dello Sport e ne verrà tratteggiato un ritratto approfondito nelle pagine del libro “Storia della Lazio” di Mario Pennacchia. L’artista di Sintra, dalla statura di 1,60 centimetri per 55 chilogrammi sorprendeva anche per questo contrasto tra fisicità e atletismo oltre che una spiccata tecnica di gioco, “piccolo, divertente…questo studente portoghese ha rivelato e imposto una vitalità sconvolgente. Salta più in alto di tutti, è il primo a correre, l’ultimo a mostrarsi stanco o arrendersi. È rapido, resistente, in breve, è un fenomeno attraverso il quale, ancora una volta, la natura sembra voler dire che non bisogna mai fidarsi delle apparenze”.

Durante le trasferte calcistiche dos Santos coglieva l’occasione per visitare i musei locali, acquisì così un grande bagaglio artistico e visivo vedendo dal vivo le opere. Nell’avventura romana produsse le opere Crepùscolo, Cigarra e Adolescência che rivelarono grandi capacità artistiche con stile proprio da cui si denota l’influenza di Rodin, grande attenzione al corpo umano e al movimento dinamico, dalle sculture si denota anche una forte espressività e un tardo-naturalismo con influenza simbolista. Le scadenze pressanti e alcune difficoltà economiche spinsero lo scultore-calciatore a tornare in Portogallo.

Il ritorno in Portogallo

Il ritorno a Lisbona di Francisco avvenne nella primavera del 1909 e portò alla partecipazione di esposizioni che ne accrebbero la popolarità in ambito accademico e culturale. Nel 1910, con l’avvento della rivoluzione repubblicana, dos Santos vinse un concorso pubblico per scolpire il busto di una figura allegorica femminile rappresentante la repubblica.

Per quanto riguarda il calcio, Francisco dos Santos iniziò a militare nello Sporting Clube de Portugal, nel quale si concluse anche la sua carriera. In seguito, si distinse per un grande dinamismo e promozione del calcio essendo il fondatore dell’Associazione Calcistica di Lisbona e arbitrando alcune gare saltuariamente.

La produzione artistica di dos Santos ne aumentò la popolarità con le opere Salomé nel 1913, Beijo nel 1915, Prometeu nel 1917. Ma la sua consacrazione avvenne con la vittoria del concorso per la costruzione del monumento al Marchese di Pombal. L’opera venne ideata e realizzata insieme agli architetti Adães Bermudes e António do Couto, il monumento ritrae il marchese, il grande ricostruttore di Lisbona dopo il terribile terremoto del 1755, e altre figure allegoriche.

Lo stesso si trova tutt’ora nella omonima piazza a Lisbona. Curioso il legame tra la piazza che ospita il monumento scolpito da Francisco dos Santos e i festeggiamenti delle squadre di Lisbona nella medesima in caso di vittorie calcistiche. Lo scultore però non ebbe la fortuna di vederla esposta perché avvenne sfortunatamente dopo la sua dipartita del 1930. Il connubio tra arte e calcio s’incarnava nella minuta ma mitica figura di Francisco dos Santos, artista e calciatore nel segno della latinità.

Guido Bruno




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