Il ruolo del biometano e dei biocombustibili liquidi è diventato ormai centrale nelle strategie europee e nazionali volte alla decarbonizzazione, in particolar modo all’interno dei comparti industriali e logistici definiti difficili da abbattere. Questi settori, che spaziano dai trasporti pesanti all’edilizia residenziale fino alla grande industria, non possono essere interamente elettrificati nel breve periodo e necessitano di soluzioni transitorie e strutturali immediate. Tra le diverse opzioni disponibili, il biometano emerge come uno dei vettori rinnovabili più maturi e pronti per essere integrati nelle reti infrastrutturali già esistenti, sebbene manifesti ancora evidenti difficoltà nell’esprimere la totalità del proprio potenziale energetico ed economico.
I dati emersi dal Biomethane & Biofuels Report 2026, curato dall’istituto Energy & Strategy della Polimi School of Management del politecnico di Milano, evidenziano dinamiche di crescita di grande rilievo ma anche profonde criticità sistemiche che rischiano di rallentare la transizione ecologica del Paese.
Scenari di crescita e divario con gli obiettivi nazionali
L’analisi delinea per il 2030 una traiettoria di sviluppo della produzione nazionale di biometano che appare comunque significativa. Qualora si verificasse uno scenario ottimistico caratterizzato da uno sviluppo fortemente accelerato, la produzione potrebbe toccare i 3,8 miliardi di metri cubi all’anno entro il 2030, partendo da una base di 0,9 miliardi stimati per il 2025, con un incremento annuale composto pari al 25%. In una prospettiva più prudente e conservativa, che si limita a mantenere le attuali dinamiche di mercato, la produzione nazionale si attesterebbe invece sui 2,9 miliardi di standard metri cubi all’anno, registrando una crescita del 15% su base annua.
L’elemento di maggiore preoccupazione, evidenziato dallo studio, risiede nel divario rispetto ai traguardi fissati dal Piano Nazionale Integrato per l’Energia e il Clima. Il deficit stimato oscilla infatti tra 1,2 e 2,1 miliardi di metri cubi all’anno a seconda dello scenario considerato, a riprova del fatto che l’attuale quadro normativo e i sistemi di incentivazione in vigore non risultano pienamente sufficienti. Le proiezioni a più lungo termine, proiettate verso il 2035, aprono prospettive più ampie, con volumi attesi di 6,8 miliardi di metri cubi nello scenario di massima espansione e 5,1 miliardi in quello più cauto. Gli esperti precisano tuttavia che tali risultati resteranno subordinati alla natura, all’efficacia e all’orizzonte temporale dei futuri provvedimenti di sostegno che il decisore politico deciderà di implementare.
“Indispensabile che il policy maker adotti visione strategica”
A questo proposito, il direttore scientifico del report, Paolo Maccarrone, nella nota stampa conferma che l’afflusso dei fondi legati al Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza e i decreti di incentivazione degli ultimi anni hanno impresso una netta accelerazione agli investimenti. Questo fenomeno ha riguardato sia la riconversione dei vecchi impianti agricoli a biogas sia l’avvio di nuovi progetti, supportati anche da recenti riforme che hanno garantito una maggiore flessibilità sul piano operativo. Lo stesso direttore ammonisce però che questo trend positivo rischia di esaurirsi in tempi brevi, esaurendo la sua spinta una volta completati gli impianti che hanno già ottenuto le autorizzazioni nelle diverse procedure d’asta del decreto ministeriale del 2022.
Secondo Maccarone, sarebbe indispensabile che il policy maker adotti una visione strategica di lungo periodo per ridurre i margini di incertezza, rassicurare gli investitori e consentire uno sviluppo organico del mercato. Al di là dei sussidi, ritenuti ancora fondamentali a causa del divario di costo rispetto al metano fossile, il direttore scientifico sottolinea la necessità di intervenire sui nodi burocratici, sulla complessa bancabilità dei progetti, sulla frammentazione produttiva e sulle carenze logistiche di filiera.
Biometano, la frammentazione della filiera italiana ed europea
L’eccessiva segmentazione della catena del valore rappresenta uno dei blocchi strutturali più rilevanti riscontrati dagli attori industriali. La produzione italiana ed europea è infatti polverizzata in centinaia di siti produttivi di dimensioni ridotte e gestiti da una moltitudine di proprietà distinte. La mancanza di grandi soggetti aggregatori in grado di fare massa critica sul mercato penalizza lo sviluppo del comparto, rendendo difficile la stipula di contratti commerciali a lungo termine e una gestione integrata delle fasi chiave, che vanno dalla raccolta della biomassa ai processi di purificazione energetica, fino all’immissione in rete e alla vendita. Questa fragilità strutturale si scontra inoltre con i severi obblighi di tracciabilità e certificazione della sostenibilità ambientale imposti dai regolamenti comunitari.
Nel contesto nazionale, i decreti ministeriali del 2018 e del 2022 hanno stimolato il mercato fino a raggiungere, nel mese di giugno del 2026, un totale di 176 impianti in esercizio, la maggior parte dei quali avviata sotto il regime del primo decreto. La capacità produttiva complessiva italiana si attesta oggi a circa 115.000 standard metri cubi all’ora, equivalenti a poco più di un miliardo di standard metri cubi su base annua. La mappa della produzione evidenzia un forte squilibrio geografico a favore delle regioni settentrionali, dove risiede la quota maggioritaria dei siti attivi e di quelli in fase di cantierizzazione. La dimensione media degli impianti si differenzia in base alla matrice utilizzata, con circa 5 megawatt per le strutture alimentate da scarti agricoli e zootecnici e circa 11 megawatt per quelle dedicate al trattamento della frazione organica dei rifiuti solidi urbani, confermando una logica di prossimità alla materia prima utile a contenere l’impatto ambientale e i costi dei trasporti.
La transizione dei trasporti e lo sviluppo dei biocombustibili liquidi
Il comparto dei biocombustibili liquidi in Italia ha mostrato una sostanziale stabilità tra il 2019 e il 2024, con consumi oscillanti tra 1,4 e 1,6 milioni di tonnellate, una quota che rappresenta meno del 4% del fabbisogno energetico complessivo dei trasporti nazionali. Nell’ultimo anno della serie storica si è verificata una flessione del 9%, con i volumi scesi a 1,496 milioni di tonnellate rispetto ai 1,647 milioni dell’anno precedente. Nel mix tecnologico si registra una progressiva sostituzione del combustibile tradizionale Fame (Fatty Acid Methyl Esters) a favore del diesel idrogenato Hvo. Questo spostamento è motivato dal fatto che l’Hvo può essere impiegato puro nei motori a combustione interna attuali senza richiedere modifiche meccaniche, mentre il Fame necessita di una miscelazione tassativa con il gasolio fossile in percentuali ridotte. L’Hvo presenta inoltre forti affinità industriali con la produzione dei carburanti sostenibili per l’aviazione, offrendo interessanti economie di scala.
Le stime elaborate all’interno del report indicano per i biocombustibili liquidi in Italia una crescita dei consumi al 2030 compresa tra 2,2 milioni di tonnellate all’anno nello scenario base e 2,7 milioni di tonnellate nell’ipotesi di sviluppo accelerato. Per il 2035, la forbice commerciale si allargherà ulteriormente, oscillando tra 3,1 e 4 milioni di tonnellate complessive. In ogni scenario ipotizzato, l’Hvo si conferma il principale motore della crescita, arrivando a coprire una quota compresa tra l’85% e il 95% del mercato totale entro il 2035, mentre i prodotti tradizionali come il Fame andranno incontro a una contrazione costante. I carburanti sostenibili per il settore aereo, sebbene confinati oggi a quote marginali, assumeranno un’importanza strategica nel lungo periodo sotto la spinta dei vincoli normativi europei.
Leggi anche Siderurgia e biometano: acciaierie di Calvisano firma il primo accordo a “filiera corta”
Per ricevere quotidianamente i nostri aggiornamenti su energia e transizione ecologica, basta iscriversi alla nostra newsletter gratuita
#Adessonews seleziona nella rete articoli di particolare interesse.
Se vuoi leggere l’articolo completo clicca sul seguente link
Redazione
Source link






