Il problema di vederci troppo!


Riflettevo:ritengo di essere ritenuto spesso strano, pesante, pignolo, preciso, pedante, meticoloso, scrupoloso, minuzioso e puntiglioso può anche essere che sia così, sull’altro piatto della bilancia c’è età, cultura, esperienza, professionalità, e queste si possono provare con i documenti, poi educazione, attenzione, coerenza, responsabilità e queste si  mettono alla prova pratica della vita della realtà.
Tutto questo preambolo per giustificare ciò che scrive Friedrich Nietzsche“Colui che vede troppo finisce per non adattarsi a nessun posto.Chi vede troppo, finisce per non appartenere a nessun luogo.”
Questa massima di una profondità brutale, tocca una corda molto umana, parla di quel punto di non ritorno che si raggiunge quando ci si sveglia a certe verità sulla vita, su noi stessi o sul mondo, e riesce a sintetizzare un avvertimento a tutta l’umanità, con tutto il peso della consapevolezza che ne deriva.
Colui che vede troppo finisce per non adattarsi a nessun posto, a non trovare un luogo in cui sentirsi veramente a casa, e aveva ragione perché è proprio così, l’eccesso di lucidità porta a percepire le ipocrisie e le illusioni sociali e a non riuscire più ad omologarsi a conformarsi.
Nietzsche evidenzia che quando inizi a vedere davvero, sei attento ai dettagli, ai particolari, impari a osservare le espressioni del viso, la mimica facciale, a cogliere le sfumature dietro i sorrisi, a distinguere le crepe sotto le maschere, a interpretare i canali principali della comunicazione non verbale.
Quando comprendi veramente la natura della realtà e le sue finzioni, le interpretazioni, i sorrisi falsi, i silenzi forzati o al contrario i discorsi ad alta voce, la gioia e la felicità tanto contraffatta quanto forzata, quando inizi a percepire il vuoto, non solo della gente ma, anche delle persone che conosci, allora diventi quasi incapace di toccare, vedere, ascoltare, vivere in questo mondo di ombre dove tutti fingono ci sia solo luce,non riesci piu neppure a fingere che tutto vada bene.
Capisci che molti non vivono, si lasciano vivere, oppure imitatano, scimmiottano il vivere degli altri, a loro volta falsi come la AI, guardi il loro cercare di riempire il tempo anche con qualsiasi cianfrusaglia, la loro fretta con cui tentano di riempire i vuoti. 
Nietzsche aveva già capito che svegliarsi a certe verità ti rende uno “strano”, anche tra i tuoi simili.
E più li osservi e più ti senti distante, ti chiamano strano, anomalo, complicato, diverso ma, non è diversità, é lucidità, é vedere il mondo per quello che è senza filtri, senza rumore di fondo, senza il frastuono circostante che impedisce anche di pensare quel poco.
La consapevolezza lucida di chi osserva in profondità, crea disillusione nei confronti degli scontati contesti sociali condivisi, per cui si smette di accettare le convenzioni, le abitudini e le illusioni della vita quotidiana.
Ci si sente fuori posto nei luoghi di sempre, straniero fin tra i propri affetti, distante nelle conversazioni che una volta bastavano.
Questo non è un atteggiamento sprezzante o di superiorità verso gli altri, non è superbia, orgoglio, alterigia, presunzione, boria e arroganza, non è un’esagerata stima di sé, non è sentirsi migliore, ma solo sentire, percepire di più.
Perché se uno non deve niente a nessuno e non si aspetta niente da nessuno, tranne che da Lui, allora impara a non cercare più approvazione, a non inseguire più consensi, impara a non abbassare la testa per far piacere e far stare comodi gli altri.
Vedere e sentire troppo non è una virtù o un dono romantico, Nietzsche il filosofo dell’abisso, aveva ben compreso che la conoscenza può essere unabenedizione, ma anche un peso, la lucidità non è sempre un dono comodo, perché poi non si ritorna indietro, quando vedi con chiarezza, non puoi più fingere di essere cieco. 
Anche se talvolta si vorrebbe tornare semplici, forse più ingenui, addirittura stupidi, ma non si può più, è come una ferita che non si rimargina, diventa parte di te non solo del nostro modo di pensare, di vedere e sentire le cose, ma del nostro modo di essere.
Ma si prova quella sensazione di trovarsi su un altro livello di coscienza, dove non si riesce più a connettersi con ciò che prima ci sembrava normale. Quello che una volta ci dava conforto, ora non lo fa più, e questo può far male.
Si genera un senso di estraneità dalle abitudini, si inizia a capire che non serve adattarsi a tutto, e che perchi vede in profondità, forse ilsegreto è proprio accettare che non si è più fatti per certi posti.
Il non riuscire più a vivere nelle mezze verità, lo scegliere la verità, anche quando questo fa male, l’incapacità di fingere o tornare indietro, trasforma questa visione, questa consapevolezza che sisintetizza nel dramma di una profonda e dolorosa condizione di ALIENAZIONE e di ISOLAMENTO
Dove il termine ALIENAZIONE, in sociologia e filosofia, è inteso lo stato di estraniazione e smarrimento dell’individuo, in psicologia descrive un senso di distacco e isolamento, mentre un tempo, in psichiatria, era riferito alla perdita di contatto e di disconnessione con la realtà.
Quando uno vede in profondità, vede cose che gli altri ancora non vogliono vedere, quando uno inizia a vedere anche le ombre e non solo le luci, questo può farci diventare profondamente solitario.
“Chi vede troppo porta con sé una solitudine profonda: quella di non poter più tornare indietro.”
L’ISOLAMENTO non è solo vuoto, non è sempre assenza ma, è anche la via verso la propria autenticità, è un proprio spazio sacro, fertile, dove nasce una nuova versione di se: più autentica, più integra, più libera, sostenuta dall’amor proprio,anche se costa molto cara.
La solitudine va solo capita, perché è solo il prezzo della consapevolezza, e in questa solitudine c’è potenza e pace, e allora si deve capire che:
Non sei solo!Sei solo arrivato prima!
Ci si può sentire estranei alla società, al mondo ma, non bisogna però fissarsi troppo perché si rischia di essere risucchiati da questo abisso, nello stesso tempo non bisogna cercare di adattarsi, perché se ci sente fuori posto, è solo perché si è imparato a vedere, senza filtri, ciò che altri ancora negano.
C’è un momento nella vita in cui qualcosa si spezza per sempre: non fuori, ma dentro di noi.
Bisogna restare lucidi, svegli, soprattutto VERI, perché chi vede troppo non appartiene a nessun luogo…ma, forse ha imparato a capire che appartiene finalmente solo a sé stesso.
Buona riflessione.
Roberto Kudlicka 


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 Roberto Kudlicka

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