Si è aperta questa mattina, dopo la celebrazione della Santa Messa nella Basilica di San Pietro, la prima sessione del Concistoro Straordinario, in programma il 26 e 27 giugno 2026. I lavori sono iniziati alle 9.30 nell’Aula Paolo VI con la partecipazione di 178 cardinali, riuniti in 18 gruppi di lavoro: otto composti da Cardinali Elettori Ordinari (compresi Nunzi e Cardinali Elettori che hanno concluso il servizio come Ordinari) e dieci formati da Cardinali Elettori della Curia Romana e Cardinali Non Elettori.
Dopo il canto del Veni Creator, il Cardinale Rueda Aparicio, moderatore della prima sessione, ha aperto i lavori dando la parola al Cardinale Re, Decano del Collegio Cardinalizio, per il saluto introduttivo. È quindi intervenuto Papa Leone XIV con il suo discorso di apertura.
Al termine dell’intervento del Pontefice, il Cardinale Rueda Aparicio ha richiamato la richiesta di aiuto rivolta dal Papa ai cardinali, assicurando il loro sostegno “con fede, gioia e disponibilità”. Ha poi introdotto il tema della sessione, “In quale mondo siamo chiamati ad annunciare il Vangelo?”, cedendo la parola al Cardinale Ryś, che ha proposto una meditazione biblica per accompagnare la riflessione nei gruppi di lavoro sulle “sofferenze, tensioni e interrogativi che attraversano oggi i popoli e le comunità ecclesiali” e sui “segni di speranza, di fedeltà al Vangelo e di possibile riconciliazione da portare all’ascolto comune”.
Dopo un prolungato momento di preghiera silenziosa, i cardinali hanno avviato il confronto nei rispettivi gruppi secondo le modalità previste. Ogni gruppo ha gestito autonomamente una breve pausa e alle 12:10, durante la plenaria, i segretari di dodici gruppi – tutti gli otto del primo insieme e quattro del secondo – hanno presentato una sintesi delle riflessioni condivise.
Nel corso degli interventi è stata evidenziata, in maniera unanime, la sofferenza vissuta dagli uomini e dalle donne nel tempo delle profonde trasformazioni sociali.
Tra i temi emersi figurano la crescente polarizzazione all’interno delle società e delle comunità, ritenuta causa di tensioni politiche e violenza e alimentata dalle fratture sociali, dall’uso di informazioni false e da una comunicazione che non favorisce l’incontro. È stato sottolineato come tali dinamiche rendano più difficile la governabilità e la convivenza e favoriscano il ricorso alla violenza per risolvere le controversie, fino agli antagonismi personali, all’aggressività e, sul piano internazionale, alle guerre e ai conflitti.
Diversi gruppi hanno richiamato il mancato rispetto delle minoranze religiose ed etniche in molte aree del pianeta, fenomeno che mette in crisi la libertà religiosa e può sfociare in ostilità o violenza, in particolare contro la Chiesa. In questo contesto alcuni gruppi hanno citato anche la crescita dell’antisemitismo.
Ampio spazio è stato dedicato all’individualismo esasperato, alla crisi della famiglia e alla solitudine, che colpisce anziani e giovani e viene indicata come causa di ulteriori fenomeni di disagio, tra cui l’aumento dei suicidi e dell’uso di droghe. Numerosi interventi hanno affrontato anche la condizione dei giovani nel contesto delle crisi economiche, finanziarie e del mercato del lavoro.
Molti contributi hanno inoltre evidenziato un diffuso senso di sfiducia, fatalismo e impotenza nei confronti delle istituzioni, della democrazia e del futuro, collegato anche al calo delle nascite, alla crescita della criminalità organizzata, della delinquenza giovanile e del narcotraffico. In questo quadro è stato richiamato anche il ruolo del secolarismo, della perdita dei valori trascendenti e spirituali e del senso della vita, insieme al diffondersi di una stanchezza e dell’assenza di una prospettiva di verità che rendono più difficile riconoscere l’alterità e costruire relazioni.
I cardinali hanno affrontato anche il tema delle migrazioni, sottolineando la necessità di confrontarsi con il fenomeno in maniera umana e cristiana, alla luce dei cambiamenti che esso produce nelle società e nelle comunità e dell’urgenza di sviluppare reali politiche di integrazione. Sono stati inoltre richiamati la crisi ecologica, la corruzione e le difficoltà della vita nelle grandi città.
Di fronte a questi scenari, tutti i gruppi hanno ribadito la necessità che la Chiesa si presenti come madre e luogo accogliente, anche attraverso una riorganizzazione delle parrocchie, capace di riconoscere i propri errori, trasformare la sofferenza in occasione di crescita e ricordare al mondo l’appartenenza a un’unica famiglia umana.
È emersa anche una forte consapevolezza della responsabilità affidata alla Chiesa nell’attuale momento storico. Numerosi gruppi hanno osservato che, mentre molte istituzioni vivono una crisi di credibilità, la Chiesa si sente chiamata a parlare con autorevolezza a favore della dignità della persona, della pace, della riconciliazione e del bene comune. Nei contesti in cui è vicina alla sofferenza delle persone, hanno osservato diversi interventi, la Chiesa può trovare quella credibilità che altre istituzioni hanno perduto.
Le riflessioni hanno inoltre sottolineato come la Chiesa si consideri esperta di relazioni autentiche e guardi al mondo con compassione, riconoscendo nei giovani una crescente sete di Vangelo, indicando la sinodalità come cammino provvidenziale per la Chiesa e per l’umanità, valorizzando la carità e la solidarietà come testimonianza autentica dei laici, riconoscendo nei migranti una possibile benedizione per le comunità di accoglienza e promuovendo il coinvolgimento di tutti nelle comunità di fede. È stato ricordato anche il valore della testimonianza della Chiesa quando vive come minoranza, «piccolo gregge» in molti Paesi del mondo.
Vari gruppi hanno inoltre richiamato l’importanza dell’educazione come luogo nel quale ricostruire il bene comune, la crescita delle vocazioni e la devozione popolare, insieme alla festa della fede del popolo di Dio, come segni di speranza.
Tra gli elementi indicati come segni positivi sono stati ricordati anche gli sforzi per il rifiuto della violenza, il dialogo ecumenico e interreligioso e il ruolo fondamentale della preghiera nel sostenere la pace. Nella stessa prospettiva alcuni gruppi hanno citato il recente viaggio del Santo Padre in Spagna e le parole di Papa Leone, definite “voce leale e libera in questo tempo”.
Papa Leone XIV è rimasto presente fino all’inizio dei lavori nei gruppi, facendo poi ritorno prima della ripresa della plenaria. Al termine delle relazioni ha rivolto un breve ringraziamento ai presenti, ribadendo il valore della partecipazione e del dialogo. Richiamando la meditazione del Cardinale Ryś e l’immagine dell’uomo vittima, quasi morto, il Pontefice ha affermato: “Se non siamo ciechi, è vero che c’è tanta sofferenza”. La solitudine e la sofferenza, ha aggiunto, rappresentano il risultato della società attuale e una sfida alla quale la Chiesa risponde invitando tutti alla comunione, non soltanto attraverso l’apertura delle chiese e la celebrazione dei sacramenti, ma anche creando occasioni ed esperienze di incontro.
La prima sessione del Concistoro Straordinario si è conclusa con la preghiera dell’Angelus. La ripresa dei lavori è stata fissata per le ore 16.
Letizia Lucarelli
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