Dalle atmosfere andaluse di Tangeri all’energia di Marrakech, in un tour del Marocco in sette giorni (senza aereo): ecco l’itinerario.
Il Marocco non è un Paese che si lascia raccontare in modo lineare. Bisogna attraversarlo, più che visitarlo, ed è proprio questo che rende così bello un itinerario da nord a sud, tra coste atlantiche e montagne, medine e città blu, passando dal deserto, in un road trip che è parte del senso stesso del percorso.
Ci sono le strade che scorrono tra colline e uliveti, le piazze immobili nel tempo, i souk che si aprono all’improvviso dietro un portone e, più avanti, il paesaggio che diventa lunare, in un passaggio onirico tra rumori e silenzio
Per raggiungere la prima tappa di questo itinerario, Tangeri, ti consigliamo di approfittare del servizio navi e traghetti per acquistare i biglietti comodamente in app.
In vacanza senza aereo: il tour da Tangeri a Marrakech
Questo itinerario è pensato per darti il meglio del Marocco del nord e del Marocco imperiale: parte da Tangeri, porta d’ingresso sullo Stretto di Gibilterra, sale verso Chefchaouen, uno dei borghi più belli del mondo, attraversa città storiche e, passando dal deserto, scende poi verso Marrakech.
Giorno 1 – Tangeri, tra Mediterraneo e Atlantico
Tangeri è una città di confine nel senso più ampio del termine. Qui si incrociano l’Europa e l’Africa, il Mediterraneo e l’Atlantico, la storia coloniale e quella più antica, araba e berbera. Il modo migliore per iniziare l’esplorazione è camminare nella medina, dove le stradine bianche e i piccoli negozi ti fanno entrare subito in atmosfera. Tangeri va assorbita, guardando i dettagli, i muri sbiaditi, le terrazze affacciate sul mare.
Da non perdere il Kasbah Museum, ospitato nell’antico palazzo del sultano, e il belvedere sullo Stretto di Gibilterra, da cui si intravede la costa spagnola. Fermati al Café Hafa, uno dei luoghi più iconici della città, per un tè alla menta davanti al mare.
Giorno 2 – Chefchaouen, la città blu
Da Tangeri sali verso le montagne del Rif per raggiungere Chefchaouen: noterai subito la differenza con Tangeri, dalla città portuale al borgo arroccato, dalla vivacità cittadina a un luogo che sembra costruito per essere fotografato e vissuto con lentezza. Chefchaouen è famosa per le case dipinte di blu, ma ridurla a questo sarebbe davvero poco.
Il centro storico è piccolo, intimo, perfetto da visitare a piedi. Le stradine sono ripide ma piacevoli, piene di porte azzurre, vasi di fiori, gatti assonnati e piccoli negozi artigianali. Il cuore della città è Place Uta el-Hammam, con la sua atmosfera tranquilla e i tavolini all’aperto, mentre la Kasbah offre un punto di vista interessante sulla storia del luogo e sui panorami circostanti. Sali verso i punti più alti della città nel tardo pomeriggio: la luce rende il blu ancora più intenso.
Giorno 3 – Da Chefchaouen a Fès, lungo la strada dell’interno
Il trasferimento verso Fès è una tappa importante del percorso, perché marca il passaggio dalla dimensione più intima del nord a una delle grandi città storiche del Marocco. Fès è una città complessa, stratificata e piena di vita.
Puoi iniziare la visita dalla Medina di Fès el-Bali, uno dei centri storici più grandi e meglio conservati del mondo arabo-islamico. Qui il senso del viaggio cambia: non sei più davanti a un borgo scenografico ma dentro una città che è stata per secoli un fulcro di cultura, religione e commercio. Le vie strette, i suq e le madrase si susseguono con una logica non subito immediata.
Giorno 4 – Fès, la città storica
Fès merita un giorno intero, se possibile anche di più. Tra le tappe da non perdere ci sono la Madrasa Bou Inania, una delle scuole coraniche più belle del Marocco, e le concerie, dove la lavorazione della pelle avviene ancora in modo tradizionale. L’impatto visivo è forte, ma è anche uno dei modi più diretti per capire quanto la città conservi gelosamente la memoria delle attività artigianali.
Da vedere anche la Moschea e Università di Al-Qarawiyyin, uno dei luoghi più importanti del sapere islamico, e le aree del mercato specializzate in spezie, metalli, tessuti e oggetti d’uso quotidiano. Fès è ricca di contrasti: può sembrare caotica, ma dietro quel caos c’è un ordine tutto suo, fatto di ruoli, mestieri e tradizioni, forse la città che più di altre ti fa capire la profondità del Marocco.
Giorno 5 – Da Fès a Merzouga, verso il deserto
Il quinto giorno è dedicato a una delle tratte più memorabili del viaggio, quella che porta verso Merzouga, nel sud-est marocchino, ai margini del deserto del Sahara. Qui il paesaggio cambia gradualmente. Colline, altipiani e villaggi spariscono piano piano, lasciando spazi sempre più aperti e aridi.
Merzouga è famosa per le dune dell’Erg Chebbi, uno dei luoghi più scenografici del deserto marocchino. Qui l’atmosfera è fatta di silenzio, luce e sabbia. Se pernotti in un campo nel deserto, la notte sotto il cielo stellato è un’esperienza che difficilmente potrai dimenticare.
Giorno 6 – Da Merzouga a Ouarzazate, tra oasi e paesaggi da film
Lasciato il deserto, il viaggio prosegue verso Ouarzazate, passando per vallate e oasi che mostrano un altro volto dell’entroterra marocchino. È una giornata di trasferimento, ma non per questo meno interessante. Lungo la strada incontri paesaggi molto diversi tra loro, villaggi in terra cruda e palmeti che rompono la continuità del territorio arido.
A Ouarzazate puoi visitare la Kasbah di Taourirt, uno dei complessi architettonici più belli della zona, e anche gli studi cinematografici che hanno reso la città una specie di capitale del cinema in Marocco. Qui sono stati girati molti film e serie famosissimi, tra cui Il Gladiatore e Game of Thrones.
Giorno 7 – Ultima tappa, Marrakech
L’ultima tappa è Marrakech, che, dopo i giorni precedenti, sembra un’esplosione di energia. Qui il viaggio cambia di nuovo il suo ritmo: la città rossa è rumorosa, vivace, affascinante, piena dei profumi della cucina marocchina. Il cuore è la piazza Jemaa el-Fna, che al tramonto si riempie di suoni, bancarelle, voci e profumi.
Nel centro storico di Marrakech puoi visitare i souk, il Palazzo Bahia, la Madrasa Ben Youssef e, da non perdere, i Giardini Majorelle, che offrono un contrasto netto con il caos della Medina. Marrakech è il finale perfetto perché sintetizza tutto il viaggio: il fascino delle città, l’intensità dei colori, la stratificazione culturale e quella sensazione di essere arrivato in un luogo che non smette di cambiare.
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Rossella Rocco Corallini
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