tra transizione energetica, agricoltura circolare e l’evoluzione delle B Corp


La transizione ecologica e sociale non è più un obiettivo futuro, ma una realtà operativa che sta ridisegnando le strategie delle imprese italiane. Che si tratti di siderurgia, agricoltura, tecnologia o cosmesi, la parola d’ordine è una sola: integrazione. Integrare l’efficienza finanziaria con l’abbattimento delle emissioni, e legare indissolubilmente il profitto all’impatto positivo su territori e comunità.

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Le ultime novità del panorama nazionale – dall’accordo energetico tra GreenYellow e GIVA, all’alleanza green tra Cooperativa San Martino e ForGreen, fino ai traguardi B Corp di Davines e Olivetti – tracciano la mappa di questo cambiamento sistemico.

GreenYellow e GIVA: l’Energy-as-a-Service per la grande industria

Nel settore industriale ad alta intensità, gestire direttamente gli asset energetici può immobilizzare risorse finanziarie preziose. Per superare questo limite, GreenYellow (specialista della transizione energetica decentralizzata) e il Gruppo GIVA (colosso della siderurgia) hanno siglato un accordo di servizio (Service Agreement on-site) della durata di 20 anni.


La formula dell’Energy-as-a-Service

L’accordo si basa sul modello Energy-as-a-Service (EaaS): GreenYellow rileva la gestione operativa degli impianti fotovoltaici già presenti nei siti GIVA di Visano (Brescia) e Cella Dati (Cremona), occupandosi di manutenzione, esercizio e ottimizzazione delle performance. In questo modo, GIVA può continuare a consumare l’energia pulita prodotta in loco in modalità autoconsumo, liberando però capitale prezioso da destinare al proprio core business.

I numeri dell’accordo in Lombardia

La partnership valorizza due impianti strategici per una potenza complessiva di 11 MWp:

  • Visano (Brescia): impianto fotovoltaico a terra con sistemi di inseguimento solare (tracker) da 8 MWp.

  • Cella Dati (Cremona): impianto su copertura da 3 MWp.

L’impatto ambientale e produttivo:

Con una produzione annua di 15,5 GWh di energia rinnovabile, i due siti copriranno circa il 50% del proprio fabbisogno energetico. Dal punto di vista ecologico, l’operazione evita l’immissione in atmosfera di oltre 6.510 tonnellate di CO₂ all’anno, l’equivalente dei consumi elettrici di più di 8.030 famiglie.

Agrifood sostenibile: Cooperativa San Martino e ForGreen alleate sul territorio

Anche il settore zootecnico e agricolo sta accelerando sulla strada dell’autosufficienza energetica. La Cooperativa Agricola San Martino (realtà veneta che associa oltre 70 aziende avicole) ha stretto un’alleanza strategica con ForGreen Spa Società Benefit, pioniera dell’energy sharing in Italia.

Parametro Dettaglio dell’iniziativa energetica
Impianti installati 34 impianti fotovoltaici sui tetti degli allevamenti (negli ultimi 15 anni)
Potenza complessiva 2.340 kWp (generazione di circa 2.700 MWh/anno)
Autoconsumo 40% dell’energia autoprodotta direttamente in sito
Fornitura residua 100% energia rinnovabile certificata a livello europeo EKOEnergy fornita da ForGreen

I benefici economici e ambientali

Grazie alla sinergia con ForGreen, che ritira l’energia in eccesso prodotta da impianti agrivoltaici e di altre aziende agricole per redistribuirla nella rete dei soci, la Cooperativa ottiene un duplice risultato:

  • Risparmio economico: oltre 25.000 euro all’anno di benefici aggregati per gli allevamenti associati.

  • Impatto ecologico: riduzione di 1.500 tonnellate di CO₂ all’anno, equivalenti al consumo medio annuo di circa 550 utilitarie (o a 3.000 barili di petrolio risparmiati).

Il movimento B Corp in Italia: l’eccellenza di Davines e il debutto di Olivetti

Mentre l’energia pulita ridisegna i processi produttivi, il modello societario delle aziende italiane evolve verso la trasparenza e la responsabilità sociale. La comunità italiana delle B Corp si conferma una delle più dinamiche d’Europa, superando le 390 aziende associate per un fatturato complessivo di oltre 23,5 miliardi di euro.


Davines Group: 10 anni da B Corp sotto il segno del modello rigenerativo

Il Gruppo Davines, pioniera della cosmetica professionale (con i marchi Davines e [ comfort zone ]), festeggia un decennio di militanza nel movimento ottenendo la sua quarta ricertificazione. Il gruppo di Parma è tra le prime aziende a livello globale ad aver superato l’esame dei nuovi e più severi standard di B Lab, che abbandonano il vecchio sistema a punteggio per valutare le aziende su 7 aree d’impatto fondamentali:

  • Azione per il Clima: misurazione e certificazione di terza parte della Carbon Footprint di tutte le filiali globali.

  • Circolarità e Tutela Ambientale: analisi del ciclo di vita del packaging in 26 Paesi e coinvolgimento di 22 fornitori strategici su obiettivi comuni al 2030.

  • Missione & Stakeholder Governance: prevenzione del greenwashing (in linea con la direttiva UE in vigore da settembre 2026) e adozione del canale di ascolto pubblico “We Listen To You”.

  • Lavoro Equo, JEDI e Diritti Umani: introduzione della policy globale Fair & Inclusive Recruiting (con divieto di richiedere lo storico salariale ai candidati) e piani d’azione pluriennali per la diversità e l’inclusione.

Olivetti ottiene la certificazione B Corp

Sulla stessa scia si muove il settore tecnologico. Olivetti, la fabbrica digitale del Gruppo TIM specializzata in IoT (Internet of Things) operante nell’ambito di TIM Enterprise, ha ufficialmente ottenuto la sua prima certificazione B Corp.

Il riconoscimento corona un percorso iniziato nel 2022 con la trasformazione in Società Benefit e valorizza l’impatto positivo delle sue soluzioni tecnologiche. Le piattaforme dati e i sistemi IoT di Olivetti aiutano infatti pubbliche amministrazioni e imprese a rendere più efficienti città, uffici e infrastrutture, dimostrando come la digitalizzazione possa essere uno dei più potenti alleati della sostenibilità.

Un cambio di paradigma industriale

Le esperienze di GIVA, Cooperativa San Martino, Davines e Olivetti dimostrano che la transizione ecologica non è un percorso uniforme, ma un vestito da cucire su misura per ogni settore.

Che si tratti di valorizzare tetti agricoli, cedere la gestione di grandi impianti fotovoltaici per liberare cassa, o riscrivere lo statuto aziendale per proteggere i diritti umani e l’ambiente, l’industria italiana sta dimostrando che generare profitto ed elevare l’impatto positivo sul pianeta non sono obiettivi opposti, ma le due facce di una stessa strategia di crescita a lungo termine.


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