QUEI GIOCHI DI NESSUNO – CosmoPolis


Il senatore Mario Turco, in un post social, invita a disertare i Giochi del Mediterraneo, collegando la manifestazione alla vicenda del Taranto Calcio e definendoli ‘soldi sprecati’. Il tutto all’indomani del dibattito seguito alle analisi della ex  conduttrice di Report e alle repliche del commissario Ferrarese

I Giochi del Mediterraneo di Taranto polarizzano il dibattito pubblico, intrecciando analisi giornalistiche, repliche istituzionali e reazioni politiche e riportando l’attenzione sulla tenuta e sulla narrazione stessa dell’investimento che accompagna l’evento.

A riaccendere la miccia è stato il senatore tarantino Mario Turco, il quale intervenendo in un post sui social, a commento delle dichiarazioni del Commissario Massimo Ferrarese, in replica a un’analisi di Milena Gabanelli sui Giochi del Mediterraneo, invita a disertare la manifestazione, legandone il destino alla vicenda sportiva del club rossoblù. “Che vergogna – scrive Turco – soldi sprecati per i giochi di nessuno! Senza il Taranto in D… disertiamo anche noi i Giochi!!”.

Il peso assunto dalle parole del senatore è rilevante considerato il fatto che le stesse giungono da un rappresentante istituzionale che conosce da vicino il percorso politico e amministrativo che ha portato Taranto verso questo appuntamento. Mario Turco, infatti, già senatore nel governo Conte I, ha ricoperto il ruolo di sottosegretario alla Presidenza del Consiglio nel Governo Conte II, con delega alla programmazione economica e agli investimenti. Una funzione che lo ha collocato proprio nell’ambito delle politiche di pianificazione degli interventi pubblici e della programmazione delle risorse.

Partiamo dal principio. Il primo Governo Conte non aveva ancora definito l’attuale dotazione finanziaria dei Giochi del Mediterraneo, che sarebbe arrivata attraverso provvedimenti successivi. Tuttavia, proprio durante quella fase venne costruita una parte della cornice normativa che avrebbe consentito negli anni successivi di programmare interventi legati ai grandi eventi sportivi, (con la legge di bilancio 2019).

La fase successiva, quella del Governo Conte II, coincide con il periodo in cui lo stesso Turco entra nell’esecutivo e in cui il dossier Taranto assume una dimensione più concreta sul piano della programmazione degli investimenti. Per questo il giudizio espresso oggi dal senatore appare politicamente significativo, non giungendo da un semplice osservatore, ma da chi ha assunto un ruolo istituzionale in una stagione nella quale il tema degli investimenti pubblici per il territorio era al centro dell’agenda pubblica.

Definire oggi i Giochi del Mediterraneo come “soldi sprecati” significa delegittimare un progetto ambizioso, depotenziando valutazioni altre su utilità delle opere, gestione delle risorse e priorità di spesa. Una lettura che, di fatto, non sembra tenere conto neppure delle puntualizzazioni dello stesso Ferrarese, ricondotte invece a un piano diverso rispetto a quello evocato nella polemica.

Ridurre inoltre, un progetto di sviluppo territoriale a una sola variabile, quella del risultato sportivo del Taranto Calcio, poi, appare miope, denunciando una percezione limitante e limitata. La vicenda della squadra rossoblù costituisce un tema di particolare sensibilità, (patrimonio identitario e sentimento popolare autentico). Ma anche qui lo scivolone sembra palese.

Con demagogia spinta, si cavalca l’onda di un emotività diffusa e riconosciuta, mutuandola in contestazione generalizzata in direzione di un progetto che ha una portata diversa e più ampia rispetto alle sorti della squadra. Arrivare a evocare la diserzione dei Giochi significa, di fatto, subordinare un appuntamento internazionale e le possibili ricadute sulla città a una vicenda sportiva, con il rischio di penalizzare non un singolo soggetto, ma la comunità tutta.

Va detto, e riconosciuto, che i Giochi sono un’occasione infrastrutturale, economica e di visibilità per un territorio che per anni ha dovuto fare i conti con crisi industriali, emergenze ambientali e una difficoltà strutturale ad attrarre investimenti.

Taranto, infatti, ha vissuto a lungo dentro il paradigma di una sostanziale monocultura industriale, penalizzando strategie di diversificazione e valorizzazione di altri settori. La conseguenza è stata una città rimasta esposta alle fragilità di un unico modello di sviluppo, senza riuscire pienamente a costruire alternative capaci di coniugare crescita economica, qualità della vita e nuove opportunità. In questo scenario, ogni investimento capace di aprire prospettive diverse (dalle infrastrutture allo sport, dal turismo alla rigenerazione urbana) dovrebbe essere ricalibrarti. La questione sollevata dalla ex conduttrice di Report e successivamente contestata da Ferrarese, avrebbe richiesto inoltre maggiore prudenza e approfondimento, magari confronto con gli attori chiamati direttamente in causa.

Sul fronte del ripescaggio del Taranto, andrebbe fatta una riflessione a parte. Il senatore infatti, avrebbe già avuto interlocuzioni con il presidente della Lega Nazionale Dilettanti Giancarlo Abete e con il responsabile del Dipartimento Serie D Luigi Barbiero, che avrebbero chiarito le motivazioni regolamentari alla base dell’impossibilità di procedere in quella direzione. Se confermata, questa circostanza renderebbe ancora più singolare il richiamo alla protesta contro i Giochi: Turco avrebbe infatti conoscenza diretta del quadro normativo e delle ragioni tecniche che regolano la vicenda sportiva. Dunque non si spiega.

Una certa narrazione, infine, rischia di cristallizzare l’idea di un Mezzogiorno destinato a non ambire, in servitù perpetua. Più una periferia da amministrare, che polo autorevole. I Giochi del Mediterraneo non sono certo una risposta a tutti i problemi di Taranto, ma di sicuro è una delle rare occasioni in cui una città può tornare a misurarsi con una dimensione diversa da quella dell’emergenza. Comprendere questo è abbastanza banale, ma necessario. Quei giochi “di nessuno” sono paternità dei tarantini. Peccato si sia mancato di coglierlo.


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 Paola Fornaro

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