Autovelox, 850 apparecchi spenti: come verificare quali


Si torna a parlare di autovelox dopo l’entrata in vigore del decreto del Mit: circa 850 apparecchi dovranno essere spenti, mentre restano operativi quelli già conformi. Per capire se una postazione rientra tra quelle regolari, però, serve controllare i dati ufficiali sulla piattaforma ministeriale. Tra questi, anche alcuni dei casi più discussi negli ultimi anni.

Dopo anni di ricorsi, sentenze e incertezze, cambia il quadro degli autovelox sulle strade italiane. Il nuovo decreto autovelox ha fissato le regole per stabilire quali dispositivi possono continuare a rilevare la velocità e quali, invece, devono fermarsi in attesa dell’omologazione.

Secondo il Mit, circa 850 apparecchi non risultano più idonei e dovranno essere spenti fino al completamento dell’iter richiesto. Restano invece in funzione circa 3.150 dispositivi considerati regolari.


Il tema non riguarda solo la validità delle multe, ma anche la trasparenza dei controlli e la sicurezza stradale. Per gli automobilisti diventa quindi essenziale capire se il dispositivo che ha rilevato un’infrazione sia effettivamente omologato, tarato e presente nella banca dati nazionale.

Autovelox, cosa cambia con il nuovo decreto del Mit

Il decreto interviene su un punto rimasto a lungo controverso: la differenza tra apparecchi semplicemente approvati e dispositivi effettivamente omologati. Negli ultimi anni diverse pronunce della magistratura, in particolare della Corte di Cassazione, hanno messo in discussione la validità delle sanzioni elevate con strumenti approvati ma non omologati, aprendo la strada a migliaia di contestazioni (ora è anche possibile vedere le fotografie dell’infrazione).

Il Mit ha quindi introdotto una disciplina nazionale sulle procedure di omologazione, verifica e taratura degli autovelox. L’obiettivo è rendere più chiare e uniformi le regole in tutto il Paese, superando una situazione in cui Comuni ed enti proprietari delle strade hanno spesso seguito prassi diverse.

Con l’entrata in vigore delle nuove norme, gli autovelox già in possesso dei requisiti restano attivi. Gli altri devono essere fermati e potranno tornare a funzionare solo dopo il completamento delle procedure richieste. Per i dispositivi approvati prima di giugno 2017 sono previste verifiche documentali, prove tecniche o nuove tarature; per quelli approvati dopo quella data il percorso dovrebbe essere più semplice, ma resta necessario il rispetto dei requisiti fissati dal decreto.

Secondo Assoutenti, una quota molto alta degli apparecchi installati in Italia presentava profili di irregolarità formale, mentre il Codacons ha sottolineato come il caos normativo abbia alimentato un ampio contenzioso tra automobilisti ed enti locali. La questione, però, non cambia il principio di fondo: chi supera i limiti di velocità va sanzionato, ma le multe devono essere elevate con strumenti pienamente conformi al Codice della Strada.


Un’infrazione per eccesso di velocità può comportare perdita di punti e, nei casi più gravi, la sospensione della patente. Se poi il superamento dei limiti è collegato a un incidente, può pesare anche sulla ricostruzione delle responsabilità e sui rapporti con l’assicurazione auto.

Come capire se un autovelox è fuorilegge o regolare

Per verificare la posizione di un autovelox non basta sapere dove si trova la postazione. Occorre controllare il dispositivo specifico, incrociando marca, modello, versione, matricola e dati del decreto ministeriale. Proprio per questo il Mit ha messo online la piattaforma Velox, la banca dati nazionale dei dispositivi di rilevamento della velocità.

In caso di multa, il primo passo è leggere con attenzione il verbale. Se sono presenti i dati dell’apparecchio, questi possono essere confrontati con quelli pubblicati sul portale ministeriale. Quando le informazioni non sono sufficienti, si può consultare il sito del Comune o dell’ente che ha installato l’autovelox, dove dovrebbero essere indicati gli estremi della postazione, la documentazione tecnica, l’omologazione e la taratura periodica.

Se anche il sito dell’amministrazione non chiarisce la situazione, resta la possibilità di presentare un accesso agli atti. È un passaggio utile soprattutto quando si vuole valutare un ricorso, perché il pagamento della multa normalmente chiude la possibilità di contestare il verbale.


Una postazione molto nota o contestata non rientra automaticamente tra gli 850 dispositivi spenti dal nuovo decreto. Per stabilirlo con certezza bisogna sempre passare dalla piattaforma del Mit e dai documenti dell’ente accertatore. Lo stesso vale per gli impianti che in passato sono stati definiti “fuorilegge”: alcuni possono essere stati sostituiti, aggiornati o rimessi a norma.

Alcuni casi eclatanti

Tra i casi emersi dopo l’entrata in vigore del decreto c’è Milano. Nel capoluogo lombardo, secondo quanto riportato dalla stampa locale, dieci delle diciassette postazioni fisse sarebbero state spente perché non conformi alle nuove regole. Tra gli impianti bloccati viene indicato quello di viale Monte Ceneri, mentre risulterebbe ancora attivo quello di viale Fulvio Testi. Proprio quest’ultimo era già finito al centro delle contestazioni legate alla differenza tra approvazione e omologazione. Anche in questo caso, però, la verifica definitiva sulle singole postazioni va fatta attraverso la piattaforma ministeriale e la documentazione del Comune.

Un altro caso molto discusso è quello di corso Unità d’Italia a Torino. Qui il vecchio impianto era stato spento nel febbraio 2025 perché non conforme al prototipo depositato al ministero, ma la situazione è diversa rispetto agli autovelox appena bloccati dal decreto. Il Comune di Torino ha infatti, in questo caso, comunicato il ritorno in funzione, a partire dal 6 luglio 2026, di un nuovo dispositivo regolarmente approvato dal Mit, installato sulla passerella ciclopedonale nei pressi della Scuola di Amministrazione Aziendale e destinato a controllare il limite di 70 km/h.

Ci sono poi i casi eclatanti legati agli incassi dati dagli autovelox, che non coincidono necessariamente con gli apparecchi irregolari ma spiegano perché il tema sia così sensibile. Firenze sarebbe stata la città con i maggiori proventi (19,7 milioni di euro), seguita da Bologna, Milano, Genova e Palermo.

Ancora più discussi sono alcuni piccoli Comuni. In Puglia, a Galatina, sono stati incassati 5,3 milioni di euro di proventi nel 2025. In Campania viene citata la statale Telesina, che ha generato complessivamente circa 2,7 milioni di euro. Mentre in Veneto è diventato un caso Colle Santa Lucia, piccolo borgo dolomitico in provincia di Belluno. Qui un solo autovelox avrebbe prodotto oltre 2 milioni di euro tra il 2021 e il 2025.


Per verificare se anche questi sono tra gli 850 autovelox spenti basta controllare sulla piattaforma Velox del Mit e sugli atti dell’ente che ha elevato la multa.

Articolo Modificato Il:13 Luglio 2026


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 Martina Saule

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