La crisi dell’agricoltura ci salverà


Ci dicono che il nostro olio extravergine pugliese è ancora nelle cisterne dei frantoi pugliesi; i bene informati gridano allo scandalo e al disastro imminente che va evitato “Altrimenti rischiamo di perdere un patrimonio identitario”. Stessa cosa accade per altri prodotti della nostra Terra. I rappresentanti dell’agricoltura piangono.

Ma questi rappresentanti della nostra agricoltura non si sono accorti che viviamo in un mondo antidentità??? Se la sinistra è mondialista mentre la destra, a modo suo, pure che si attendava? Perché continuate ad appoggiare questa politica? E poi sinistra e destra si chiedono: quanto vale questo settore dell’olio? Una frazione di quello che vale la Grande Distribuzione!!!! Vorrà dire che comanda quest’ultima! E basta! Per loro non v’è altro da dire! Forse qualcuno si preoccuperà dei voti legati a questo settore e quindi correranno ai ripari. Ma non v’è altro se non una sorta di pietas e basta. Questa è la situazione, nei Palazzi della politica non abbiamo chi conosce e difenda la nostra identità cioè la nostra nazione.

Per decenni ci hanno detto che il futuro dell’ulivicoltura sta nella qualità; con un prodotto di qualità -sostenevano i soloni dell’olio- si possono spuntare prezzi migliori. Qualche mese fa, quando il prezzo si è avvicinato ad essere migliore, ci si accorge che la gente comune non vuole pagare un litro di olio più di dieci euro -per buono che sia- e quindi il distributore specie se multinazionale, trova il modo per accontentare il consumatore; certo, deve arrampicarsi sugli specchi e qualche irregolarità non può non farla ma una cosa è certa: tutti cospirano per togliere soldi al produttore della materia prima: è il loro mestiere! dal frantoiano amico, al grossista, all’importatore, alla grande distribuzione, al negoziante…tutti assieme cospirano a favore del consumatore semplicemente perché questo è il loro mestiere.

Così il consumatore ormai si è abituato al gusto dell’olio a basso prezzo di ignota provenienza e ancora più ignota lavorazione e miscela e quindi attende di avere quello; altro che qualità! è lui che comanda e quindi anche in futuro nessuno si preoccuperà di altro che di lasciare le cose come stanno.  Nei Palazzi delle Istituzioni che sono in tempi di guerra, in cui volano miliardi come chicchi di riso ad un matrimonio, chi ha tempo da dedicare alla identità???? o alla salute della gente? o ancor meno al buon gusto e al ben mangiare?


In sintesi: il futuro è ben peggio del presente. Che fare? Si può mai sostenere la volontà di vendere più caro un prodotto? Può mai la politica andare contro il consumatore così platealmente? Senza parlare di quello che sta dietro l’interesse di interi Stati ed esportatori esteri a vendere i loro prodotti contrabbandandoli per italiani? E come si può immaginare di impedirlo nei mercati d’oltralpe e d’oltremare? Peraltro interi settori manifatturieri (e non solo) sono stati spazzati via dalla caduta delle frontiere e dalla idea mondialista per quale ragione l’olivo si deve salvare?

C’è una sola risposta possibile: serve una nuova idea politica per l’olio ma ancor più per l’Italia e cioè per le identità regionali italiane. L’olio di oliva deve essere la linea del Piave che deve fermare la barbarie che ci invade. Si chiudano immediatamente le frontiere all’arrivo di altro olio come provvedimento eccezionale e provvisorio e si prepari un piano di difesa di tutto il made in Italy. Piano che deve proporre anche ai paesi esportatori verso l’Italia dei loro prodotti un piano di collocazione del loro prodotto che sia soddisfacente.

Anche i burocrati europei devono capire che i bilanci delle multinazionali devono essere al servizio della gente e non l’inverso. Tutti devono capire che il modello della multinazionale che compera in capo al mondo per unificare i consumi dell’intero pianeta non può andar bene per tutto; anzi non va bene per nulla e gli stati e le comunità di stati non sono dei luoghi di incontro e mediazione tra manager delle grandi società.

Il mondialismo è stato ucciso (meglio: si è ucciso) dalle pandemie, dai vaccini, dalle guerre,.. ormai ognuno deve pensare a se, i mari non sono sicuri, i cieli ancor meno, i commerci e l’energia sono allo sbando … la dimensione nazionale è l’unica gestibile. Vadano a casa i politici senza idee e cultura a cominciare da quelli europei che forse conoscono le loro realtà nazionali non certo la nostra: è questione di vita o di morte. Consegnare il destino della nazione e quindi delle varie identità che la costituiscono ad un Generale significa che i nostri politici non hanno ormai più una idea del nostro interesse nazionale; anche il tentativo in gran parte riuscito di ricreare l’IRI  sotto mentite spoglie nazionalizzando di fatto mezza Italia certamente mette al riparo da probabili appetiti internazionali ma comunque sono un ulteriore accentramento di potere a Roma senza in nulla comprendere che le grandi imprese anche se a controllo politico italiano sono dei costi per il cittadino italiano anche se a vantaggio della politica nazionale e non del capitale finanziario internazionale.

Nessuno dei decisori politici sa che l’albero di ulivo ha la proprietà di creare ossigeno più di moltissime altre colture come è stato dimostrato tecnicamente da “alberami” una società del settore altamente specializzata. Se si volesse veramente salvare gli ulivi si dovrebbe retribuire il conduttore del fondo per la sua opera di difesa e valorizzazione delle piante di ulivo. Con le rilevazioni aerofotogrammetriche è un gioco da ragazzi rilevare il numero delle piante esistenti in ogni azienda e inviare al proprietario una somma annua per ripagarlo del lavoro svolto a favore del nostro ambiente (ovviamente con la esclusione degli impianti superintensivi che invece sono un grave danno per l’ecosistema). Anche l’Europa deve riconoscere l’apporto della nostra agricoltura al risanamento dell’ambiente degradato dalle industrie.


Capiranno tutto questo in alto loco? Non è sicuro e quindi ci vuole molto tempo perché la nottata passi e molti si arrenderanno prima!

Canio Trione


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 Redazione Il Corriere Nazionale

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