Cuba resiste: contro l’assedio dell’imperialismo, la dignità di un popolo non si piega (Editoriale di Luciano Vasapollo e Rita Martufi)


Ci sono popoli che la storia ha scelto come laboratori di emancipazione e, proprio per questo, come bersagli permanenti dell’imperialismo. Cuba è uno di questi. Da oltre sessant’anni l’isola socialista continua a subire un assedio economico, finanziario, commerciale e politico senza precedenti nella storia contemporanea. Un’aggressione sistematica guidata dagli Stati Uniti e sostenuta, troppo spesso, dalla subalternità politica dell’Unione Europea, incapace di affrancarsi dalle logiche atlantiste e di costruire una politica internazionale realmente autonoma, fondata sul diritto internazionale e sul rispetto della sovranità dei popoli.

L’embargo – che il popolo cubano chiama giustamente bloqueo – non rappresenta soltanto una misura economica. È uno strumento di guerra, un tentativo deliberato di strangolare un’intera nazione per provocarne il collasso sociale, alimentare il malcontento e favorire un cambiamento di regime imposto dall’esterno. È la negazione stessa del principio di autodeterminazione sancito dalla Carta delle Nazioni Unite.


Ogni anno, quasi all’unanimità, l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite condanna questo assedio criminale. Eppure Washington continua a ignorare la volontà della comunità internazionale, imponendo sanzioni extraterritoriali che colpiscono non solo Cuba, ma anche imprese, banche e governi di altri Paesi. Un’arroganza imperiale che rivela la natura profondamente antidemocratica dell’ordine mondiale dominato dal capitale finanziario occidentale.

A questa offensiva economica si accompagna una guerra mediatica permanente. Le grandi centrali dell’informazione occidentale raccontano una Cuba deformata, oscurando sistematicamente le responsabilità del bloqueo nelle difficoltà economiche dell’isola e ignorando i risultati straordinari raggiunti dalla Rivoluzione in materia di sanità pubblica, istruzione, ricerca scientifica, cooperazione internazionale e solidarietà tra i popoli.

Per questo assume un valore politico importante la crescente mobilitazione internazionale che, anche in Italia, denuncia il carattere fascistoide dell’assedio statunitense contro Cuba. Sindacalisti, intellettuali, artisti, associazioni e movimenti sociali continuano a ribadire che non può esistere alcuna giustificazione per una politica di soffocamento economico che colpisce soprattutto i lavoratori, gli anziani, i bambini e i settori più vulnerabili della popolazione.

La stessa solidarietà internazionalista che oggi si esprime verso Cuba si manifesta anche nei confronti del Venezuela bolivariano, recentemente colpito da una gravissima tragedia naturale. Mentre il popolo venezuelano affronta il dolore provocato dai devastanti terremoti, le potenze occidentali e i loro apparati mediatici proseguono una campagna di delegittimazione contro il processo bolivariano, cercando di trasformare perfino una catastrofe umanitaria in uno strumento di guerra politica.

La Rete di artisti, intellettuali e movimenti sociali in difesa dell’umanità in questi giorni ha richiamato l’attenzione della comunità internazionale sulla necessità di rafforzare la solidarietà concreta con il Venezuela e di denunciare le oltre mille misure coercitive unilaterali imposte contro il Paese. Quelle che vengono ipocritamente definite “sanzioni” costituiscono, in realtà, una forma di aggressione economica che produce sofferenze materiali e limita le capacità di risposta dello Stato davanti alle emergenze.


Il filo che unisce Cuba e Venezuela è lo stesso che attraversa oggi tutti i processi di emancipazione del Sud globale. È la resistenza contro un ordine internazionale costruito sulla subordinazione economica, sul ricatto finanziario, sulle guerre permanenti e sul saccheggio delle risorse dei popoli.

L’imperialismo contemporaneo non si limita più agli interventi militari diretti. Utilizza strumenti economici, mediatici, giudiziari e tecnologici per destabilizzare governi non allineati, promuovere rivoluzioni colorate, alimentare campagne di disinformazione e impedire qualsiasi modello alternativo al neoliberismo. È una guerra multidimensionale che pretende di presentarsi come difesa della democrazia mentre ne calpesta quotidianamente i principi fondamentali.

Cuba continua invece a rappresentare una straordinaria esperienza di dignità collettiva. Nonostante le enormi difficoltà materiali prodotte dall’assedio, il popolo cubano continua a difendere la propria indipendenza, il proprio progetto socialista e il diritto di decidere autonomamente il proprio futuro. Questa resistenza costituisce una lezione politica per tutti coloro che credono ancora nella possibilità di costruire un mondo multipolare fondato sulla cooperazione, sulla pace e sulla giustizia sociale.

Oggi più che mai diventa necessario rafforzare un internazionalismo concreto, capace di unire movimenti popolari, sindacati di classe, intellettuali critici e organizzazioni sociali nella battaglia contro le guerre, le sanzioni e tutte le forme di colonialismo economico. Difendere Cuba significa difendere il diritto dei popoli a scegliere il proprio cammino senza interferenze esterne. Significa opporsi alla barbarie del capitalismo finanziario globale e riaffermare il valore universale della solidarietà.

Per questo continueremo a denunciare ogni tentativo di criminalizzare la Rivoluzione cubana e ogni forma di aggressione contro i popoli che rivendicano la propria sovranità. La storia dimostra che nessun embargo, nessuna campagna mediatica e nessuna intimidazione potranno spegnere la forza di un popolo che ha scelto la propria libertà. Cuba resiste. E la sua resistenza continua a rappresentare una speranza per tutti coloro che non si rassegnano a un mondo governato dalla legge del più forte.


Luciano Vasapollo e Rita Martufi


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