Ecco perché il Welfare è diventato l’arma segreta delle imprese leader



Il Welfare Index PMI 2026 ribalta un luogo comune: le aziende che investono sui dipendenti crescono, assumono di più e aumentano gli utili

ll Welfare fa guadagnare il 40% in più alle imprese. In dieci anni le aziende che hanno raggiunto un livello “alto” o “molto alto” sono triplicate, passando dal 10,3% del 2016 al 33,9% del 2026. Anche le microimprese negli ultimi 10 anni hanno mostrato una crescita significativa. Infatti, il 24% di quelle con meno di 10 dipendenti ha ormai raggiunto un livello elevato di Welfare. Sono solo alcuni dei dati del Welfare Index Pmi 2026 di Generali, che quest’anno ha coinvolto 7.087 imprese, il triplo rispetto al 2016.

PROSPETTIVE E OSTACOLI PER LA COMPETITIVITA’ DELLE AZIENDE

Transizione digitale ed energetica, invecchiamento della popolazione, denatalità e impoverimento sono le sfide principali che attendono le aziende italiane. Il Welfare può rappresentare un alleato importante per vincerle. Il 57,7% delle imprese lo ha già compreso e prevede che le proprie iniziative di welfare cresceranno ulteriormente nei prossimi 3-5 anni. In particolare, le PMI indicano come priorità per lo sviluppo futuro il supporto delle associazioni di categoria (45,9%) e la formazione specializzata (45,4%). Tuttavia, solo il 5,5% delle imprese ha già attivato alleanze territoriali o reti d’impresa, segnalando un enorme potenziale ancora inespresso per i servizi di Welfare di prossimità. Non a caso, le imprese chiedono un supporto per aggregarsi, mettere insieme piani di Welfare condivisi accessibili sul territorio, consulenza.

“Le microaziende vanno accompagnate in tutte le transizioni che devono affrontare oggi: digitale, sostenibile etc. Non dimentichiamo che le microaziende spesso sono a conduzione familiare. Bisogna concedere tempo a queste realtà e investire sulla crescita di informazione e culturale. Esiste però anche un altro tema importante: la comunicazione. Infatti, nei territori italiani ci sono aziende virtuose che applicano il Welfare senza comunicarla”, spiega Fausto Bianchi, presidente della Piccola Industria di Confindustria e vicepresidente di Confindustria, nel corso dell’intervista rilasciata a Policy Maker a margine dell’evento.


“Il vero capitale di un’impresa è il capitale umano. Il welfare è un elemento di attrattività per i talenti, non bastano più gli stipendi”, ha sottolineato la ministra delle riforme Istituzionali, Elisabetta Casellati. “L’IA è la sfida più importante che dovremo affrontare. Dovremo dare alle imprese la competitività necessaria per vincere le sfide future”, ha sottolineato il ministro delle imprese e del made in Italy, Adolfo Urso. “Il tema della longevità è l’elefante nella stanza e si accompagna alla parola previdenza, che deve evolvere rispetto alla pensione integrativa del passato. Il tema è anche evitare che le persone scivolino verso la soglia di povertà, ma anche la qualità della vita. Un altro argomento è la non autosufficienza e i 4 milioni di italiani caregiver”, ha detto Massimo Monacelli, General Manager Generali Italia.

“La famiglia è sempre stata la rete primaria di protezione sociale. In particolare, la capacità di risparmio e di sostenere la mobilità sociale per i figli. Funzioni oggi fortemente sotto pressione. L’11% delle famiglie italiane sono rappresentate da un genitore solo con figli. Serve un Welfare di sussidiarietà”, ha detto Enea Dall’Aglio di Mbs Consulting.

COME È CAMBIATO IL WELFARE IN QUESTI 10 ANNI

Come è cambiato in questi anni il Welfare? Dal 2016 al 2026 il alto è salito dal 10,3 al 33,9%. Ci sono stati tre cicli: prima una rapida estensione delle aziende che praticano Welfare aziendale. Nel 2020 già quasi il 70 delle aziende lo pratica. La seconda fase inizia con il COVID, periodo in cui le aziende acquisiscono consapevolezza sociale. Negli anni il “Welfare strategico” come leva di business è cresciuto dall’8,5% al 19%. Al contrario, il “Welfare di conformità”, che si limita agli obblighi contrattuali, è crollato dal 42,7% al 18,2%.

“Il welfare ha vissuto una crescita significativa e si è evoluto. Oggi è un sistema che comprende salute, prevenzione, cure, conciliazione vita-famiglia. Serve un modello inclusivo, sostenibile e in grado di creare valore. Oltre 3 imprese su 4 hanno raggiunto almeno un livello medio”, ha affermato Giancarlo Fancel, Ceo di Generali Italia.

“Il livello di conoscenze sul Welfare aziendale è aumentato dal 31,6 del 2017 al 33,2 nel 2026, nel 2022 già è a 22,2. Le aziende con livello alto e molto alto hanno una capacità di coinvolgimento dei lavoratori maggiore. Il gradimento e utilizzo è al 13,3%”, ha sottolineato Dall’Aglio.


I BENEFICI ECONOMICI DI INVESTIRE NEL WELFARE

Esiste un “circolo virtuoso” tra investimenti nel benessere e risultati di bilancio, secondo il rapporto di Generali. Infatti, le imprese al massimo livello vantano un fatturato pro capite superiore del 20% rispetto alla media generale. In termini assoluti, queste aziende fatturano mediamente 396.000 euro per addetto, contro una media di 331.000 euro. Di fatto, l’utile pro capite delle aziende leader nel welfare è superiore del 40,5% rispetto alla media. L’utile medio per addetto di queste realtà sfiora i 21 mila euro, contro una media generale di 14.800 euro. Al tempo stesso, il 66,5% delle aziende con il massimo livello di Welfare ha registrato un incremento significativo del fatturato (oltre il 10%), a fronte del 59% della media generale. Infine, il 78,0% delle imprese con livello molto alto ha effettuato nuove assunzioni nell’ultimo anno, contro una media del 61,5%.

“Nel 2025 il 61% delle PMI ha effettuato nuove assunzioni. Percentuale che sale la 79% per le aziende competitive. Il Welfare quando pratico in modo evoluto riesce a tenere insieme dimensioni separate: qualità vita dei territori, competitività delle imprese, inclusione”, ha sottolineato Barbara Lucini, Responsabile Country Sustainability & Social Responsibility di Generali Italia.

LE AREE DI INTERVENTO

La sanità integrativa tramite fondi chiusi di categoria raggiunge il 32,4% delle PMI, ma crescono le iniziative autonome come le polizze sanitarie aziendali (11,0%) e i check-up (13,4%). La conciliazione vita-lavoro si conferma l’area con la maggiore iniziativa (55,6% delle imprese), ma segna un rallentamento post-Covid. Infatti, lo smart working è sceso dal 21,4% del 2024 al 17,0% del 2026. Sul fronte del capitale umano, la quota di lavoratori under 30 è più alta nelle aziende con welfare evoluto (21,1%) rispetto a quelle a livello iniziale (15,6%).

Le imprese leader nel Welfare convertono in assunzioni stabili il 40,2% dei tirocini, quasi il doppio della media. Infine, il 40,3% delle PMI aderisce a fondi pensionistici di categoria, ma solo il 26,7% attua iniziative di previdenza complementare che vanno oltre i minimi contrattuali. Inoltre, il welfare sta convergendo verso una visione di sostenibilità più ampia, secondo il rapporto. Il 55,2% delle imprese si pone obiettivi ambientali (il 22,4% in modo puntuale e verificabile). Il 22,0% delle aziende definisce obiettivi sociali espliciti, con una punta del 49,0% tra le aziende con profilo di welfare strategico. Il 20,1% delle PMI dispone ormai di una figura specifica che si occupa di Welfare, valore che sale al 36,6% nelle aziende con 251-1.000 addetti.



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 Edoardo Lisi

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