“Così Genova rischia di perdere i negozi di quartiere” – Lavocedigenova.it



Oltre duecento commercianti e dettaglianti genovesi si stanno organizzando, con tanto di futura associazione, per fermare quella che definiscono una rivoluzione destinata a cambiare il commercio ortofrutticolo cittadino. Al centro della protesta c’è l’ipotesi di spostare in orario diurno l’attività del Mercato ortofrutticolo all’ingrosso di Bolzaneto, in via Sardorella, oggi operativo nella fascia notturna e di prima mattina. Una prospettiva che, secondo fruttivendoli, ambulanti e dettaglianti, metterebbe a rischio la sopravvivenza dei negozi di quartiere.

Attualmente, il mercato ortofrutticolo è aperto agli acquirenti dal lunedì al venerdì non festivi dalle 4 alle 11. L’ipotesi temuta dai dettaglianti è invece quella di uno spostamento in fascia diurna, indicativamente tra le 11 e le 17, a partire dal gennaio 2027.

Un tema che, però. non nasce solo a Genova. A livello nazionale, infatti, il superamento dell’orario notturno nei mercati all’ingrosso è da tempo al centro del confronto tra operatori del settore. Fedagromercati ha pubblicamente sostenuto la necessità di avviare un passaggio verso l’orario diurno, presentandolo come una scelta di modernizzazione per le aziende che operano all’ingrosso

Tra i casi più significativi risulta alla cronaca quello di Torino. Al CAAT, il Centro Agro Alimentare, la sperimentazione del passaggio della contrattazione all’orario diurno era inizialmente prevista per il 18 maggio, ma è stata rinviata a settembre dopo il Comitato Operativo convocato dal presidente di CAAT S.c.p.A. su richiesta dei rappresentanti di APGO e del rappresentante dei movimentatori. Secondo quanto comunicato da APGO, il tema del superamento dell’attuale modello notturno è comunque “ufficialmente entrato nell’agenda dell’Ente Gestore” ed è riconosciuto come una concreta prospettiva di sviluppo e modernizzazione del centro torinese.


Sempre a Torino è stato concordato l’affidamento, da parte di CAAT S.c.p.A., di uno studio tecnico indipendente sull’impatto economico, logistico e territoriale del nuovo assetto orario, con particolare riferimento al Centro Agroalimentare, alla città di Torino e ai comuni limitrofi. “La scelta del rinvio non rappresenta in alcun modo un arretramento – aveva dichiarato Vittorio Rovetta, presidente di APGO – bensì un atto di maturità istituzionale e di responsabilità verso il Centro e tutti i soggetti interessati. Abbiamo deciso di ascoltare le istanze emerse nel confronto, pur nella consapevolezza della bontà e della necessità del cambiamento. Il percorso verso il diurno prosegue e oggi, più che mai, è irreversibilmente accettato”.

Un precedente che, a prescindere, viene guardato con forte preoccupazione dagli operatori genovesi, convinti che un eventuale cambio degli orari a Bolzaneto avrebbe conseguenze pesantissime non solo per la categoria, ma anche per i consumatori: prodotti meno freschi, problemi logistici, traffico congestionato e difficoltà enormi per chi ogni giorno deve rifornire negozi e banchi tra Genova, il Levante e il Ponente.

Arrivano persone da Alassio, da Sestri Levante, dalle due riviere. D’estate sarebbe impossibile movimentare i prodotti. La merce, quando arriva, è da buttare via per chi non ha mezzi isotermici. E poi come si può pensare di  lasciare il negozio al mattino per andare a comprare al mercato?”, afferma Anselmo L’Abbate, ambulante e tra i referenti della futura associazione dei dettaglianti.

La mobilitazione, spiegano gli operatori, sta crescendo rapidamente. “Stiamo formalizzando un’associazione di dettaglianti. Siamo già oltre 200 e cresceremo ancora. Molti colleghi sono ignari di quello che sta succedendo: bisogna far capire alle persone cosa sta accadendo”, prosegue L’Abbate.

Secondo i commercianti, il passaggio all’orario diurno rischierebbe di colpire soprattutto il commercio di prossimità, favorendo invece la grande distribuzione. “Si perderebbe il negozio di quartiere, quello dove la persona scende sotto casa a comprare prodotti freschi, quasi appena raccolti. Si darebbe una mano ai supermercati e si abbasserebbe la qualità dei prodotti venduti alle persone”, denuncia ancora L’Abbate.


A preoccupare è anche il tema della viabilità. Il mercato di Bolzaneto, già oggi punto di riferimento per un bacino molto ampio, dovrebbe essere raggiunto in pieno giorno da mezzi provenienti da tutta la provincia e dalle riviere e che, ovviamente, dovrebbero poi tornare indietro. “Come si fa a pensare di fare tutto questo in pieno pomeriggio? Sarebbe tutto congestionato. Il territorio è già al limite”, aggiunge.

I dettaglianti contestano anche le ragioni economiche dei grossisti che, a loro dire, starebbero dietro la spinta al cambio di orario. “Su 25 grossisti, sei hanno già cambiato idea e ascoltato le nostre ragioni. Per gli altri è solo una questione economica: chi ha venti dipendenti risparmierebbe non pagando il notturno. Qui, per loro, vince il dio euro”, afferma L’Abbate.

La contrarietà arriva anche dalle attività storiche di quartiere. Carlo Bruccoleri, fruttivendolo da oltre 35 anni, titolare del negozio “Al Mercatino” di via Sestri a Sestri Ponente, parla di “danno enorme per i piccoli imprenditori”. “Il mercato dei grossisti ci sta rovinando. Vogliono aprire di pomeriggio, così risparmiano sui dipendenti. Ma noi negozianti moriamo. Se io alle dieci del mattino devo lasciare il negozio per andare a comprare al mercato, come faccio? La roba poi marcisce, la viabilità è già congestionata e sarebbe un caos. Chi verrebbe più a comprare da noi?”.

Per i commercianti, la posta in gioco non riguarda solo una categoria, ma il modello stesso del commercio alimentare cittadino. “Ci stanno rovinando. Mangiare roba fresca non ha paragoni. Questa scelta rischia di inclinare tutto il sistema dei prodotti agroalimentari di Genova e non solo”, conclude L’Abbate.

La mobilitazione, per ora, resta sul piano del confronto e dell’organizzazione, ma i dettaglianti non escludono iniziative future. “Ci stiamo muovendo in modo pacifico, ma ci riserviamo azioni future. Siamo commercianti, vogliamo lavorare. Però bisogna sollecitare la popolazione e le cariche politiche, alle quali ci appelliamo, perché questa scelta riguarda tutti. Se non si farà nulla, il sistema rischia di collassare, e non solo quello genovese”, conclude L’Abbate. 


Il confronto del 3 giugno in Confcommercio

Il tema, a Genova, era già emerso nelle scorse settimane. Il 3 giugno, nella sede di Confcommercio Genova, si è svolto un incontro convocato dal presidente Alessandro Cavo per approfondire le indiscrezioni relative a una possibile rimodulazione degli orari del Mercato ortofrutticolo all’ingrosso di Genova Bolzaneto.

Alla riunione hanno partecipato, oltre a Cavo e alla direttrice Ornella Caramella per Confcommercio Genova, Gianni Ratto per SGM, Società Gestione Mercato, e Oscar Cattaneo in rappresentanza di FESEO Confcommercio, l’organizzazione dei dettaglianti ortofrutticoli.

Nel corso dell’incontro, SGM ha precisato che il tema degli orari del Mercato ortofrutticolo è attualmente oggetto di discussione a livello nazionale e, di conseguenza, anche locale, alla luce del dibattito avviato in altre importanti realtà italiane. Al tempo stesso è stato chiarito che una questione di questa portata deve essere valutata con il coinvolgimento di tutti i componenti della filiera, dai grossisti ai dettaglianti, dagli ambulanti ai mercati rionali, fino alle associazioni di categoria.

Confcommercio Genova ha ribadito il proprio ruolo di sede di confronto e mediazione tra le categorie, sottolineando la necessità di evitare contrapposizioni interne e di affrontare ogni eventuale evoluzione attraverso un percorso di concertazione preventiva. Particolare attenzione è stata posta alla salvaguardia del commercio di prossimità e dei negozi ortofrutticoli di quartiere, considerati un presidio economico e sociale fondamentale per la città.

Una linea di confronto che, tuttavia, non ha spento le preoccupazioni degli operatori del dettaglio. Proprio dalle indiscrezioni e dal timore che il cambio di orario possa diventare concreto sta nascendo oggi la mobilitazione dei dettaglianti, che chiedono a gran voce chiarezza, garanzie certe e un coinvolgimento reale prima di qualsiasi decisione.





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 Federico Antonopulo

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