VARESE – Vi sfidiamo a trovare o recuperare un suo santino elettorale. Non ce ne sono, «perché non ho mai fatto campagna sul mio nome». E vi sfidiamo anche a trovare nella maggioranza guidata da Davide Galimberti una voce scomoda, a volte discorde e pronta a battaglie anche dure, ma che, ha saputo rimanere (fino a ora) nei ranghi senza dover necessariamente rinunciare alle sue posizioni. Uomo di cultura – non solo assessore alla Cultura – forse un po’ rigido e spigoloso in una politica un po’ troppo piatta come una linea retta. Intellettualmente onesto.
Enzo Laforgia non ha rinunciato a mettere in piazza il suo dissenso, ma è anche riuscito a unire la coalizione dal punto di vista politico e umano, come nel caso della consegna della cittadinanza onoraria a Liliana Segre: «Un momento straordinario per tutti». Ora però, sul finire del mandato, pone temi alla coalizione, al suo gruppo civico, Progetto Concittadino, che sembra essere giunto a un bivio dopo un’esperienza che dura da un decennio. Con un’unica certezza: «Non farò più l’assessore».
Laforgia, si sta concludendo il secondo mandato Galimberti e il primo, per lei, da assessore. Non tutto è sempre filato liscio per il suo assessorato. Che idea si è fatto del lavoro svolto?
«Se devo tracciare un bilancio, dico che abbiamo dimostrato che, anche con poche risorse, si possono mettere in campo molte iniziative, che muovono molta gente. Iniziative che non hanno avuto necessariamente un’impronta politica, ma che hanno avuto lo scopo di promuovere la socialità tra le persone in un periodo in cui tocchiamo con mano rancore e rabbia. Il giudizio sul valore culturale di ognuna di esse lo lascio a coloro che le hanno vissute. Io do un giudizio positivo per il loro valore civico».
Il Summer Festival resta un rimpianto. Il vuoto che ha lasciato, e la conseguente amarezza che lei ha esplicitato a tal proposito, è stata solo colpa della mancanza di risorse o è mancato il coraggio di andare avanti?
«Non ho mai nascosto che la vicenda mi ha fatto molto arrabbiare. Sono state due stagioni di grandissimo rilievo e che non sono costate quasi nulla, se si considera l’immediato ritorno che hanno avuto. Il Summer Festival ci ha fatto capire che anche a Varese si sarebbe potuto pensare in grande con un evento che ha superato di gran lunga i confini cittadini e provinciali e, aggiungo, anche regionali».
Quindi perché quel progetto culturale è naufragato?
«Dopo lo stop abbiamo riprovato a ripartire con un nuovo bando, ma non abbiamo avuto il riscontro di chi fa impresa nel mondo della cultura e dello spettacolo. Ricomporre uno strappo, perché l’interruzione è stata questo, è sempre difficile».
Possiamo mettere il Summer Festival tra le occasioni perse?
«Io lo metterei tra le cose belle fatte. E spero possa essere un esempio per il futuro. Si tenga conto che per una settimana, in un periodo considerato morto per via delle vacanze estive, a Varese sono arrivate tantissime persone da fuori provincia e dalla vicina Svizzera che hanno fatto respirare alla città un’aria nuova. Insomma, abbiamo dimostrato che, se c’è la volontà, si possono realizzare progetti di livello anche nella nostra città».
Passiamo alla politica. Quale sarà il futuro di Progetto Concittadino?
«Uso il plurale perché siamo, insieme al Partito Democratico, la lista più vecchia della coalizione presente in consiglio. È stata una bellissima esperienza dal punto di vista politico, ma soprattutto umano».
Ci scusi, siete anche una lista che oggi ha un’identità civica molto forte. Quasi un caso da studiare nel panorama di un civismo molte volte ballerino e camuffato, non crede?
«Sono state le persone che in questi anni hanno lavorato anche fuori dal consiglio a rendere la nostra una realtà con diverse sensibilità, armonizzate dalla medesima visione laica, progressista e ambientalista della città. Nel corso dei due mandati Galimberti abbiamo dato molti contributi concreti: abbiamo lavorato per far dialogare ancor di più la pubblica amministrazione con i cittadini, ma anche su temi quali la trasparenza, o l’utilizzo, a favore di associazioni e dei quartieri, delle scuole che sono state chiuse e ancora sul piano della mobilità. Diciamo che abbiamo lasciato il nostro segno su questi dieci anni».
E ora? Il Concittadino sembra essere arrivato a un bivio anche per quanto riguarda le figure che, per via dei ruoli ricoperti in amministrazione, sono diventate punti di interlocuzione con gli alleati. Chi guiderà in futuro il gruppo?
«Personalmente, in questo momento non ho una risposta. Lo dico senza remore, il nostro gruppo non ha mai vissuto di personalismi. Io, come tutti gli altri, mi sono messo a disposizione anche perché non sono un politico di professione. E questa non è una frase retorica. Diciamo che sto riflettendo, perché credo che sia venuto il momento di mettermi da parte, il che non significa che mi infilerò le pantofole e starò a casa a guardare la televisione. Credo che serva un ricambio generazionale. Però ho una certezza: non rifarò l’assessore».
Laforgia, ci scusi, queste parole suonano come: “siamo alla fine di un ciclo e, forse, di un’esperienza, non crede?
«Il contrario. Queste parole nascono da una presa d’atto della realtà e dai valori del nostro gruppo. Mi spiego meglio. Non so cosa uscirà dalla coalizione futura perché io non partecipo alle riunioni allargate che si stanno facendo. Però credo che il Concittadino non sia disposto a intraprendere un viaggio con chiunque, se non prima di aver definito il perimetro valoriale entro il quale vorrà muoversi la coalizione».
Da fuori quel perimetro invece, sembra così chiaro. Ci sta dicendo che non è così?
«Guardi, in questo momento il dibattito è concentrato sul nome del candidato, quando invece bisognerebbe definire gli obiettivi di programma in maniera precisa e determinata. Noi non vogliamo spingere la coalizione verso posizioni radicali, però chiediamo chiarezza. Lo dico fuori dai denti: non c’è spazio per noi in una coalizione che finge di essere più moderata dei moderati o più destrorsa dei destrorsi».
Lei dice che bisogna parlare con chiarezza. Le primarie, ammesso che non siano tramontate, avrebbero aiutato in questa direzione?
«Le abbiamo chieste. Certo, non solo noi. Ma c’è chi non ci sente. Una sordità imputabile a visioni tattiche differenti su come dare seguito all’esperienza amministrativa. Noi stessi sappiamo che bisogna vincere, ma dobbiamo anche smettere di credere che il fine giustifica i mezzi e iniziare a convincerci che invece sono i mezzi che qualificano il fine. In altre parole, se per vincere dobbiamo rinunciare ai nostri principi, non vale la pena di giocare la partita».
Se così fosse, vorrebbe dire sparire. E il rischio c’è
«Non è un rischio. Oggi il nostro progetto ha la possibilità di evolvere e questo significa che se non ci saranno spazi, non saremo cancellati, ma assumeremo altre forme di partecipazione».
Ma chi ha paura delle primarie?
«Non sta a me dirlo. Noi non idolatriamo lo strumento. Le consideriamo un percorso di partecipazione. Occorre anche dire che per farle servono almeno due candidati, quando non ce n’è nemmeno uno. Si fanno nomi, pensando poco a quali strumenti di partecipazione mettere in campo».
Il campo largo non lo considera uno metodo politico per aggregare e creare partecipazione?
«Non so cosa significhi. A me non interessano le estensioni di questo fantomatico campo largo. Vorrei invece capire cosa ci distingue dagli altri e ragionare su temi e obiettivi senza sperare che prima o poi arrivi l’uomo della provvidenza a risolvere tutto».
Uomo della provvidenza? Ha in mente qualcuno?
«No, ma lo dico con un riferimento letterario. Io temo che ci possiamo imbattere in un Saruman (da Il signore degli anelli), il signore di bianco vestito, ma che nel corso della narrazione si è rivelato essere l’incarnazione del male. Ecco spero che per figure del genere non ci sia spazio».
Insomma, teme un candidato che sulla carta appare in un modo, ma che poi non dà quelle garanzie che voi chiedete?
«Io temo che non ci si intenda su come declinare nel concreto certi temi. Prendiamo la questione della sicurezza, argomento sul quale la destra fa bene il suo lavoro e rispetto al quale la nostra coalizione non deve inseguire quello spirito repressivo che loro professano. Se dobbiamo intenderci su questo valore, io dico che voglio avere la sicurezza che ogni varesino abbia la visita medica in tempi ragionevoli; voglio avere la sicurezza che i treni arrivino puntuali; voglio avere la sicurezza che tutti abbiano uno stipendio per arrivare a fine mese. Non mi sembra che questi siano temi radicali».
laforgia progetto concittadino – MALPENSA24
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Andrea Della Bella
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