l’UCEBI conferma l’impegno contro le nuove povertà – Il Desk


Nel 2026 proseguono i progetti di sostegno a persone fragili e famiglie in difficoltà. Distribuzione alimentare, ascolto e accompagnamento tra gli interventi sul territorio

Oltre 600 persone senza fissa dimora e più di 1.000 accolte nei dormitori cittadini. È il quadro della povertà estrema a Napoli, una delle città italiane dove le nuove fragilità sociali continuano a rappresentare una delle emergenze più rilevanti.

In questo contesto prosegue anche nel 2026 l’impegno dell’Unione Cristiana Evangelica Battista d’Italia (UCEBI), che da anni porta avanti sul territorio napoletano il progetto “Nuove Povertà”, dedicato alle persone senza dimora e alle famiglie in condizioni di grave difficoltà economica.

Gli interventi realizzati in diverse aree della città, con particolare presenza nel quartiere Fuorigrotta e in altri comuni dell’area metropolitana, comprendono la distribuzione di pasti completi, vestiti e beni di prima necessità, ma anche attività di ascolto, orientamento e accompagnamento. Un lavoro costruito nella collaborazione con la rete cittadina della solidarietà, con l’obiettivo non solo di rispondere ai bisogni materiali, ma anche di ricostruire relazioni e percorsi di inclusione.

Dalla Campania ai progetti nazionali

L’esperienza maturata a Napoli si inserisce in una strategia più ampia dell’UCEBI, che attraverso i fondi dell’8×1000 sostiene interventi in quattro principali ambiti: contrasto alla povertà, emergenze umanitarie e zone di guerra, sostegno alle donne vittime di violenza, educazione e integrazione sociale.


In provincia di Caserta, attraverso il progetto “Al fianco degli ultimi” promosso dall’Associazione TABITA, l’organizzazione garantisce da anni la distribuzione mensile di pacchi alimentari a domicilio per famiglie vulnerabili. Un intervento basato sulla prossimità e sul rapporto diretto con le persone assistite.

A Pontecagnano Faiano, nel Salernitano, il Centro Antiviolenza “Anna Borsa” offre invece supporto alle donne e ai minori vittime di violenza, attraverso un servizio di ascolto attivo 24 ore su 24, assistenza legale e psicologica, valutazione del rischio e percorsi di autonomia personale e lavorativa. Il centro è impegnato anche nella prevenzione attraverso attività nelle scuole.

La campagna 8×1000: “Se lo merita!”

Proprio la capacità di trasformare le risorse raccolte in interventi concreti è al centro della nuova campagna 8×1000 dell’UCEBI, dal titolo “Se lo merita!”.

La campagna nasce per contrastare stereotipi e pregiudizi verso chi vive una condizione di fragilità, mettendo in discussione l’idea che una persona debba dimostrare di meritare aiuto.

Il messaggio è rivolto a tutte le situazioni di difficoltà: dalla persona senza dimora alla donna che cerca protezione dalla violenza, da chi vuole costruire il proprio futuro attraverso l’istruzione a chi vive in territori colpiti dalla guerra.


“Che si tratti di una persona senza fissa dimora, di una donna che fugge dalla violenza, di chi cerca una nuova opportunità attraverso lo studio o di chi vive in un territorio segnato dalla guerra, si merita un aiuto. La solidarietà non può dipendere da un giudizio sulla storia personale o sulle condizioni in cui una persona si trova”, è il messaggio della campagna.

Una rete nazionale di 117 chiese

L’UCEBI opera attraverso una rete composta da 117 chiese distribuite sul territorio nazionale, attiva da oltre 160 anni e nella sua forma attuale dal 1956. Le comunità battiste italiane sono presenti in numerose regioni, dalla Campania alla Lombardia, dal Piemonte alla Sicilia, con progetti dedicati alla solidarietà sociale, all’educazione e al sostegno delle persone più fragili.

Tra gli interventi attivi in Italia figurano il Doposcuola Flora e la Scuola di italiano di Centocelle a Roma, rivolti a minori e adulti stranieri; la Diaconia Carceraria di Civitavecchia, che promuove formazione e reinserimento sociale per persone detenute; e il progetto Banco Alimentare di Torino Lucento, che sostiene ogni mese famiglie in difficoltà attraverso raccolte e distribuzioni alimentari.

Aiuti nelle aree di crisi internazionali

I fondi dell’8×1000 permettono all’UCEBI di sostenere anche interventi in scenari internazionali segnati da guerre e crisi umanitarie. Con il progetto “Road to Recovery” vengono accompagnati pazienti palestinesi, in particolare bambini, verso cure mediche specialistiche. In Cisgiordania il progetto “Combatants for Peace” sostiene invece percorsi di dialogo e riconciliazione nonviolenta tra comunità israeliane e palestinesi.

In Libano, durante la crisi del 2024, sono state raggiunte oltre 2.000 persone attraverso la distribuzione di beni essenziali e il successivo sostegno psicologico alle famiglie colpite dal conflitto.


Donne, istruzione e inclusione

Tra le priorità dell’UCEBI ci sono anche i percorsi dedicati alle donne vittime di violenza, con interventi di protezione, autonomia e reinserimento sociale, e i programmi rivolti alle donne migranti tra Lazio e Campania. Parallelamente vengono sostenuti progetti educativi per favorire l’accesso allo studio e l’inclusione sociale di minori e adulti in condizioni di vulnerabilità.

Nel 2026 l’organizzazione conferma dunque un modello di intervento fondato su prossimità, ascolto e accompagnamento. Oltre il 90% delle risorse ricevute viene destinato direttamente ai progetti sociali, educativi, umanitari e di emergenza.

“Siamo una piccola comunione di Chiese cristiane che impiega una parte importante dei fondi dell’8×1000 in progetti umanitari, sociali, assistenziali e culturali. Malgrado le nostre dimensioni contenute, sosteniamo interventi di grande valore, soprattutto a favore di realtà e territori che fanno più fatica a intercettare finanziamenti e sponsorizzazioni”, afferma il presidente dell’UCEBI Sandro Spanu.

“Penso ai progetti sanitari in Libano, agli interventi nelle carceri e alle attività che sosteniamo in contesti come lo Zimbabwe. La scelta dell’8×1000 per l’UCEBI si basa su tre elementi: il valore della pluralità religiosa come garanzia della democrazia, la trasparenza nella rendicontazione dei fondi ricevuti dallo Stato e l’attenzione ai soggetti più piccoli e meno visibili, che sentiamo vicini alla nostra stessa identità”, conclude Spanu.

Alessandro Manna



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