Coreografo, regista e danzatore, Kevin Arduini incanta con “Adriano: i segreti dell’imperatore di Roma” (Francesco Petrillo)


Assistere allo spettacolo rappresentato dalla Nestor Theater Company è, anzitutto, sorprendersi.

Ci si aspetta un remake delle Memorie di Adriano di Marguerite Yourcenar, che dal lontano 1989 è stato il cavallo di battaglia, vincente, di Giorgio Albertazzi. Al Teatro Romano di Benevento lo si immagina con le atmosfere e le suggestioni di Villa Adriana, perché, magari, da ragazzotto un po’ datato, la si è vista a Tivoli. Ma, fin da subito, ci si rende conto che è tutt’altra cosa.


Quando tempo, luogo e azione prendono forma e gli artisti si susseguono sul palco, anzi, sui palchi della doppia scena del teatro, ci si trova di fronte a una sperimentazione coraggiosa e intrigante. Coraggiosa, perché mettere insieme recitazione, pantomima, danza, opera lirica e musica sinfonica, tra coreografie esuberanti da kolossal cinematografico – come i cavalli comparsi su una delle scene del teatro – e temi letterari e storici che caratterizzano la figura dell’imperatore Adriano, è un autentico atto d’impeto creativo. Intrigante, perché la storia e la filosofia, lungo lo svolgersi dell’opera, lasciano progressivamente il posto alla psicanalisi, fino ad aprire una nuova prospettiva di lettura dell’Adriano della Yourcenar.

Kevin Arduini, autore dell’opera, tende al superamento del solipsismo letterario, prospettando una dinamica sociale come ordito sul quale cucire la trama. L’animula vagula blandula non è soltanto l’imperatore Adriano, lontano dal destino individuale della sua sensibilità fragile e costretto nell’armatura, comprensiva di scettro e spada, di cui lo ha rivestito la storia collettiva dell’umanità, ma è, piuttosto, l’uomo che si confronta nel gioco, rectius nel “giogo”, dello specchio di Jacques Lacan, riflesso, per il bambino, di ciò che il doppio assume nel conflitto narcisistico dell’adulto.

L’Adriano di Arduini si propone, con nettezza, nella pièce, non soltanto come l’imperatore che si rapporta all’uomo, né, tantomeno, come l’uomo che si rapporta con sé stesso, ma, piuttosto, come l’uomo che, specchiandosi, non trova l’egoismo del sé rispetto al bambino posto davanti allo specchio, ma trova, attraverso lo specchio e il bambino, ciò che il narcisismo davvero disintegra quando è rapportato al mero egoismo: l’altro essere umano.

Il narcisismo non si limita a trascurare l’altro: pretende che l’altro faccia ciò che il narcisista vuole. La novità più forte, dal punto di vista tematico, dell’opera di Arduini è perciò la centralità improvvisa, inattesa e insospettabile della moglie di Adriano, Vibia Sabina, imperatrice di Roma.

L’Adriano letterario che tutti conosciamo diviene non più il personaggio centralmente unico, danneggiante e danneggiato, della Yourcenar; non più l’individuo che, specchiandosi nel giovane Antinoo, mostra il suo dividuum. Si pone, invece, come un uomo costretto al confronto non con l’imperatrice, ma con la moglie.


Anche la moglie vive il conflitto tra il bisogno d’amore e il ruolo di imperatrice; anche la moglie è un’animula vagula e ai suoi bisogni più naturali, più intimi, non vuole rinunciare. Diviene centrale nella rappresentazione perché Vibia Sabina è un alter ego: l’essere umano di fronte all’essere umano, che non si specchia nello stesso specchio, per la semplice ragione che possiede un proprio specchio.

Protagonista della rappresentazione diviene presto il conflitto tra le due specchialità, non semplicemente quella maschile e quella femminile, legate anche dalla sessualità emergente nel rapporto tra Antinoo e Adriano, ma quella dell’umano di fronte all’umano, dove l’uomo e la donna sono vicinissimi perché accomunati dalle stesse contraddizioni, difficoltà e questioni esistenziali.

L’opera teatrale Adriano: I segreti dell’imperatore di Roma, mentre viene rappresentata, si configura sempre più come un lavoro sui segreti odierni del rapporto uomo-donna, oltre che sull’eterno rapporto tra sensibilità intima e potere politico. In un certo qual modo prosegue il percorso delle Memorie di Adriano, ma va oltre, soprattutto riguardo alle questioni della complessità soggettiva e individuale, fino ad addentrarsi nel confronto tra complessità individuale e complessità sociale.

Con la psicologia sociale, del resto, viene affrontata e risolta in modo deciso la questione storicamente sospesa della morte di Antinoo. Il giovane non può morire per colpa del fato. Deve essere ucciso. La sua terzietà va soppressa, non eclissata.

Bravi gli attori Siragusa e Pigliacelli; brava la musicista sinfonica all’arpa Genito; brava la cantante lirica Fabrizi; bravi i danzatori, tra i quali merita una particolare menzione lo stesso Kevin Arduini, che ha interpretato Antinoo con una danza di notevole tecnica ed espressività, riscuotendo il pieno consenso del pubblico. Molto apprezzati anche gli interpreti del Dio Pan e del cervo.


L’Adriano della Nestor Theater Company è uno spettacolo da non perdere. Quest’estate tornerà in scena il prossimo 21 agosto al Teatro Romano di Cassino (FR), soprattutto se rappresentato in uno dei nostri incomparabili beni culturali – un teatro greco o romano, un tempio, uno scavo di città antica – nelle ore serali, quando il pensiero desidera allontanarsi dalle beghe del quotidiano ed esprimere il meglio di sé, librandosi nella propria capacità di non avere bisogno di altro se non del proprio divenire.

 

 

Francesco Petrillo


 

Avvocato presso le Magistrature superiori in Roma e Professore ordinario di ruolo presso l’Università del Molise in Filosofia del diritto.

Dirige da più di un decennio il CIIRMEC – Centro Internazionale Interuniversitario di Ricerche per la Metodologia Ermeneutica della Complessità, con sede in Roma.

Dirige inoltre la Collana editoriale Diritto, Politica e Letteratura per i tipi della Solfanelli di Chieti.

Ha al suo attivo più di cento pubblicazioni scientifiche tra articoli di riviste e monografie.


Tra i titoli di più ampia divulgazione, Diritto e volontà dello stato nel pensiero di Giovanni Gentile, Giappichelli, 1997; Interpretazione degli atti giuridici e correzione ermeneutica, Giappichelli, 2011; Europa senza statualità, Solfanelli, 2013; L’isola di Ventotene.L’Europa. Lo stato, Solfanelli, 2025.

Foto di Giovanni Izzo


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