Un impegno comune per il dialogo, la pace, la lotta ai pregiudizi e la coesione sociale. È questo il cuore del Patto sottoscritto il 25 giugno all’Ara Pacis dai responsabili delle principali confessioni e tradizioni religiose presenti in Italia, riunite nel Tavolo interreligioso nazionale.
Il documento, che rende ufficiale e dà continuità all’esperienza denominata “La via italiana del dialogo. Le religioni nello spazio pubblico e per la coesione sociale”, nasce con l’obiettivo di consolidare una collaborazione stabile tra le diverse comunità religiose. I firmatari spiegano di aver deciso di redigere il Patto “per dare continuità e prospettiva al nostro lavoro insieme e per dare ufficialità a questa esperienza di dialogo”, definendolo un testo che vuole essere “rispettoso nelle parole, responsabilizzante nei contenuti, pragmatico e coraggioso nella sua concretezza e nella sua visione”.
Nel documento viene riconosciuto il contributo che ogni tradizione religiosa può offrire alla società attraverso i propri valori, le proprie radici e la propria ricerca spirituale. Secondo i firmatari, l’ascolto reciproco può “contribuire a sviluppare un clima di rispetto e di reciproca comprensione e a creare occasioni di incontro e collaborazione”.
Il Patto nasce in un contesto che le comunità religiose descrivono come segnato da una società “post-moderna secolarizzata, multiculturale e plurireligiosa”, ma anche “ferita da conflitti ed estremismi, anche pseudo-religiosi, derivanti da posizioni etnocentriche, prevaricanti, di chiusura e di colonizzazione culturale ed economica”. Per questo motivo i sottoscrittori affermano di condividere “l’importanza di agire insieme per il Bene comune, certi della rilevanza del dialogo interreligioso per lo sviluppo della società italiana”.
Uno degli elementi centrali del testo è l’impegno a preservare il dialogo anche nei momenti di maggiore difficoltà. “L’opzione per il dialogo è una scelta da percorrere con determinazione anche quando le posizioni divergono e quando le pressioni interne o esterne alimentano fratture e dissidi tra noi e potrebbero dividerci”, si legge nel documento. E ancora: “Nella circostanza in cui lo sviluppo del dialogo dovesse apparire difficile da mantenere, ci si impegna comunque a che i valori fondamentali condivisi nel Patto vengano preservati”.
I firmatari dichiarano inoltre di voler costruire “un sodalizio di religioni che promuova la coesione sociale, la dignità della vita e il senso di Comunità”, rafforzando il rapporto tra le realtà religiose e le istituzioni nello spazio pubblico.
Tra gli impegni assunti figura anzitutto quello di incontrarsi “nel rispetto e nell’ascolto reciproco”, in uno spazio caratterizzato da “chiarezza, sincerità e onestà delle intenzioni”. Le comunità si impegnano inoltre a educare i propri fedeli al dialogo attraverso percorsi di formazione, occasioni di incontro e iniziative di conoscenza reciproca.
Ampio spazio è dedicato alla collaborazione concreta per il bene comune. Le religioni firmatarie sottolineano di condividere valori fondamentali come “Pace, giustizia, carità, dignità, compassione, solidarietà, cura della vita e dell’ambiente, educazione, inclusione, libertà religiosa”, considerati la base per affrontare insieme le sfide sociali, ambientali e umanitarie «senza lasciare indietro nessuna e nessuno».
Particolarmente significativo è l’impegno a contrastare ogni forma di estremismo e discriminazione. Il Patto prevede infatti di “prendere posizioni nette e chiare” contro “l’’odio e le persecuzioni per motivi religiosi”, citando espressamente “l’antisemitismo, l’islamofobia e ogni altra forma”. I firmatari si impegnano inoltre a promuovere “narrazioni autentiche, responsabili e rispettose”, vigilando anche sull’uso del linguaggio.
Il documento dedica un capitolo specifico alla pace, affermando la volontà di “promuovere una cultura della Pace fondata sulla giustizia, sulla compassione e sull’interdipendenza tra i popoli, riconoscendo che la famiglia umana è una sola”. In questo contesto viene richiamata anche la necessità di contrastare la disinformazione e di ricercare la verità attraverso una conoscenza approfondita della storia e dei conflitti.
Tra gli impegni più concreti emerge anche il sostegno al disarmo nucleare e alla lotta contro il cambiamento climatico. Le comunità religiose si dichiarano infatti pronte a operare “per la salvaguardia della vita sul Pianeta”, sostenendo “ogni sforzo volto al disarmo nucleare e al contrasto del cambiamento climatico”, nella consapevolezza che “la Pace e la tutela dell’ambiente e degli ecosistemi sono responsabilità comuni e imprescindibili”.
Il Patto affronta inoltre il tema del rapporto tra religioni e istituzioni, impegnandosi a promuovere “la pari dignità di ogni religione di fronte allo Stato” attraverso un dialogo «critico e costruttivo” sul rapporto tra religione, laicità e politica nel contesto italiano.
Oltre agli impegni di principio, il documento individua una serie di possibili azioni concrete. Tra queste figurano l’istituzione di una Giornata nazionale del dialogo interreligioso, progetti condivisi di educazione alla pace e alla cittadinanza, iniziative per contrastare il clima d’odio tra persone di etnie e religioni diverse, programmi di incontro tra giovani appartenenti a differenti fedi, la valorizzazione del ruolo delle donne nelle comunità religiose, attività comuni di solidarietà e la creazione di reti locali e nazionali per affrontare temi come pace, migrazioni, ecologia, giustizia sociale e cura delle fragilità.
Il Patto prevede inoltre la possibilità di istituire un Fondo interreligioso comune destinato a sostenere iniziative e progetti di utilità sociale.
A sottoscrivere il documento sono stati i rappresentanti dell’Assemblea dei Rabbini d’Italia (Giuseppe Momigliano), dell’Assemblea Spirituale Nazionale dei Bahá’í d’Italia (Cristin Cappelletti), del Centro Islamico Culturale d’Italia (Naim Nasrollah), della Comunità Religiosa Islamica Italiana (Abu Bakr Moretta), della Confederazione Islamica Italiana (Mustapha Hajraoui), della Conferenza Episcopale Italiana (Matteo Maria Zuppi), della Federazione delle Chiese Evangeliche in Italia (Daniele Garrone), dell’Istituto Buddista Italiano Soka Gakkai (Alberto Aprea), dell’Istituto Tevere (Cenap Mustafà Aydin), della Sacra Arcidiocesi Ortodossa d’Italia (Polykarpos), della Sikhi Sewa Society (Singh Jagjit), dell’Unione Buddhista Italiana (Filippo Scianna), dell’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane (Livia Ottolenghi), dell’Unione delle Comunità Islamiche d’Italia (Yassine Baradai) e dell’Unione Induista Italiana (Franco Jayendranatha Di Maria).
Nel pomeriggio una delegazione dei firmatari verrà ricevuta al Quirinale dal Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, al quale sarà consegnata una copia del Patto, considerato dai promotori una base stabile per rafforzare il dialogo interreligioso e la coesione sociale nel Paese.
Letizia Lucarelli
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