CNOP: prima indagine su usi, rischi e prospettive IA nella professione


Quasi 6 psicologi su 10 utilizzano già l’IA nella pratica professionale. Oltre la metà dei pazienti vi ricorre per affrontare aspetti emotivi e relazionali

Riceviamo e pubblichiamo.

L’Intelligenza Artificiale è già entrata nella pratica professionale degli psicologi italiani e, sempre più spesso, anche nella relazione terapeutica.

È quanto emerge dalla prima indagine nazionale promossa dal Consiglio Nazionale dell’Ordine degli Psicologi, CNOP, presentata oggi alla Camera dei deputati in collaborazione con l’Intergruppo parlamentare per la Sostenibilità Digitale e la Sovranità Tecnologica, che ha coinvolto 5.906 psicologhe e psicologi per offrire la prima fotografia del rapporto tra professione psicologica e Intelligenza Artificiale generativa in Italia.

I risultati restituiscono l’immagine di una professione aperta all’innovazione, ma consapevole che la trasformazione digitale richiede competenze, riferimenti etici e regole condivise.


L’Intelligenza Artificiale viene percepita non come un sostituto dello psicologo, ma come uno strumento da comprendere, governare e integrare responsabilmente nella pratica professionale.

Alla presentazione sono intervenuti l’On. Enzo Amich, promotore dell’Intergruppo parlamentare per la Sostenibilità Digitale e la Sovranità Tecnologica della Camera dei deputati; Francesca Schir, consigliera segretaria del CNOP; Valentina Di Mattei, Consigliera nazionale CNOP e referente del Gruppo di lavoro ‘Intelligenza Artificiale: innovazione, applicazione ed etica’; Luca Bernardelli, componente dello stesso Gruppo di lavoro del CNOP.

Il dato di adozione è già significativo: il 58,76% dei professionisti dichiara di aver utilizzato strumenti di Intelligenza Artificiale nella propria attività, soprattutto per la gestione documentale, la ricerca scientifica e le attività amministrative.

L’impiego nei contesti clinici più direttamente connessi alla relazione di cura – come psicodiagnostica, supervisione e attività terapeutica – rimane invece ancora limitato.

Ma l’Intelligenza Artificiale è già entrata nella relazione terapeutica. Oltre la metà dei professionisti, 55,04%, riferisce infatti che i propri pazienti utilizzano strumenti di IA per affrontare aspetti emotivi e relazionali, la solitudine o per ricercare informazioni diagnostiche.


Un dato che porta l’Intelligenza Artificiale all’interno del percorso di cura e apre nuove questioni sul piano clinico, etico e deontologico.
Le preoccupazioni della categoria sono altrettanto chiare.

Il 79,45% individua nell’illusione di cura e nell’autodiagnosi il principale rischio: la possibilità che strumenti automatizzati vengano percepiti come equivalenti a un professionista, ritardando o sostituendo l’accesso a un percorso di cura qualificato.

Seguono il rischio di una riduzione della relazione umana, 65,4%, la dipendenza emotiva dai chatbot, 52,6%, e la diffusione di contenuti non accurati, 47,1%.

L’atteggiamento prevalente resta comunque quello della curiosità, 75,89%, anche se il 36,20% dei partecipanti dichiara di provare timore e il 7,52% esprime un rifiuto esplicito.

Tra gli ostacoli principali all’integrazione dell’Intelligenza Artificiale emergono la mancanza di formazione specifica, 62,03%, i timori di natura etica, 57,63%, e l’assenza di linee guida condivise, 54,48%.


Il quadro che emerge è quello di una professione non contraria all’innovazione, ma consapevole della necessità di accompagnarla con competenze, regole e riferimenti deontologici.

Il segnale più forte arriva guardando al futuro. L’86% degli psicologi si dichiara disponibile a partecipare a percorsi di formazione e supervisione dedicati all’utilizzo consapevole dell’Intelligenza Artificiale in psicologia.

Una disponibilità che il CNOP interpreta come la richiesta di accompagnare la professione in questa trasformazione, attraverso formazione qualificata, linee guida nazionali e un quadro etico condiviso.

L’On. Enzo Amich, promotore dell’Intergruppo parlamentare per la Sostenibilità Digitale e la Sovranità Tecnologica della Camera dei deputati, ha affermato:

L’Intelligenza Artificiale rappresenta una sfida strategica per il nostro Paese: può rafforzare i servizi, sostenere il lavoro dei professionisti e ampliare le opportunità di accesso alle conoscenze.

Ma, soprattutto in ambiti delicati come quello della salute psicologica, non potrà mai sostituire il valore dell’ascolto, dell’empatia e della relazione umana.

I dati di questa indagine dimostrano che il mondo della psicologia sta affrontando questo cambiamento con apertura e consapevolezza.

È compito delle istituzioni accompagnare questa transizione, promuovendo competenze, regole condivise e un utilizzo dell’innovazione che metta sempre al centro la persona, tuteli i diritti e rafforzi la qualità della relazione di cura.

Francesca Schir, Consigliera segretaria del CNOP, ha aggiunto:


La sfida dell’IA ci obbliga a ridefinire ciò che vogliamo proteggere dell’umano.

Non solo il posto di lavoro o la prestazione professionale, ma la possibilità che le persone siano viste nella loro complessità, non ridotte a profili, previsioni, categorie di rischio o segmenti di mercato.

La psicologia può dare un contributo fondamentale perché conosce, studia e si interroga da sempre sulla complessità della persona

E sostiene che il benessere non coincide con l’efficienza, che la relazione non coincide con l’interazione, che la scelta non coincide con l’output, che la cura non coincide con la risposta. C’è sempre molto di più.

Per questo dobbiamo normare questi strumenti. Non per frenare il futuro, ma per renderlo abitabile e per difendere la qualità della relazione tra innovazione e dignità umana.

L’IA ci pone una domanda collettiva: vogliamo una tecnologia che sostituisca progressivamente il giudizio umano, o una tecnologia che renda il giudizio umano più competente, più responsabile, più equo.

Per Valentina Di Mattei, Consigliera nazionale CNOP e referente del Gruppo di lavoro ‘Intelligenza Artificiale: innovazione, applicazione ed etica’:

Questa è la prima indagine nazionale che misura il rapporto tra psicologi e Intelligenza Artificiale generativa.

Per la prima volta disponiamo di dati che ci consentono di superare impressioni e timori, comprendendo come la tecnologia stia già entrando nella pratica professionale e nella relazione di cura.

Da qui vogliamo partire per costruire formazione, linee guida e strumenti che accompagnino un’innovazione responsabile.

Tra le indicazioni emerse dall’indagine figurano la definizione di linee guida nazionali per l’utilizzo dell’IA nella professione psicologica, il rafforzamento della supervisione umana nei processi decisionali, lo sviluppo di competenze critiche ed etiche, l’investimento nella formazione continua e la promozione della ricerca sull’applicazione dell’Intelligenza Artificiale alla salute psicologica.

La survey rappresenta il primo passo di un percorso che il Consiglio Nazionale dell’Ordine degli Psicologi intende sviluppare insieme alle istituzioni, al mondo della ricerca e alla comunità professionale per definire regole, competenze e strumenti capaci di accompagnare l’integrazione dell’Intelligenza Artificiale nella pratica psicologica.

L’obiettivo è favorire un’innovazione responsabile, che valorizzi le opportunità offerte dalla tecnologia senza mai mettere in discussione il ruolo insostituibile dello psicologo, la responsabilità professionale e la centralità della relazione umana.


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