Il 402° Festino di Santa Rosalia non sarà uno spettacolo da guardare. Il Festino è una dichiarazione d’identità. Palermo torna a raccontarsi attraverso la sua festa più profonda, mettendo in scena la memoria e trasformando la devozione in un linguaggio contemporaneo e internazionale.
“Dal dramma nasce il rito, dal rito la comunità” è il filo che attraversa l’edizione 2026, anticipando l’Anno Europeo dei Normanni e restituendo alla città un racconto che unisce storia, architettura, arti performative e un immaginario condiviso che appartiene a tutti.
Santa Rosalia, vergine normanna, emerge da un bio‑carro, progettato da MCA – Mario Cucinella Architects, che è un giardino mediterraneo in movimento. Ci sono 150 essenze vegetali, scelte insieme al SiMua e all’Orto Botanico e 300 farfalle luminose. È un’immagine che parla di metamorfosi, di cura e di convivenza. E soprattutto di Palermo.




“Il Carro di Santa Rosalia – racconta Mario Cucinella – racconta Palermo attraverso le sue piante: Monte Pellegrino, la macchia mediterranea, la Conca d’Oro, il Parco della Favorita, i balconi fioriti, i giardini storici e i simboli della tradizione cristiana si fondono in un unico paesaggio vegetale. Il Carro è la celebrazione di Santa Rosalia, della storia, della natura e dell’identità della Città, ma è anche un dispositivo di dialogo che invita a uscire dalla dimensione individuale a favore di una riflessione collettiva: come è stato per la Peste ai tempi della Santa, oggi la sfida che dobbiamo affrontare è l’emergenza climatica e ambientale”, conclude l’architetto.
Le cinque tappe del Festino
Il corteo attraverserà i cinque luoghi simbolici del Cassaro. Lo spettacolo prenderà il via alle ore 21,20 del 14 luglio a Palazzo dei Normanni, dove il videomapping trasformerà la facciata in un racconto di conquiste, traumi e convivenze: la voce di Dario Aita guiderà il pubblico dentro la storia normanna, mostrando come la violenza delle origini si sia trasformata, nel tempo, in una bellezza condivisa.

Davanti alla Cattedrale, la narrazione diventerà rito. Su un palco dalla forma circolare, la scena, in tre atti, attraverserà la peste, la scoperta della Santuzza e la rinascita della città. Prima il buio del contagio, poi la luce della Fede incarnata da Giusy Buscemi, infine l’esplosione corale del Rito guidata da Ester Pantano.
Ai Quattro Canti, il Festino entrerà nel presente: cosa abbiamo imparato dal passato? Chi siamo diventati? È a queste domande che i tre attori, abbandonando i personaggi per tornare ad essere cittadini di Palermo, proveranno a rispondere in un dialogo che metterà al centro l’eredità arabo‑normanna e la responsabilità di custodirla oggi.
A Porta Felice, invece, la festa si solleverà verso il cielo. Uno sciame di droni comporrà figure luminose e simboli della città, sincronizzati con il passaggio del Carro, facendo dialogare terra e cielo.
La chiusura del Festino, come sempre, è affidata al Foro Italico, dove il mare diventerà palcoscenico per quarantacinque minuti di fuochi d’artificio, confermando una tradizione che ogni anno si rinnova. Il tutto porta la firma per il terzo anno consecutivo di ODD Agency, stavolta insieme a CoopCulture. È un lavoro corale che coinvolge oltre cento professionisti tra artisti, scenografi, costumisti, scultori, performer, tecnici e creativi digitali.
La statua: la pace disarmata e disarmante di Rosalia



La nuova statua della Santuzza, nata da un prototipo in argilla che ha preso forma definitiva grazie alla stampa 3D, realizzata con RuiLab, porta la firma di Filippo Sapienza, che l’ha immaginata “accarezzata dal vento del Cassaro, fatta d’aria mista a pietà, capace di vincere non attraverso la forza, ma con il suo opposto. Santa Rosalia – spiega – è bianca e immateriale. La sua statua incarna una pace disarmata, vulnerabile e per questo potentissima.
Una risposta silenziosa alla logica della sopraffazione, capace di trasformare il male collettivo in cura e relazione. Tra le sue mani, una croce costruita con il legno delle barche dei migranti e un ramo d’ulivo, simbolo di pace e radicamento mediterraneo, perché Rosalia, figlia di una stirpe di conquistatori, sceglie un’altra lingua, quella della mitezza, dell’ascolto e della custodia del mondo”, conclude.
Eventi, comunità e tecnologia del 402° Festino
La città si prepara ad accogliere centinaia di migliaia di persone, accompagnata quest’anno anche dalla nuova web app “Il Festino in tasca”. È uno strumento pensato in quattro lingue per dare anche ai turisti la possibilità di orientarsi nella festa e viverla con maggiore consapevolezza: “Il Festino – sottolinea il sindaco Roberto Lagalla – è ormai diventato un ecosistema dove cultura, storia, arte e tradizione diventano acceleratore economico e generatore di valore per la città. Grazie al lavoro di promozione degli ultimi anni, Palermo ha rinnovato il suo racconto, divenendo meta turistica privilegiata. Gli arrivi sono cresciuti del 21,2% e le presenze del 28,7%. E le previsioni indicano un ulteriore incremento proprio nella settimana del Festino”.

Anche per questo, il calendario degli eventi a corredo del Festino è fitto (trovate il programma QUI). Per l’assessore alla Cultura Antonio Rini il Festino è ormai molto più di una celebrazione: “Non è soltanto la festa più importante di Palermo, ma il momento in cui la città racconta se stessa al mondo. È un brand riconosciuto, una narrazione che ogni anno diventa più complessa e integrata. La forza del Festino sta nella sua capacità di uscire dai luoghi canonici del corteo e raggiungere anche le periferie e le aree più complesse, trasformando il rito in una coscienza collettiva diffusa. Ogni palermitano deve potersi sentire a casa in ogni quartiere, al di là di dove abita”, afferma.
Tra le iniziative che stanno animando la città c’è anche il mosaico realizzato dalla Yellow School, con una Santuzza che si alza da una sedia a rotelle, simbolo di speranza e autonomia. E torna il concorso fotografico “Palermo rifiorisce con Santa Rosalia”, che continua a raccogliere gli sguardi dei cittadini costruendo, anno dopo anno, un archivio visivo della festa.
Lagalla e Lorefice: “Responsabilità civile e coscienza collettiva”
In questo clima di festa e di rito civile, Lagalla durante la presentazione del Festino riporta però l’attenzione sulla necessità sempre più impellente di una responsabilità condivisa. Palermo cresce solo se tutti “danno una mano”, senza delegare tutto alle istituzioni e senza pretendere ciò che non si è disposti a restituire: “Io devo aspettarmi dall’amministrazione, ma devo fare anche qualcosa per l’amministrazione. Non posso permettermi di saltare le regole della convivenza civile e poi pretendere pure di lamentarmi. È una bestemmia che neanche Rosalia può accettare”. Ogni cittadino, quindi, deve essere parte attiva e non solo uno spettatore: “È un invito alla resistenza quotidiana, alla volontà di non arrendersi alla rassegnazione”.
La dimensione spirituale del Festino si intreccia così con quella civile. A chiudere la conferenza stampa nel Salone Lavitrano del Palazzo Arcivescovile, l’arcivescovo Corrado Lorefice focalizza l’attenzione sulla bellezza interiore come “motore della bellezza civica. Rosalia – dice – è la donna che libera e umanizza la città, perché la sua metamorfosi personale diventa un gesto collettivo: la bellezza interiore genera comunità, risponde alla solitudine, all’individualismo, all’incuria, all’indifferenza, alla sopraffazione e alla violenza. È una bellezza che apre vie di pace e di riconciliazione, che crea processi di condivisione e responsabilità verso i più deboli”.

“Dobbiamo riversare questa bellezza – prosegue Lorefice – in ciascuno di noi, nella città, in chi vi sopraggiunge in questi giorni, ricordando che ospitare non significa solo aprire le porte, ma condividere ciò che si è e ciò che si ha. Palermo, nella sua lettura, è una città che deve imparare l’arte della cura sapiente e lungimirante, perché possiede un potenziale di bellezza che non va depauperato. E soprattutto deve ricordare che non siamo l’ultima generazione nel giardino terrestre”.
“Dobbiamo costruire città libere da ogni stupido, dannoso potere mafioso. Stupido, dannoso potere mafioso”. Lorefice lo ripete due volte, sottolineando che la mafia non è solo criminale: è stupida, perché distrugge, impoverisce e impedisce il futuro. Ed è dannosa perché corrode la convivenza, la fiducia, la possibilità stessa di costruire una città fraterna e pacifica.
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Alessia Anselmo
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