La geopolitica continua a scuotere i mercati internazionali, ma le imprese valdostane dimostrano una capacità di adattamento superiore alle aspettative. Dopo la frenata registrata in primavera, quando la crisi iraniana aveva alimentato nuove incertezze sulle prospettive economiche, il sistema produttivo della Valle d’Aosta torna infatti a mostrare segnali concreti di fiducia. È questo il messaggio che emerge dall’indagine previsionale realizzata da Confindustria Valle d’Aosta su un campione rappresentativo delle oltre 300 imprese associate, relativa al terzo trimestre 2026.
I dati restituiscono l’immagine di un tessuto imprenditoriale che, pur operando in un contesto internazionale instabile, continua a investire, mantiene sostanzialmente stabile l’occupazione e guarda con prudente fiducia ai prossimi mesi. Un quadro che assume particolare rilievo in una regione dove il peso della manifattura e dell’industria rappresenta una componente essenziale dell’economia e dell’occupazione.
A sottolineare il significato di questa inversione di tendenza è il presidente di Confindustria Valle d’Aosta, Francesco Turcato, che legge i risultati come la dimostrazione della resilienza delle imprese locali.
«In un contesto così complesso a livello geopolitico, gli imprenditori valdostani continuano a credere nelle proprie aziende, immettendo risorse per innovare processi e prodotti e mantenendo stabili i livelli occupazionali. In pochi mesi abbiamo saputo reagire: questa è una premessa fondamentale per guardare anche al 2027 con moderato ottimismo», afferma Turcato.
Ma il presidente degli industriali non si limita a fotografare il presente. Il suo intervento assume anche un evidente significato politico ed economico quando richiama due questioni che stanno diventando centrali nel dibattito industriale europeo: il costo dell’energia e la difesa della manifattura.
Turcato osserva infatti che «non mancano però le sfide, a cominciare dal costo dell’energia e dall’inevitabile riforma dei meccanismi che oggi ne compongono il prezzo, a partire dagli ETS. Va poi ribadita la centralità della manifattura nella cultura anche politica in Europa come in Italia. L’intero sistema di Confindustria è impegnato in un pressing costante sia sul Governo sia in Europa, così come facciamo e continueremo a fare noi nel nostro territorio».
Le sue parole rappresentano un messaggio preciso alle istituzioni. Non basta che le imprese reagiscano: serve un quadro normativo capace di sostenerne la competitività. La questione energetica, in particolare, continua a rappresentare uno dei principali fattori di rischio per un territorio caratterizzato da produzioni ad alta intensità energetica, come dimostra anche il dibattito che coinvolge grandi realtà industriali valdostane.
Entrando nel dettaglio dell’indagine, il primo dato significativo riguarda la produzione. Il saldo tra aziende ottimiste e pessimiste cresce fino al +22,92%, migliorando rispetto al +15,91% registrato nel trimestre precedente. Si rafforza anche il clima di fiducia sugli ordinativi, con un saldo positivo che passa dal +9,09% al +19,15%, segnale di una domanda che torna progressivamente a consolidarsi.
Ancora più marcata appare la ripresa dell’export. Circa il 60% delle imprese prevede un andamento stabile delle vendite all’estero, mentre quasi il 30% segnala un incremento delle esportazioni. Il saldo tra ottimisti e pessimisti raggiunge così il +18,75%, dopo essere rimasto fermo a zero nel trimestre precedente.
Si tratta di un indicatore particolarmente rilevante perché conferma come le imprese valdostane continuino a trovare sbocchi sui mercati internazionali nonostante le persistenti tensioni geopolitiche e commerciali.
Anche il portafoglio ordini migliora sensibilmente. Le aziende con una visibilità inferiore a un mese diminuiscono dal 34,29% al 18,42%, mentre oltre la metà degli intervistati (52,63%) dispone di ordinativi sufficienti per un periodo compreso tra uno e tre mesi. Rimane invece più contenuta la quota delle imprese con una copertura superiore ai tre mesi (28,95%), segnale che il quadro economico resta positivo ma ancora caratterizzato da prudenza.
Un altro elemento di forza riguarda gli investimenti. Le imprese continuano infatti a destinare risorse sia agli ampliamenti sia alla sostituzione degli impianti. Gli investimenti per ampliamenti passano dal 34,21% al 36,11%, mentre quelli destinati alle sostituzioni rimangono sostanzialmente elevati, attestandosi al 30,56%.
Particolarmente significativa è la dinamica del comparto manifatturiero, dove gli investimenti destinati all’espansione degli stabilimenti crescono dal 38,89% al 50%. Un dato che conferma come molte aziende stiano programmando il futuro invece di limitarsi alla gestione dell’emergenza.
Più contenuto, invece, il tasso di utilizzo degli impianti, che scende al 70,95% rispetto al precedente 75,15%, pur mantenendosi su livelli giudicati soddisfacenti.
Sul fronte del lavoro emerge un quadro di sostanziale stabilità. Le previsioni occupazionali rimangono positive, con un saldo del +10,20%, pur inferiore al +14,58% del trimestre precedente. Ancora più significativo appare il dato relativo agli ammortizzatori sociali: nessuna delle imprese partecipanti all’indagine prevede infatti di ricorrere alla Cassa Integrazione Guadagni nei prossimi mesi.
Anche la situazione finanziaria mostra alcuni segnali di miglioramento. I tempi medi di pagamento si attestano a 58 giorni, mentre la Pubblica Amministrazione paga mediamente in 56 giorni. Diminuisce inoltre la quota di imprese che lamenta ritardi negli incassi, passata dal 41% al 29%, elemento che contribuisce a migliorare la liquidità aziendale.
Diverso il quadro del settore delle costruzioni. Le imprese edili evidenziano infatti una sostanziale tenuta, ma con indicatori meno brillanti rispetto all’industria manifatturiera. Le previsioni occupazionali tornano su un saldo pari a 0%, rispetto al +11,11% precedente, mentre le nuove commesse registrano un deciso arretramento, passando da +14,29% a -16,67%.
Scendono anche gli investimenti: le imprese che prevedono ampliamenti passano dal 25% al 16%, mentre gli investimenti destinati alle sostituzioni si azzerano, passando dal 25% allo 0%. Rimangono invece stabili il tasso di utilizzo degli impianti (65%) e il mancato ricorso alla cassa integrazione.
Nel complesso, il rapporto di Confindustria offre una fotografia incoraggiante dell’economia valdostana, ma anche una riflessione che va oltre i numeri. Se le imprese riescono oggi a recuperare rapidamente terreno dopo uno shock internazionale, è perché negli ultimi anni hanno investito in innovazione, organizzazione e apertura ai mercati esteri. Tuttavia la competitività futura non potrà poggiare esclusivamente sulla capacità degli imprenditori di adattarsi.
Le richieste avanzate da Francesco Turcato sul fronte dell’energia e della politica industriale chiamano direttamente in causa Governo, Parlamento e istituzioni europee. Per una regione come la Valle d’Aosta, dove l’industria continua a rappresentare un pilastro economico e occupazionale, il tema non riguarda soltanto la crescita delle imprese, ma la tenuta sociale dell’intero territorio. Se il manifatturiero continuerà a essere sostenuto da politiche energetiche più competitive e da una visione industriale di lungo periodo, il moderato ottimismo espresso oggi dagli imprenditori potrà trasformarsi in una crescita strutturale. Diversamente, il rischio è che la capacità di resilienza dimostrata in questi mesi finisca per scontrarsi con ostacoli che nessuna impresa, da sola, può superare.
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