Intervista a Quarto: ‘Promessi Sposi parla della forza travolgente di innamorarsi di nuovo per una generazione che pensa solo al lavoro dei sogni”


Quarto

“Le mie canzoni sdrammatizzano e cercano di vedere il lato positivo dei problemi”. Quarto, al secolo Fabio Micciullo, ha una visione precisa della propria poetica musicale. Non sempre la positività è espressa a parole, può essere un pezzo malinconico come “Notti d’Aprile”, ma con una base anni Ottanta “che spinge”. L’importante è lasciare una bella sensazione, quasi di sollievo, come nel nuovissimo Promessi Sposi, scritto con il cantautore umbro Ventura. Una ballad indie pop, distribuita da Believe Music Italia ed edita da Miseria e Nobiltà Music, dall’atmosfera romantica e scanzonata stile anni Sessanta (videoclip qui). “Racconta di una generazione che pensa al lavoro dei sogni, alla realizzazione personale e alla carriera – spiega – ma che non considera mai l’amore come una priorità”. Il singolo è estratto dall’album d’esordio “Cantautori Panini”, in uscita prossimamente.
Il nome si ispira a come il padre lo presentava da piccolo: “Idd è u quart” (lui è il quarto figlio). Il 27enne è originario di Corigliano-Rossano, in Calabria, e risiede a Milano. Ha iniziato a fare musica a 19 anni quando si è diplomato alle superiori, ha rotto con l’ex e si è preso un anno sabbatico. La forte emozione scaturita dalla nascita di sua nipote nel 2018, lo ha portato a riprendere in braccio la sua chitarra e a comporre “Giulia”. I commenti positivi e l’iscrizione a sua insaputa da parte del padre ad Area Sanremo, in cui è arrivato fino alle semifinali nazionali, lo hanno spinto a trasferirsi a Milano per perseguire il suo sogno. Qui ha tirato su un team di oltre una ventina di persone che si occupano del suo progetto, grazie anche alle conoscenze acquisite frequentando i corsi del CPM Music Institute. In particolare, Yaari si occupa del management, e Nicolò Galassi è il producer. Quarto ha pubblicato anche altri singoli di rilievo come “Povera Italia” e “Balla Balla”.

Promessi Sposi si basa su un’esperienza personale specifica?
Molto spesso le mie canzoni parlano di sensazioni tradotte in parole. Quindi, viene fuori anche qualcosa di molto esagerato rispetto alla situazione reale. Quando credo di starmi innamorando, mi sento super preso, come se potessi vincere contro il mondo. Promessi sposi è il reincontro dell’amore dopo un po’ di tempo e il ricominciare a sentire quelle cose lì. Ad un certo punto l’amore arriva e quella sensazione ti travolge e cambia tutti i piani. Il giro di chitarra ti porta all’esatto momento in cui, durante un matrimonio, gli sposi ballano al centro della pista guardandosi con tenerezza, mentre i cieli tersi e il tempo si fermano, facendo vivere loro quel momento per sempre.

Per te l’altro aggiunge o compensa te stesso come persona?
L’altro, secondo me, deve essere in grado di starti vicino. Non deve né sostituire né colmare le tue o le sue lacune, ma aggiungere. Io ho il mio percorso e lei ha il suo. Se sono rose, alla fine fioriranno, come si dice, no?

Racconti di una generazione che non considera l’amore come una priorità, preferendogli la carriera. Per pensare all’amore, come dovrebbe cambiare il sistema in cui viviamo?
Sta tornando il benessere mentale e si sta capendo che lo sgobbare non porta molto lontano. C’è bisogno di spazi e tempi per cercare anche la propria serenità. Le persone più giovani sono abituate a trovare le risposte sui social, e questi ultimi ci stanno allontanando. La regola numero uno dovrebbe essere cominciare ad abbandonarli e a vivere la vita vera. Stiamo sviluppando una nuova sensibilità ed emotività, che sono le chiavi per tornare a pensare all’amore e ai rapporti tra le persone.

Com’è nata la collaborazione con Ventura?
Siamo amici e tutto è accaduto in modo naturale. Ci siamo conosciuti a Milano, in una delle solite serate musicali, in cui gira che ti rigira, ci conosciamo tutti. C’era già un apprezzamento reciproco. Quando l’anno scorso feci uscire Povera Italia, lui mi scrisse per complimentarsi per la canzone. Mi ha invitato in studio a creare qualcosa insieme. Avevo già scritto “Promessi sposi” a casa: la mia strofa e il ritornello, e poi Ventura ha inserito la sua strofa e abbiamo fatto un po’ di modifiche.

Cosa significa essere oggi un cantante indie pop, dopo che il genere si è un po’ sgonfiato negli ultimi anni?
L’indie pop non si è sgonfiato: è semplicemente diventato il nuovo pop e cantautorato, assieme al rap. Ha cambiato forma. Anche per questo motivo, ora siamo più abituati ad ascoltare parole inusuali, testi crudi e tematiche diverse rispetto a quelle del passato.

Copertina di Promessi Sposi ft. Ventura

Nella tua biografia affermi che Coez è il tuo padrino musicale e che è tra i cantautori più sottovalutati della nostra epoca. Per quale motivo lo pensi?
Lo penso perché è un artista in cui mi rivedo tanto, anche perché l’ho ascoltato per lungo tempo. È nato facendo rap, dopodiché si è orientato di più verso il pop e, per quanto mi riguarda, è uno dei music maker più grandi che abbiamo in Italia. Può piacere o non piacere, tuttavia, le sue linee melodiche sono molto forti; cioè, lui è veramente un hit maker e, al tempo di oggi, secondo me, è stato molto sottovalutato. Raramente ascolto cantautori o artisti che abbiano fatto il suo lavoro e creato opere così forti e potenti in questa nostra epoca.

Quali altri cantanti indie, passati e presenti, consigli?
Le mie figure di riferimento quando scrivo sono Frah Quintale, Coez, Calcutta, Cesare Cremonini, Pino Daniele, Marco Castello, Tropico, Ultimo, Battisti. Grazie ai miei genitori, da piccolo, durante i lunghi viaggi in macchina ho ascoltato molta musica napoletana, come Raffaello e Rosario Miraggio. Personalmente, apprezzo molto Gigi D’Alessio.

Per promuovere i tuoi singoli e i concerti ti metti parecchio in gioco, come quando fai la proposta di matrimonio ai passanti in Promessi Sposi. Quanto è importante mettere la faccia per un artista emergente?
È importante, anche perché emergere è davvero impossibile se rimani nella tua cameretta a fare le tue cose. Devi in primis uscire, conoscere gente, persone, crearti una rete. In realtà, oggi fare l’artista è praticamente tutto fuorché fare l’artista. Il livello è veramente molto alto, per il semplice fatto che gli emergenti stanno cominciando a capire come si fa.

Quali sono i tuoi prossimi progetti e a quali concerti parteciperai questa estate?
C’è un singolo in uscita il 10 luglio, ‘Per tutta la vita’, e un altro con un featuring a fine settembre o inizio ottobre. A luglio ho due festival: l’11 luglio il Magenta Summer Festival, 21 o 22 luglio – ancora non abbiamo la data precisa – al Sammaurock, a Villa Torlonia a San Mauro Pascoli in Emilia-Romagna. Quest’estate suono molto in Calabria e aprirò i concerti di qualche artista, di cui, per il momento, non so nomi e date.

Donatella Rosetti




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 redazione ascoli

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