Bari, l’ombra della Procura sulla multiproprietà: tra bilanci, Caprile e una frattura che viene da lontano


Le perquisizioni nelle sedi di Bari, Napoli e Filmauro riaprono interrogativi che da anni agitano la piazza biancorossa. Al centro dell’inchiesta il trasferimento di Elia Caprile e la sostenibilità economica del club.

A volte le notizie non esplodono all’improvviso. Restano per anni sullo sfondo, come nuvole scure all’orizzonte che tutti vedono ma che nessuno riesce a definire con precisione. Poi arriva il giorno in cui quelle nuvole prendono forma nelle carte di una Procura, nelle perquisizioni della Guardia di Finanza, nei comunicati ufficiali e nelle domande che inevitabilmente tornano a galla.
L’inchiesta che coinvolge la SSC Bari, la SSC Napoli e la Filmauro appartiene a questa categoria. Perché al di là delle contestazioni formulate dagli inquirenti, tutte ancora da verificare nelle sedi competenti, la vicenda riporta al centro dell’attenzione questioni che da anni accompagnano il rapporto tra la città, la sua squadra e il controverso tema della multiproprietà.
Da una parte ci sono le ipotesi investigative, i bilanci sotto esame, la richiesta di liquidazione giudiziale e il trasferimento di Elia Caprile finito al centro degli accertamenti. Dall’altra c’è una piazza che da tempo si interroga sul proprio futuro e sul ruolo che il Bari abbia realmente occupato all’interno di un sistema calcistico dominato dalla presenza di una società ben più grande e prestigiosa come il Napoli.
È su questo doppio binario, quello giudiziario e quello emotivo, che si sviluppa una vicenda destinata a far discutere ancora a lungo.

La Guardia di Finanza ha eseguito perquisizioni nelle sedi della SSC Bari, della SSC Napoli e della Filmauro nell’ambito di un’indagine coordinata dalla Procura di Bari. Nel registro degli indagati figurano Aurelio e Luigi De Laurentiis, ai quali vengono contestate, a vario titolo, ipotesi di false comunicazioni sociali e bancarotta fraudolenta impropria.

È opportuno ribadirlo con chiarezza: si tratta di accuse ancora tutte da verificare e rispetto alle quali vale integralmente il principio costituzionale della presunzione d’innocenza.

L’indagine nasce da approfondimenti sui bilanci, sulle note integrative e sulle relazioni di gestione della società biancorossa. Secondo la ricostruzione degli inquirenti, il Bari avrebbe accumulato perdite rilevanti nel periodo compreso tra il 2019 e il 2025, accompagnate da un consistente indebitamento e da una situazione patrimoniale ritenuta meritevole di ulteriori verifiche.


Secondo gli accertamenti confluiti nell’inchiesta, il quadro economico del Bari sarebbe stato caratterizzato da perdite sistematiche che, nell’arco compreso tra il 2019 e il 2025, avrebbero raggiunto complessivamente circa 30 milioni di euro. È un dato che compare più volte nella ricostruzione della Procura e che costituisce uno degli elementi sui quali si fondano le valutazioni degli inquirenti. Proprio questa situazione di fragilità economica e patrimoniale rappresenta il contesto nel quale vengono analizzate le operazioni finite sotto la lente d’ingrandimento degli investigatori, a partire dal trasferimento di Elia Caprile e dai rapporti economici intercorsi tra Bari e Napoli.

La Procura ha inoltre avanzato richiesta di liquidazione giudiziale della società, aprendo uno scenario che inevitabilmente aumenta l’attenzione e le preoccupazioni sul futuro del club.

In questa fase è però fondamentale distinguere tre piani diversi che spesso finiscono per essere confusi nel dibattito pubblico: quello penale, quello societario e quello sportivo.
L’indagine della Procura riguarda l’accertamento di eventuali responsabilità sul piano giudiziario e dovrà seguire il proprio percorso nelle sedi competenti. Diverso è invece il piano societario, che riguarda la tenuta economica del club e gli effetti che potrebbero derivare dall’eventuale procedura di liquidazione giudiziale.
Esiste infine il livello della giustizia sportiva, che opera secondo regole autonome rispetto a quelle della magistratura ordinaria. Qualora dagli accertamenti dovessero emergere elementi rilevanti anche sotto il profilo federale, gli organi sportivi potrebbero valutare provvedimenti di diversa natura, dalle penalizzazioni in classifica fino alle sanzioni più severe previste dall’ordinamento calcistico. Nelle ipotesi più estreme, e solo qualora si verificassero particolari condizioni sul piano societario, potrebbe persino entrare in discussione la conservazione del titolo sportivo. Al momento, tuttavia, si tratta esclusivamente di scenari teorici che dipenderanno dagli sviluppi delle indagini e dagli eventuali accertamenti successivi.
Va inoltre ricordato che vicende di questa natura hanno normalmente tempi molto lunghi. Le contestazioni ipotizzate dalla Procura dovranno infatti attraversare tutte le fasi degli accertamenti preliminari, delle eventuali consulenze tecniche, delle verifiche contabili e dei successivi gradi di giudizio. In procedimenti complessi come quelli legati a ipotesi di bancarotta fraudolenta, gli aspetti tecnici assumono un peso determinante: occorre accertare l’esistenza di eventuali danni patrimoniali, il nesso tra le operazioni contestate e la situazione economica della società, nonché le eventuali responsabilità dei soggetti coinvolti. Per questo motivo appare difficile immaginare sviluppi definitivi nel breve periodo. Più realisticamente, si tratta di una vicenda destinata ad accompagnare il mondo biancorosso ancora per molti anni, ben oltre l’attualità di queste settimane.

Il cuore dell’inchiesta ruota attorno al trasferimento del portiere Elia Caprile dal Bari al Napoli nell’estate del 2023.
Secondo la ricostruzione della Procura, l’operazione sarebbe stata effettuata in una fase particolarmente delicata per i conti del club biancorosso. Gli investigatori concentrano la loro attenzione sul fatto che il Bari avrebbe ceduto il calciatore senza mantenere alcun beneficio economico collegato a una futura rivalutazione del suo cartellino.
Negli anni successivi Caprile ha trovato spazio lontano dal Maradona, passando attraverso l’esperienza di Empoli fino alla successiva cessione al Cagliari per una cifra sensibilmente superiore a quella versata dal Napoli per acquistarlo dal Bari. È proprio questa differenza di valore che rappresenta uno degli elementi centrali dell’impianto accusatorio, secondo il quale la società biancorossa potrebbe non aver valorizzato adeguatamente una propria risorsa patrimoniale.
Per acquisire la documentazione ritenuta utile alle indagini, le perquisizioni hanno interessato anche alcuni dirigenti sportivi che hanno operato nelle due società e il procuratore del calciatore, i quali, allo stato attuale, non risultano indagati.

Al di là degli aspetti processuali, che saranno chiariti nelle sedi opportune, la vicenda riporta inevitabilmente al centro della discussione il tema della multiproprietà.
Da anni una parte consistente della tifoseria barese si interroga sulla reale compatibilità tra gli interessi di due società appartenenti alla stessa galassia imprenditoriale. È un dibattito che accompagna praticamente tutta l’era De Laurentiis a Bari e che ha attraversato promozioni, speranze, delusioni e contestazioni.
L’inchiesta non certifica automaticamente alcuna delle accuse o dei sospetti che negli anni hanno alimentato il confronto tra i tifosi. Sarebbe improprio trarre conclusioni prima che la magistratura completi il proprio lavoro. Tuttavia è inevitabile osservare come gli accertamenti della Procura abbiano riacceso interrogativi che da tempo fanno parte del patrimonio emotivo della piazza barese.
Interrogativi che vanno oltre le carte giudiziarie e riguardano il ruolo che il Bari ha avuto all’interno di un sistema più ampio, dominato dalla presenza di una società calcistica di ben altra dimensione e rilevanza economica.


C’è un aspetto che colpisce forse più delle stesse perquisizioni. È il clima che si respira tra i tifosi.
In qualsiasi altra piazza calcistica la sola evocazione della parola “fallimento” provocherebbe esclusivamente paura e sgomento. A Bari, invece, si percepisce un sentimento diverso, quasi paradossale. Non perché si sottovaluti la gravità della situazione, ma perché il rapporto tra una parte consistente della tifoseria e la proprietà appare logorato da anni di incomprensioni, aspettative deluse e fiducia progressivamente consumata.
È una frattura che non nasce oggi e che probabilmente non si esaurirà con gli sviluppi di questa inchiesta. Per molti tifosi, infatti, la vicenda giudiziaria rappresenta soltanto l’ultimo capitolo di una distanza emotiva e progettuale che si è allargata nel corso delle stagioni.
Resta naturalmente prematuro formulare conclusioni su una vicenda che dovrà essere esaminata dalla magistratura e che potrebbe seguire percorsi molto diversi rispetto alle ipotesi oggi formulate dagli inquirenti. Tuttavia, nell’ambiente biancorosso emerge una convinzione diffusa: qualora dovessero presentarsi scenari particolarmente complessi sul piano societario, economico o legale, la priorità della famiglia De Laurentiis sarebbe inevitabilmente rappresentata dalla tutela del Napoli, patrimonio sportivo, economico e mediatico di valore incomparabilmente superiore rispetto a quello del Bari.
Non si tratta di una verità processuale né di una conclusione anticipata. È piuttosto la percezione maturata nel tempo da una parte significativa della piazza barese, alimentata proprio dalle dinamiche della multiproprietà. Ed è forse questo il dato più significativo che emerge da queste ore convulse: al di là di ciò che accerteranno le indagini, una parte della città sembra aver smesso da tempo di sentirsi al centro del progetto. Le sentenze chiariranno eventuali responsabilità. Più difficile sarà colmare una distanza che, agli occhi di molti tifosi, appare ormai sedimentata ben oltre le vicende giudiziarie del momento.

Per un’informazione completa

Consulta anche gli articoli pubblicati su:


Visualizzazioni: 1



#Adessonews seleziona nella rete articoli di particolare interesse.
Se vuoi leggere l’articolo completo clicca sul seguente link
 Massimo Longo

Source link

Di