Nella storia dei popoli di tutto il mondo ci sono eventi storici minori, secondo i canoni globali, che però assumono una cifra identitaria fortissima. Uno di questi è certamente la guerra di 74 giorni per le Isole Falkland/Malvinas che vide opporsi Inghilterra e Argentina. Gli appassionati di calcio ricorderanno le parole sul conflitto e il gesto di Diego Armando Maradona durante i Mondiali del 1986. L’incontro tra le due Nazionali nella seconda semifinale dei Mondiali 2026 ha offerto (ancora una volta) l’assist per rivangare questa ferita affatto cicatrizzata. Come testimoniato da uno striscione esibito dai giocatori sudamericani dopo la partita: “Las Malvinas son argentinas”. Ma questo conflitto è stata davvero così importante o decisiva?
Perché lo striscione sulle Malvine ha fatto infuriare il Regno Unito
Partiamo dall’attualità. Lo slogan “Las Malvinas son Argentinas” è uno dei simboli più radicati del nazionalismo argentino. Compare negli stadi, nelle scuole, nei documenti ufficiali e perfino sulle banconote, sintetizzando la convinzione che l’arcipelago appartenga storicamente all’Argentina e debba tornare sotto la sua sovranità.
Per questo motivo l’esposizione dello striscione da parte dei giocatori sudamericani, subito dopo aver eliminato l’Inghilterra dai Mondiali 2026, ha assunto inevitabilmente un forte significato politico oltre che sportivo.
Facile dunque capire come dal Regno Unito sia giunta una dura presa di posizione. Londra ha definito il gesto inappropriato e ha chiesto alla Fifa di avviare un’indagine, sostenendo che una competizione sportiva internazionale non dovrebbe trasformarsi in un palcoscenico per rivendicazioni territoriali.
L’episodio si inserisce inoltre in un momento di rinnovata tensione diplomatica tra i due Paesi, alimentata anche dalle proteste argentine per il passaggio della nave militare britannica HMS Medway nello Stretto di Magellano.
La guerra delle Falkland/Malvinas del 1982: cosa è successo
La guerra delle Falkland o delle Malvinas, a seconda di chi produce la denominazione, fu combattuta tra il 2 aprile e il 14 giugno 1982.
Il conflitto nacque dopo che la giunta militare guidata dal generale Leopoldo Galtieri, al potere in Argentina dal 1976, decise di occupare militarmente l’arcipelago.
Dietro quella scelta si celavano anche motivazioni interne. Il regime attraversava una gravissima crisi economica e politica, mentre aumentavano le proteste contro la dittatura militare. La riconquista delle Malvinas fu presentata come un’operazione patriottica capace di ricompattare il Paese.
Fatto sta che l’invasione iniziale ebbe successo e le truppe argentine conquistarono rapidamente Stanley, la capitale dell’arcipelago. La risposta britannica arrivò tuttavia nel giro di pochi giorni. Il governo della premier Margaret Thatcher inviò una poderosa forza navale composta da portaerei, cacciatorpediniere, sommergibili e migliaia di militari.
La guerra durò 74 giorni e si concluse con la resa argentina il 14 giugno 1982. Il bilancio fu pesante: morirono 650 militari argentini e 255 britannici, mentre l’Argentina uscì profondamente indebolita sul piano politico e militare. La sconfitta accelerò infatti la caduta della dittatura e aprì la strada al ritorno della democrazia.
Perché continua la contesa tra Argentina e Inghilterra
La disputa sulle Falkland/Malvinas è però molto più antica della guerra del 1982. Nel corso dei secoli l’arcipelago è stato frequentato e rivendicato da francesi, spagnoli, britannici e argentini. L’impero inglese consolidò la propria presenza nel XVIII secolo e dal 1833 ha esercitato un controllo continuativo sulle isole.
Buenos Aires, invece, riteneva (e ritiene) che le Malvinas facessero parte dei territori ereditati dall’ex Vicereame spagnolo del Rio de la Plata. E, pertanto, considera tecnicamente illegittima l’occupazione britannica.
Perché le Malvinas sono una questione identitaria per gli argentini
Ridurre la questione delle Malvinas alla sola guerra del 1982 significherebbe non comprendere il peso che queste isole hanno nella coscienza collettiva argentina.
Come evidenziano numerosi studi geopolitici, la rivendicazione dell’arcipelago rappresenta una delle principali “forze profonde” che orientano la politica estera di Buenos Aires.
La difesa delle Malvinas viene infatti percepita come parte integrante della difesa dell’identità nazionale, costruita fin dall’Ottocento attorno all’idea di emancipazione dalle potenze coloniali europee.
Per questo motivo la causa delle Malvinas è sopravvissuta a governi militari, presidenti peronisti, esecutivi liberali e cambi di orientamento politico. In Argentina è difficile trovare una forza politica che rinunci formalmente alla rivendicazione della sovranità sulle isole, proprio perché il tema continua a rappresentare un potente elemento di coesione nazionale.
Dove si trovano le Falkland/Malvinas e perché sono strategiche
Le isole contese da Inghilterra e Argentina si trovano nell’Atlantico meridionale, a circa 500 chilometri dalle coste dell’Argentina e a oltre 12mila chilometri dal Regno Unito.
L’arcipelago è composto da due isole principali – East Falkland e West Falkland – e da circa 700 atolli minori, con una popolazione di poco superiore ai 3.500 abitanti.
Nonostante le dimensioni ridotte, le Falkland/Malvinas occupano una posizione di grande interesse geopolitico. Si trovano infatti lungo le rotte marittime dell’Atlantico meridionale, rappresentano una base strategica verso l’Antartide e sono circondate da acque ricche di risorse ittiche e da aree dove negli anni sono stati individuati enormi giacimenti di petrolio e gas.
Di chi sono oggi le Falkland/Malvinas
Oggi le Falkland/Malvinas sono un Territorio britannico d’oltremare. Dopo la guerra del 1982, conclusasi con la vittoria del Regno Unito, Londra ha mantenuto il controllo dell’arcipelago, che gode di un’ampia autonomia interna mentre difesa e politica estera restano competenza del governo britannico.
L’Argentina, come detto, continua da parte sua a rivendicare la sovranità sulle isole. Tale rivendicazione è stata inserita anche nella Costituzione argentina e rappresenta uno dei pochi temi capaci di unire governi di orientamenti politici molto diversi.
Nel 2013 gli abitanti delle Falkland hanno votato in un referendum per restare sotto la sovranità del Regno Unito, con il 98,8% dei voti favorevoli.
Londra considera quel risultato decisivo in nome del principio di autodeterminazione dei popoli. Buenos Aires, invece, non ne riconosce la validità, sostenendo che la popolazione attuale discenda in larga parte dai coloni britannici insediatisi dopo l’occupazione del 1833 e che la questione debba essere risolta attraverso negoziati internazionali.
ANSA
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