Italia traina la transizione digitale tra fibra e servizi cloud


La Commissione Europea ha delineato la traiettoria per la transizione digitale del continente attraverso la pubblicazione del documento strategico State of the Digital Decade 2026. Questa comunicazione analizza in profondità lo stato di avanzamento delle infrastrutture, delle competenze e dei servizi pubblici digitali, offrendo una panoramica dettagliata delle risposte nazionali alle raccomandazioni comunitarie. I dati provenienti dallo speciale Eurobarometro del 2026 evidenziano come la sensibilità dei cittadini verso l’autonomia tecnologica sia ormai altissima. In Italia, ben l’81% della popolazione ritiene che la politica digitale debba rivestire una priorità cruciale nel plasmare il futuro comune. Le richieste dei cittadini si concentrano sul rafforzamento della cybersicurezza e della protezione dalle minacce online per il 91% degli intervistati, sulla promozione di programmi di educazione digitale per la medesima percentuale e su una regolamentazione più severa delle piattaforme online per il 90%.

digitale
Foto di Houston SEO Directory su Unsplash.

Emerge inoltre una chiara spinta verso la sovranità europea: l’85% degli italiani auspica una riduzione della dipendenza da paesi terzi per la fornitura di servizi digitali, l’86% chiede di dare priorità agli investimenti in infrastrutture controllate nel continente e ben il 66% si dichiara disposto a scegliere fornitori europei anche a fronte di costi leggermente superiori.

L’ambizione italiana e la mobilitazione delle risorse

L’Italia si dimostra decisamente ambiziosa nel contribuire agli obiettivi del Decennio Digitale, avendo fissato 14 obiettivi nazionali, allineati per il 79% ai target dell’Unione Europea per il 2030. La pianificazione strategica ha permesso di definire 13 punti di traiettoria nazionali per il 2025, e il monitoraggio istituzionale certifica che il 92% dei target risulta pienamente in linea con le tabelle di marcia. Dal punto di vista regolamentare e attuativo, il Paese ha dato riscontro al 13% delle 8 raccomandazioni emesse dalla Commissione nel 2025 attraverso l’introduzione di nuove misure.

Entro il termine del 2026, l’88% di tali interventi giungerà a conclusione. Per sostenere questa imponente trasformazione, il bilancio pubblico italiano ha stanziato 33 miliardi e 950 milioni di euro, cifra che rappresenta il 54% del budget totale delineato nella tabella di marcia nazionale. Più in generale, le risorse mobilitate sono massive: l’Italia destina il 26,5% dei fondi del proprio Pnrr alle politiche digitali, traducendosi in un ammontare pari a 49 miliardi e 800 milioni di euro. A questo stanziamento si aggiungono 6 miliardi e 100 milioni di euro derivanti dai fondi della politica di coesione, equivalenti al 14% del finanziamento totale di coesione assegnato al Paese.

Transizione digitale, connettività ed eccellenze tecnologiche

I dati del report riferiti all’anno 2025 certificano che l’Italia ha registrato una progressione eccellente sul fronte della connettività ad altissima capacità, superando in diversi comparti la media dei partner europei. La copertura della fibra fino alle abitazioni ha raggiunto il 77,6% della popolazione, evidenziando una crescita annuale del 9,6% e staccando la media europea che si attesta al 74%. La rete mobile mostra prestazioni altrettanto solide, con una copertura 5G di base che ha toccato il 99,8% del territorio rispetto al 96,8% della media continentale.

digitale-4digitale-4

Oltre alle reti materiali, l’Italia gioca un ruolo di primo piano nei settori di frontiera della tecnologia grazie a un ecosistema di semiconduttori diversificato e di ampie dimensioni, che unisce grandi attori industriali a una fitta rete di piccole imprese specializzate nella progettazione, nei materiali e nelle apparecchiature. Il Paese fa leva su notevoli capacità di calcolo ad alte prestazioni e sulla Strategia Italiana per le Tecnologie Quantistiche lanciata nel 2025, oltre a partecipare attivamente ai consorzi europei per le infrastrutture digitali e ai grandi progetti di comune interesse europeo nei comparti della microelettronica, del cloud di nuova generazione e delle tecnologie per la salute.

Imprese e tecnologie avanzate tra primati e ritardi di scala

La digitalizzazione del tessuto imprenditoriale italiano presenta dinamiche lodevoli per quanto riguarda l’adozione delle tecnologie correnti, sebbene emergano difficoltà nel salto verso i massimi livelli di intensità tecnologica. Le Pmi italiane che possiedono almeno un livello base di digitalizzazione sono l’89,5%, un dato ampiamente superiore al 71,4% registrato in Europa. Eccellenti risultano anche i tassi di diffusione del cloud computing, utilizzato dal 68,1% delle aziende nazionali contro il 46,7% europeo, e della data analytics, che si attesta al 42,7% a fronte del 39,9% della media continentale.

L’adozione dell’intelligenza artificiale ha raddoppiato la propria penetrazione in un solo anno raggiungendo il 16,4%, sebbene rimanga ancora al di sotto del 20% europeo. Le fragilità strutturali si manifestano invece nella limitata capacità di integrazione strategica delle tecnologie avanzate nei modelli di business e nella scarsità di imprese che raggiungono livelli altissimi di sofisticazione digitale.

Anche l’evoluzione delle startup sconta barriere sistemiche: nel 2026 l’Italia conta 13 punti rispetto agli 11 del rilevamento precedente. Nonostante l’incremento, il dato resta modesto se confrontato con i principali ecosistemi innovativi europei, a causa di un mercato del venture capital ancora asfittico nelle fasi avanzate di finanziamento e di un trasferimento tecnologico tra università e industria che necessita di maggiore efficacia.

Il nodo delle competenze e le raccomandazioni di Bruxelles

Il vero freno alla piena realizzazione della transizione digitale in Italia risiede nel capitale umano e nei divari interni alla popolazione. La quota di cittadini in possesso di competenze digitali almeno di base è salita al 54,3%, registrando un incremento annuale dell’8,9%, ma il distacco dalla media europea, fissata al 60,4%, resta significativo. Le disuguaglianze interne si ramificano lungo l’istruzione, l’età, il genere e il divario geografico tra aree urbane e rurali. A peggiorare il quadro contribuisce la carenza di specialisti Ict, che in Italia rappresentano appena il 3,8% degli occupati totali, in leggera flessione rispetto al 4% dell’anno precedente, mentre l’Unione Europea viaggia su una media del 5%.

digitale-2digitale-2

Sul versante dei servizi pubblici digitali, sebbene la sanità digitale e l’identità elettronica abbiano raggiunto la piena maturità grazie allo sviluppo dell’IT Wallet e del Fascicolo Sanitario Elettronico, la disponibilità transfrontaliera dei servizi per le imprese richiede forti miglioramenti. La Commissione Europea, come dettagliato nel documento, raccomanda quindi di completare la copertura della fibra nelle zone rurali, agevolare lo spegnimento della vecchia rete in rame, potenziare i percorsi di formazione per colmare il deficit di specialisti informatici e accelerare l’attuazione della governance sull’intelligenza artificiale, forte della recente legge numero 132 del 2025 che mette in campo 1 miliardo di euro per supportare le imprese innovative.

Leggi anche Transizione digitale, nodi strategici: data center e IA

Per ricevere quotidianamente i nostri aggiornamenti su energia e transizione ecologica, basta iscriversi alla nostra newsletter gratuita


#Adessonews seleziona nella rete articoli di particolare interesse.
Se vuoi leggere l’articolo completo clicca sul seguente link
 Redazione

Source link

Di