Come ogni anno nel mese di luglio a Pamplona è tornato a farsi sentire il chupinazo, il botto del razzo pirotecnico che per tradizione a mezzogiorno del 6 luglio segna l’inizio dei festeggiamenti per San Fermín. La festa di San Firmino andrà avanti fino alla mezzanotte del 14 luglio, quando il nostalgico canto del “Pobre de mí” sigla la fine delle celebrazioni, fra le più sentite e vive in Spagna.
La corsa dei tori alla festa di San Firmino in corso a Pamplona, Spagna (EPA/J.P. URDIROZ)
Vestiti con il tradizionale abito bianco e il fazzoletto rosso al collo, i Sanfermines richiamano centinaia di migliaia di visitatori: al centro dell’attenzione è l’Encierro, la corsa dei tori lungo le vie del centro storico.
Ma quest’anno si è verificato qualche attimo di puro panico fra le persone coinvolte nella corsa davanti ai tori: cinque feriti, di cui tre i ricoverati con trauma cranico e qualche contusione, anche se nessuno è risultato ferito dalle cornate dei tori.
La corsa dei tori alla festa di San Firmino in corso a Pamplona, Spagna (EPA/J.P. URDIROZ)
Secondo i dati diffusi dal Comune di Pamplona sono state oltre 12mila le persone che hanno affollato Plaza del Ayuntamiento per assistere al Chupinazo. Ai rischi si aggiunge il pericolo del caldo che in questi giorni affligge la Navarra. Con un livello di allerta arancione, le autorità hanno fatto appello alla massima prudenza raccomandando ai presenti di idratarsi adeguatamente evitando gli alcolici e l’esposizione al sole, soprattutto nelle ore centrali.
Come nasce la festa
Fazzoletti rossi al collo e fra le ringhiere dei terrazzi che si affacciano sulla piazza del Palazzo dell’Ayuntamiento: tutti sono in attesa. Celebrata anche dal romanzo “Fiesta” di Ernest Hemingway, la manifestazione per San Firmino affonda le sue radici in una storia antichissima, che intreccia devozione religiosa, commercio del bestiame e tradizioni popolari.
Chi era San Firmino
San Firmino è il patrono di Pamplona e della Navarra. Secondo la tradizione cristiana sarebbe nato nella città romana di Pompaelo, l’attuale Pamplona, tra il III e il IV secolo. Convertito al cristianesimo, divenne vescovo e intraprese l’attività missionaria in Gallia.
La tradizione racconta che venne martirizzato ad Amiens, dove fu decapitato durante le persecuzioni contro i cristiani. Ancora oggi Amiens conserva importanti reliquie del santo, mentre Pamplona continua a celebrarlo come patrono.
Perché la festa si celebra a luglio
Può sembrare curioso, ma il giorno dedicato a San Firmino secondo la liturgia cade il 10 ottobre. Anticamente le feste diventano anche occasione per combinare matrimoni, fare affari e incontrarsi: le piazze diventavano mercato e luogo sacro.
Già dal XVI secolo a Pamplona la ricorrenza religiosa iniziò ad intrecciarsi alla tradizionale fiera estiva del bestiame, che attirava allevatori, mercanti e viaggiatori da tutta la Navarra. Tuttavia, le celebrazioni autunnali erano spesso penalizzate dal maltempo e dalla difficoltà di organizzare grandi fiere all’aperto. Nel 1591 la data definitiva della manifestazione popolare fu fissata intorno al 7 luglio, giorno che ancora oggi rappresenta il cuore delle celebrazioni.
Come nasce l’Encierro
La celebre corsa dei tori non nasce come esibizione: si trasformò in spettacolo solo nel corso del tempo. Nel Medioevo Pamplona ospitava una grande fiera del bestiame che richiamava allevatori e mercanti da tutta la regione. Durante i giorni di festa si svolgevano anche le corride e i tori destinati agli spettacoli dovevano essere condotti dai recinti fino alla piazza cittadina: accompagnati dai mandriani e dai buoi, percorrevano le strette vie del centro.
La corsa dei tori alla festa di San Firmino in corso a Pamplona, Spagna (EPA)
Con il tempo alcuni giovani iniziarono a correre davanti agli animali, dapprima per dimostrare coraggio e abilità, poi quasi come una sfida. Ciò che era un semplice trasferimento del bestiame si trasformò gradualmente in una tradizione popolare, fino a diventare l’Encierro moderno. Il termine spagnolo encierro deriva dal verbo encerrar, cioè “rinchiudere”, infatti indica proprio il momento in cui i tori vengono condotti e infine fatti entrare nei recinti o nell’arena.
Come si svolge l’Encierro
Ogni mattina, dal 7 al 14 luglio, alle 8 in punto vengono aperti i recinti. Sei tori destinati alla corrida del pomeriggio, accompagnati da alcuni buoi, percorrono circa 875 metri attraverso il centro storico di Pamplona fino alla Plaza de Toros.
Il tragitto dura in media tra due e quattro minuti, anche se ogni edizione è diversa: gli animali possono procedere compatti oppure separarsi, rendendo la corsa imprevedibile. Il percorso attraversa alcuni dei luoghi più celebri della città: Santo Domingo, Plaza del Ayuntamiento, Mercaderes, la lunga Calle Estafeta, Telefónica e infine l’ingresso nell’arena.
La festa di San Firmino a Pamplona, Spagna (Epa)
Le regole per partecipare
L’Encierro è aperto ai maggiorenni, ma esistono regole precise. Non è consentito correre sotto l’effetto di alcol o droghe, né utilizzare oggetti che possano ostacolare il passaggio degli animali. È vietato provocare i tori, toccarli o attirarne l’attenzione.
Secondo le regole chi cade deve cercare di proteggersi rimanendo immobile fino al passaggio della mandria. Lungo tutto il percorso sono presenti operatori sanitari, polizia e personale di sicurezza.
Il ruolo del fazzoletto rosso
Uno dei simboli più riconoscibili della festa è il fazzoletto rosso annodato al collo. Secondo l’interpretazione più diffusa, ricorda il martirio di San Firmino e il suo sangue versato durante la decapitazione.
Il resto dell’abbigliamento, invece, è tradizionalmente bianco: un contrasto cromatico che identifica immediatamente i Sanfermines. Il fazzoletto viene indossato soltanto dopo il Chupinazo, il razzo che il 6 luglio apre ufficialmente la festa dalla balconata del municipio. Sembra che sia stato un impiegato comunale a dare l’idea di un razzo pirotecnico, che dal 1940 è diventato un rito.
Una tradizione oggi al centro del dibattito
La festa continua a rappresentare uno degli eventi simbolo della cultura popolare spagnola, ma negli ultimi decenni è diventata anche oggetto di un acceso confronto sui diritti degli animali.
Anche quest’anno non sono mancate le proteste: alcuni attivisti hanno sfilato attraverso le strade di Pamplona ricoperti di vernice rossa per richiamare l’attenzione sulla sofferenza degli animali e chiedere il superamento delle corride.
La questione continua a dividere l’opinione pubblica. Da una parte c’è chi considera i Sanfermines un patrimonio storico e identitario della Navarra; dall’altra ci si chiede se le tradizioni secolari non possano e debbano evolversi, conservando il loro valore culturale ma trovando nuove forme di espressione. Un confronto che suscita nuovi interrogativi sul futuro a cui desideriamo dare forma.
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