un sistema che funziona, ma con sfide ancora aperte – Ruminantia – Web Magazine del mondo dei Ruminanti


Nella giornata di ieri, 8 luglio 2026, la Commissione europea ha ospitato una conferenza per celebrare il decimo anniversario dell’entrata in vigore della normativa sulla salute animale in tutta l’UE. L’evento è stato aperto da un discorso programmatico di Olivér Várhelyi, commissario europeo per la salute e il benessere degli animali, che ha così introdotto i lavori con queste considerazioni:

“La valutazione conferma che la Legge sulla Salute Animale ha fornito un quadro moderno e scientificamente fondato per la prevenzione, la preparazione e l’azione coordinata.  Si tratta di una base solida, ma possiamo renderla ancora più forte. La Commissione europea è pronta a dare seguito rapidamente, contribuendo a rafforzare la preparazione e l’attuazione sul campo e sostenendo un uso più ampio della vaccinazione preventiva, ove opportuno. Insieme a tutte le parti interessate, continueremo a considerare la salute animale una priorità politica.”

Si sono susseguiti, poi, diversi relatori tra cui: responsabili politici, autorità veterinarie, scienziati, esperti di organizzazioni internazionali, istituzioni dell’UE e altre parti interessate. La conferenza è stata organizzata con l’obiettivo di presentare i principali risultati conseguiti in questo decennio e analizzare la valutazione della Commissione sulla normativa in materia di salute animale (regolamento (UE) 2016/429 sulle malattie animali trasmissibili), basata su uno studio di supporto ideato con questo scopo. E’ stata, inoltre, offerta l’opportunità di discutere le diverse esperienze relative all’attuazione della normativa, i risultati ottenuti dal nuovo quadro legislativo e le sfide future da mettere in atto nel contesto della crescente pressione sulla salute animale e delle maggiori esigenze in materia di preparazione.

Cosa è emerso dalla valutazione

Il Regolamento (UE) 2016/429, meglio noto come Animal Health Law (AHL), rappresenta una pietra miliare nel panorama legislativo europeo. Entrata in vigore nel 2016 e divenuta esecutiva dall’aprile 2021, questa norma ha segnato il passaggio fondamentale da un approccio “verticale” — basato su direttive specifiche per singole malattie o specie — a un quadro orizzontale e onnicomprensivo. L’obiettivo principale per cui è stata emanata, è quello di proteggere la sanità animale e la sanità pubblica, garantendo al contempo la sostenibilità dei sistemi agricoli e il corretto funzionamento del mercato interno dell’UE.

Nella relazione presentata è stata analizzata l’attuazione e l’impatto di questa legge europea,  concentrandosi su cinque criteri cardine: efficacia, efficienza, coerenza, rilevanza e valore aggiunto dell’UE. In questo scenario, l’Italia si è distinta come uno dei pochi Stati membri ad aver mostrato un progresso sostanziale nell’allineamento della legislazione nazionale ai requisiti europei. Mentre molti paesi affrontano ritardi dovuti alla complessità dei propri sistemi amministrativi, il modello italiano è citato come esempio di recepimento efficace, facilitando una transizione più rapida verso gli obiettivi di protezione della sanità pubblica e sostenibilità agricola.


Categorizzazione delle malattie e sorveglianza avanzata

Uno degli aspetti più tecnici e innovativi dell’AHL, presentato nella relazione, è l’introduzione di un sistema strutturato per la categorizzazione delle malattie animali trasmissibili. Le patologie sono suddivise in cinque categorie (dalla A alla E) in base al loro profilo epidemiologico, all’impatto economico e alla fattibilità del controllo. Questo approccio permette agli Stati membri di modulare le proprie strategie di sorveglianza e controllo in modo proporzionale e mirato. Sebbene il sistema sia ampiamente supportato, gli stakeholder sottolineano la necessità di una maggiore reattività verso le minacce emergenti, influenzate anche dai cambiamenti climatici che alterano le dinamiche delle malattie.

Il ruolo delle vaccinazioni come misura preventiva

Tra i temi destinati ad avere il maggiore impatto sul futuro della zootecnia europea, un ruolo centrale è rappresentato dall’evoluzione delle politiche vaccinali. Le gravi emergenze sanitarie che hanno colpito il settore negli ultimi anni hanno comportato l’abbattimento di milioni di animali, con pesanti ripercussioni economiche sia per gli allevatori sia per le amministrazioni pubbliche. In questo contesto, la Commissione europea ritiene opportuno valutare un ricorso più esteso alla vaccinazione come misura preventiva, verificando al contempo se l’attuale quadro normativo sia ancora adeguato a rispondere alle esigenze sanitarie ed economiche dell’Unione. Parallelamente, Bruxelles punta a intensificare il confronto con l’Organizzazione mondiale per la salute animale e con i principali partner commerciali internazionali, con l’obiettivo di promuovere un riconoscimento condiviso delle strategie vaccinali ed evitare che il loro impiego possa generare restrizioni o ostacoli agli scambi commerciali.

Biosicurezza e responsabilità condivisa

L’AHL pone una forte enfasi sulla prevenzione attraverso una biosicurezza rafforzata. La normativa definisce chiaramente le responsabilità di operatori, veterinari e autorità competenti lungo tutta la filiera produttiva. Questo ha portato a un miglioramento della consapevolezza del rischio e del coordinamento nelle notifiche di focolai. Tuttavia, l’attuazione risulta disomogenea: mentre le grandi aziende intensive si sono adattate più facilmente, i piccoli allevatori e le aziende in aree remote affrontano sfide significative a causa di risorse limitate e carenza di personale veterinario. Inoltre, strumenti come le visite di sanità animale (previste dall’Articolo 25) sono ancora in fase di implementazione variabile tra i vari Stati membri. Nella relazione si sottolinea, anche, come una biosicurezza rafforzata sia direttamente correlata alla riduzione delle malattie endemiche e, di conseguenza, a un minore utilizzo di agenti antimicrobici, contribuendo alla lotta contro la resistenza batterica (AMR).

Digitalizzazione e gestione delle emergenze

Sul piano tecnico-operativo, il rafforzamento degli strumenti digitali come TRACES (per la tracciabilità) e ADIS (per la notifica delle malattie) è considerato un progresso cruciale, nonostante persistano alcune criticità di interoperabilità. Durante le emergenze, l’AHL ha dimostrato la sua efficacia permettendo l’uso di restrizioni mirate e zone di protezione anziché divieti generalizzati, preservando così i flussi commerciali anche durante focolai critici come l’influenza aviaria (HPAI) o la peste suina africana. Inoltre, la normativa ha chiarito le condizioni per l’uso strategico della vaccinazione come misura preventiva o d’emergenza.

Analisi dei costi e sfide amministrative

In termini di efficienza, l’AHL mira a ridurre la frammentazione legale sostituendo i 38 atti legislativi precedenti con un unico regolamento, aumentando così la certezza del diritto. Sebbene nel lungo termine si preveda un bilancio costi-benefici positivo grazie alla riduzione dei focolai, la fase di transizione ha comportato oneri amministrativi e costi iniziali elevati. Le autorità nazionali hanno dovuto investire massicciamente nell’aggiornamento dei sistemi informatici e nella formazione del personale. Paesi come l’Italia, che disponevano già di infrastrutture veterinarie avanzate e banche dati informatizzate, hanno gestito la transizione in modo più fluido rispetto ad altri.


Effetti sul sistema italiano

Come inizialmente riportato, l’Italia, è tra gli Stati membri che hanno recepito più efficacemente la nuova normativa europea sulla sanità animale, grazie alla presenza di un sistema veterinario già strutturato e di strumenti di controllo avanzati. Nel 2022 sono stati introdotti tre decreti legislativi (n. 134, 135 e 136) che hanno aggiornato e semplificato la normativa nazionale, armonizzandola con il quadro europeo e intervenendo su diversi aspetti, dalla gestione delle malattie animali al commercio di specie esotiche. Un punto di forza del sistema italiano è rappresentato dalla digitalizzazione, in particolare attraverso la Banca Dati Nazionale (BDN) e il sistema ClassyFarm, che integrano informazioni su tracciabilità, farmaci, benessere animale e biosicurezza, favorendo una sorveglianza basata sul rischio. L’adeguamento normativo ha comportato anche nuovi obblighi per gli operatori, tra cui la formazione obbligatoria degli allevatori (18 ore ogni tre anni), con un costo stimato per il settore zootecnico di circa 47 milioni di euro annui. Le visite di sanità animale previste dalla normativa europea sono state integrate nei programmi nazionali già esistenti, anche se restano alcune difficoltà nella raccolta di dati e nell’applicazione uniforme sul territorio. Inoltre, per contrastare la Peste Suina Africana sono state rafforzate le misure di biosicurezza negli allevamenti suinicoli, adattandole alle diverse caratteristiche delle aziende. Nel complesso, la nuova normativa ha rappresentato per l’Italia un’opportunità di modernizzazione del sistema sanitario animale, pur evidenziando alcune criticità legate ai costi e alla gestione nelle aree più difficili da raggiungere.

Indicazioni future

Lo studio, nella parte finale, mette in evidenza, sotto forma di raccomandazioni, undici ambiti  su cui concentrare il lavoro futuro per consolidare l’implementazione dell’Animal Health Law (AHL) nei prossimi anni. Questi ambiti riguardano principalmente il miglioramento della gestione del rischio, della sorveglianza e della formazione:

  1. Sviluppo di linee guida sistematiche sulle valutazioni del rischio: le autorità nazionali e i portatori di interesse dovrebbero fornire orientamenti strutturati per l’applicazione delle valutazioni del rischio, adattandoli alla natura mutevole delle minacce
  2. Definizione di requisiti di biosicurezza a livello UE: è stata espressa la necessità di una guida europea specifica per i requisiti di biosicurezza, in particolare per i sistemi di allevamento estensivo.
  3. Formazione dedicata per i piccoli operatori: è necessario sviluppare percorsi formativi a livello nazionale per i piccoli allevatori, che spesso percepiscono i costi di conformità come sproporzionati rispetto alle loro dimensioni operative.
  4. Potenziamento delle reti di sorveglianza nazionale: le reti di sorveglianza devono essere rafforzate e allineate agli indicatori UE per garantire parità di condizioni tra gli Stati membri.
  5. Istituzione di piattaforme nazionali per la trasparenza: creare canali che promuovano la fiducia e la trasparenza nelle misure di controllo delle malattie, specialmente per quelle a diffusione regionale (come le malattie trasmesse da vettori.
  6. Rafforzamento dell’allineamento con il benessere animale: è indicata come un’opportunità cruciale la coerenza tra l’AHL e la legislazione sul benessere animale, in particolare per quanto riguarda le misure di controllo delle malattie di Categoria A e il trasporto.
  7. Integrazione sistematica di materiali di formazione e orientamento: questi strumenti dovrebbero essere integrati per tutti i soggetti coinvolti nella gestione degli animali.
  8. Maggiore enfasi sull’applicazione pratica nei curricula: l’AHL e le valutazioni del rischio basate sulla biosicurezza dovrebbero essere inserite nei programmi di istruzione continua degli stakeholder e nei curricula veterinari.
  9. Formazione mirata per navigare il quadro legislativo: i portatori di interesse necessitano di supporto specifico per comprendere e applicare correttamente i numerosi atti delegati ed esecutivi che completano l’AHL.
  10. Identificazione di “esperti chiave” negli Stati membri: individuare utenti esperti all’interno delle autorità nazionali che possano supportare gli “utenti occasionali” della normativa.
  11. Istituzione di un quadro di cooperazione nazionale: creare sistemi di cooperazione che offrano formazione congiunta tra veterinari (pubblici e privati), autorità competenti e operatori per chiarire ruoli e responsabilità.

Oltre a questi punti, la relazione suggerisce alla Direzione Generale per la Salute e la Sicurezza Alimentare (DG SANTE) di dare priorità agli audit nel prossimo piano pluriennale (2026-2030) per verificare che le autorità nazionali rispettino gli obblighi legali previsti dall’AHL

Conclusioni

In conclusione, l’AHL fornisce una base solida e coerente per una politica sanitaria animale armonizzata e basata sul rischio. Tuttavia, l’attuale scenario risulta ancora di transizione. Per massimizzare il potenziale del regolamento, sarà essenziale continuare a sostenere gli Stati membri nell’allineamento legislativo, semplificare ulteriormente gli strumenti legali e garantire che anche i piccoli operatori possano adempiere agli obblighi senza essere schiacciati da carichi burocratici eccessivi. Solo con la piena integrazione dei sistemi nazionali sarà possibile valutare appieno l’impatto a lungo termine di questa ambiziosa riforma

Fonte: Unione europea



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 Redazione Ruminantia

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