Si è rinnovato anche ques’anno l’appuntamento con l’assemblea annuale degli iscritti all’Ordine dei Medici della Provincia di Catanzaro, presieduto da Vincenzo Antonio Ciconte, convocata per l’approvazione del bilancio consuntivo relativo all’anno 2025, dopo l’approvazione del bilancio preventivo avvenuta lo scorso mese di dicembre, ma anche per conferire la medaglia ai professionisti che hanno raggiunto i quarantacinque anni di iscrizione all’Albo professionale e per accogliere i giovani medici neo-iscritti. Un momento di rilievo per la categoria che ha registrato come di consueto una grande partecipazione. Al Consigliere Tesoriere dott. Colace il compito di illustrare il bilancio consuntivo. Ad aprire i lavori, presso l’Hotel Giglelmo, è stato il presidente Ciconte che nella sua relazione ha messo in risalto il significato simbolico dell’evento: «da un lato la riconoscenza verso chi ha dedicato una vita alla cura, dall’altro l’entusiasmo e la responsabilità di chi si appresta a intraprendere un cammino impegnativo, ma profondamente nobile. In questa continuità generazionale si esprime uno dei valori più autentici della nostra professione».
La vita associativa
«Mi preme ribadire un principio fondamentale, che non dobbiamo mai dare per scontato: il nostro Ordine professionale si sostiene esclusivamente attraverso la quota associativa. Una quota che resta tra le più basse in Italia, anche in rapporto al numero complessivo degli iscritti, e che consente comunque di garantire servizi efficienti, puntuali e accessibili a tutti i colleghi. Ricordo inoltre con orgoglio che il Consiglio Direttivo opera a titolo completamente gratuito, senza percepire alcun gettone di presenza, a differenza di quanto avviene in altri Ordini. Allo stesso tempo, il Consiglio è impegnato attivamente anche nel recupero delle quote non versate, grazie alla preziosa collaborazione del personale amministrativo. Desidero pertanto ringraziare per il loro lavoro quotidiano Anna Briatico, ormai in pensione da Dicembre, Franco Sacco, Tommaso Gigliotti, Liano Scarfone e l’Avv. Gianluigi Mosca, che assicurano con impegno e disponibilità il buon funzionamento della nostra struttura». Un pensiero poi ai Revisori dei Conti, con la Presidente Prof.ssa Marianna Mauro, e ai consulenti, la Dott.ssa Sandra Aloi e l’Avv. Virgilio Conte, per il prezioso supporto, la competenza e la costante disponibilità dimostrata.
Servizio Sanitario Nazionale
«Il Servizio Sanitario Nazionale attraversa una fase di profonda criticità strutturale – ha evidenziato il presidente Ciconte -. La pandemia da Covid-19 ha reso più evidenti fragilità già presenti da tempo: sotto-finanziamento rispetto ai bisogni crescenti della popolazione, difficoltà di programmazione della spesa, carenza di personale, frammentazione territoriale dell’assistenza e progressivo indebolimento della governance nazionale. La questione non riguarda soltanto l’aumento delle risorse, ma la capacità di restituire al sistema una visione complessiva, fondata su equità, prossimità e qualità delle cure. Gli incrementi previsti del finanziamento sanitario rappresentano un segnale positivo, ma devono essere valutati in rapporto al PIL, all’inflazione, all’invecchiamento della popolazione, alla crescita della domanda di salute, all’innovazione tecnologica e farmacologica e alla necessità di ridurre le liste d’attesa. Il rischio è che l’aumento nominale delle risorse non sia sufficiente a rispondere in modo strutturale ai bisogni reali del sistema».
Personale sanitario
«Un nodo decisivo – ha aggiunto – è rappresentato dal personale, vera infrastruttura del Servizio Sanitario Nazionale. Medici, infermieri e professionisti sanitari sono oggi sottoposti a una pressione crescente, determinata da pensionamenti, dimissioni volontarie, mobilità verso l’estero, passaggio al privato e nuovi fabbisogni legati all’attuazione del PNRR. La medicina generale mostra segnali particolarmente evidenti di sofferenza, con un numero crescente di assistiti per medico, età media elevata e ricambio generazionale insufficiente. Anche in ambito ospedaliero, la parziale ripresa numerica del personale appare più legata a misure emergenziali che a una reale programmazione strutturale. Il problema, quindi, non è solo quantitativo. Mancano ancora standard nazionali aggiornati sui posti letto, sui fabbisogni specialistici, sulle reti cliniche e sulla distribuzione delle competenze. Senza dati certi e criteri condivisi, il sistema rischia di continuare a rispondere in modo frammentario e reattivo, anziché attraverso una strategia nazionale coerente. Rendere attrattivo il Servizio Sanitario Nazionale significa garantire condizioni di lavoro sostenibili, percorsi di carriera chiari, riconoscimento delle competenze e politiche retributive adeguate alla responsabilità e alla complessità delle professioni sanitarie. In questo quadro assume rilievo centrale la governance nazionale delle professioni sanitarie».

La formazione al centro
«Lo stesso principio vale per la formazione medica e specialistica, che non può essere considerata separata dal Servizio Sanitario Nazionale né affidata a logiche frammentate. Formare un medico significa contribuire direttamente alla capacità del sistema di garantire cure sicure, appropriate e accessibili. Gli specializzandi sono ormai parte integrante dell’attività assistenziale e partecipano al funzionamento quotidiano delle strutture sanitarie. Per questo la programmazione delle scuole, dei posti e delle borse deve essere collegata ai reali fabbisogni assistenziali, alla distribuzione delle specialità e alle esigenze dei territori, sotto una regia nazionale forte e autorevole. Anche la contrattazione dei medici e dei dirigenti sanitari deve essere ricondotta a una visione di politica sanitaria. Assimilarla a una mera procedura amministrativa del pubblico impiego non consente di cogliere la peculiarità della funzione medica, caratterizzata da alta specializzazione, responsabilità clinica diretta, rischio professionale e impatto immediato sulla sicurezza dei pazienti. Il Ministero della Salute deve tornare ad avere un ruolo centrale nel collegare politiche contrattuali, programmazione del personale, attrattività delle carriere e sostenibilità del sistema».
Disuguaglianze territoriali
«Un ulteriore elemento critico è rappresentato dalle diseguaglianze territoriali. Tempi di attesa, accesso ai servizi, assistenza domiciliare, prevenzione, presa in carico della cronicità e garanzia dei LEA variano ancora in modo significativo tra Regioni e aree del Paese. Il luogo di residenza rischia così di incidere più del bisogno clinico sulle possibilità concrete di cura, in contrasto con i principi costituzionali e con l’universalismo del Servizio Sanitario Nazionale. È necessario costruire un sistema permanente di monitoraggio, correzione e sostegno, capace di individuare tempestivamente le aree in difficoltà e di colmare i divari strutturali».
Funzione pubblica essenziale dell’Ordine
«In questo scenario, gli Ordini dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri svolgono una funzione pubblica essenziale. Non sono semplici organismi di rappresentanza, ma organi sussidiari dello Stato, garanti della qualità professionale, della vigilanza sugli Albi, del rispetto del Codice Deontologico, della formazione continua e della tutela dei cittadini. La loro rete capillare rappresenta un osservatorio privilegiato sulla professione medica e odontoiatrica e costituisce una cerniera istituzionale tra Stato, Regioni, professionisti e cittadini. La tenuta futura del Servizio Sanitario Nazionale richiede dunque risorse adeguate, ma soprattutto una governance nazionale più forte, una programmazione fondata su dati reali, una valorizzazione concreta del personale sanitario e una riduzione effettiva delle diseguaglianze territoriali. Solo così sarà possibile riaffermare il principio secondo cui il diritto alla salute deve essere garantito con pari dignità, sicurezza e qualità in ogni parte del Paese».

Sanità in Calabria
Poi, un pensiero commosso ai colleghi che hanno terminato il loro percorso nell’ultimo anno e che con il loro impegno, la loro dedizione, il loro senso del dovere e la loro umanità, hanno contribuito a custodire e trasmettere i valori più autentici della professione medica. E ancora, non è mancata una riflessioni sullo stato della sanità calabrese: «La Calabria affronta da anni sfide complesse, in un contesto socio-politico ed economico fragile, che rende difficile non solo programmare, ma soprattutto gestire in modo efficace, efficiente ed equo un sistema sanitario ancora gravato da criticità strutturali e organizzative. I dati più recenti, come quelli riportati dalla Fondazione GIMBE, mostrano alcuni timidi segnali di miglioramento in determinati indicatori. L’AGENAS segnala che i tempi di attesa per le prime visite ed esami diagnostici sono in miglioramento rispetto al passato. Va riconosciuto l’impegno della Regione e delle istituzioni nazionali nel tentativo di affrontare nodi storici e problemi profondamente radicati. Tuttavia, è evidente che questi segnali, pur positivi, non sono ancora sufficienti. Serve una visione strategica chiara, condivisa e finalmente operativa, capace di tracciare il futuro della sanità calabrese. Occorre decidere quale modello di sanità vogliamo costruire: quale ruolo attribuire alla sanità pubblica, quale spazio riconoscere a quella accreditata, come rafforzare la rete ospedaliera e come garantire una reale integrazione tra ospedale, università e territorio». Per il presidente Ciconte «è necessaria una definizione più chiara delle funzioni dei diversi presidi, distinguendo in modo concreto il ruolo degli ospedali Hub da quello degli ospedali Spoke. La cronica carenza di medici nei presidi periferici, a fronte di una maggiore concentrazione professionale negli ospedali Hub, rappresenta uno dei nodi più critici del sistema. Non può essere affrontata soltanto con misure emergenziali, ma richiede politiche mirate di incentivazione, valorizzazione professionale, formazione e stabilizzazione».
Medicina di prossimità
«Un altro punto decisivo riguarda la sanità territoriale. Non possiamo più accettare che l’ospedale, e in particolare il pronto soccorso, diventi il primo e spesso unico punto di accesso per i cittadini, anche per condizioni croniche, fragilità o patologie che dovrebbero trovare risposta sul territorio. Medicina di prossimità, presa in carico del paziente cronico, assistenza domiciliare, prevenzione e integrazione tra professionisti devono diventare le basi di una nuova architettura sanitaria regionale. Solo rafforzando il territorio sarà possibile alleggerire la pressione sugli ospedali, ridurre gli accessi impropri e garantire cure più tempestive, continue e vicine ai bisogni reali delle persone. In questo quadro, ci auguriamo che le Case di Comunità possano rappresentare una reale svolta nella risposta a queste annose problematiche, favorendo una presa in carico più prossima, continuativa e integrata dei bisogni di salute dei cittadini. La sanità regionale ha bisogno di un rinnovamento concreto, non di annunci: una governance forte, competente e responsabile, capace di trasformare le intenzioni in atti efficaci».
Il ruolo dell’Ordine
L’Ordine dei Medici conferma dunque l’intenzione di offrire il proprio contributo con spirito istituzionale e costruttivo, vigilando, proponendo e dialogando con le istituzioni. «L’attività svolta dal nostro Ordine nel corso dell’ultimo anno ha continuato a concentrarsi, come da tradizione, sull’aggiornamento professionale, considerato pilastro imprescindibile della qualità della nostra comunità medica. Annuncio fin d’ora che il Corso di Management Medico Avanzato inizierà in autunno e ringrazio i componenti della Commissione, i dottori Lino Puzzonia, Gerardo Mancuso, Pino Caridi, Giancarlo Valenti, Andrea Dominjianni e Giovanni Petracca per l’impegno e la competenza nella progettazione dell’iniziativa e per il supporto convinto e continuo. Il corso di aggiornamento in odontoiatria, curato con instancabile dedizione dal Presidente della Commissione degli Odontoiatri, Dott. De Filippo, insieme ai suoi componenti, ha raggiunto ormai una qualità riconosciuta a livello nazionale. Mi congratulo per il successo consolidato negli anni e per la partecipazione sempre qualificata. Anche nel corso dell’ultimo anno, la Sala “C. Catuogno” ha continuato a rappresentare un punto di riferimento per i colleghi che ne hanno fatto richiesta per convegni, incontri scientifici, riunioni e manifestazioni di interesse professionale e sociale».
Medaglie per i 45 anni di professione
Tanti i ringraziamenti e tante le iniziative portate avanti dall’Ordine dunque: «Tutte queste attività testimoniano la vitalità dell’Ordine e la sua capacità di essere non soltanto luogo amministrativo e istituzionale, ma anche spazio di cultura, formazione, prevenzione, responsabilità sociale e collaborazione con le diverse realtà professionali, universitarie e associative del territorio». Momento particolarmente emozionante, la consegna della medaglia ai colleghi che hanno raggiunto i quarantacinque anni di iscrizione all’Albo: «Non si tratta soltanto di un anniversario professionale – ha chiarito Ciconte -. Questo riconoscimento rappresenta qualcosa di più profondo: la testimonianza concreta di una vita dedicata alla cura dell’altro, negli ospedali, nelle università, negli ambulatori, negli studi medici, nelle guardie notturne, nelle corsie affollate e nei luoghi spesso silenziosi della sofferenza. È il simbolo di una presenza costante, di una responsabilità assunta giorno dopo giorno, spesso lontano dai riflettori, con discrezione, competenza e dedizione».
I nuovi ingressi
E poi il messaggio alle giovani generazioni di medici: «Viviamo un’epoca di trasformazioni profonde, nella quale le innovazioni scientifiche e tecnologiche stanno ridefinendo il significato stesso della medicina. La nostra professione è al centro di un cambiamento epocale, che riguarda non solo il modo di curare, ma anche il modo di pensare la salute, la prevenzione, la diagnosi e la relazione con il paziente. L’intelligenza artificiale, in particolare, sta diventando uno strumento sempre più prezioso per l’elaborazione dei grandi volumi di dati clinici, diagnostici e genomici. In questo contesto celebriamo con orgoglio anche l’ingresso nella nostra comunità professionale dei giovani medici, che oggi pronunciano per la prima volta il Giuramento di Ippocrate. A voi rivolgiamo un augurio speciale, consapevoli che rappresentate non solo il futuro, ma già il presente di una sanità in trasformazione. Entrate in una professione impegnativa, che vi metterà alla prova, ma che saprà restituirvi senso e dignità ogni volta che riuscirete a essere davvero vicini alle persone che incontrerete: non solo con il sapere, ma con la capacità di ascolto, con la disponibilità, con l’empatia. La medicina che vi attende sarà sempre più complessa, tecnologica e interconnessa. Proprio per questo sarà ancora più necessario ricordare che nessun algoritmo potrà mai sostituire la relazione tra medico e paziente. Che il Giuramento che oggi pronunciate non sia soltanto una formula solenne, ma l’inizio consapevole di un cammino al servizio della persona, della salute e della dignità umana».
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R. G.
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