Cos’è la “Carta dei diritti del paesaggio”? Intervista Cos’è la “Carta dei diritti del paesaggio”? Intervista


Per la prima volta a livello nazionale è stato adottato uno strumento che parte da associazioni, imprese, cittadini per rendere esecutive le modifiche alla Costituzione in materia di sostenibilità introdotte. L’intervista di Moveo a Francesca Conchetti, una delle curatrici

Il paesaggio non è un quadretto statico, ma un ecosistema vivente. E per questo, anche grazie alla nuova Costituzione italiana, ha dei diritti che devono essere tutelati. Da questa idea nasce la “Carta dei diritti del paesaggio“, sviluppata all’interno del Festival della Sostenibilità del Garda e nata ufficialmente a giugno del 2026. Per la prima volta a livello nazionale è stato adottato uno strumento che parte da associazioni, imprese, cittadini per rendere esecutive le modifiche alla Costituzione in materia di sostenibilità introdotte. Si tratta infatti di dieci articoli che servono anche a dare esecutività alle modifiche della Costituzione approvate dal Parlamento nel 2022. Quattro anni fa sono stati infatti modificati l’articolo 9 e l’articolo 41, entrambi legati alla tutela degli ecosistemi e degli esseri viventi che li popolano. Per renderli operativi bisogna promulgare delle leggi specifiche e in quest’ottica la Carta dei diritti del paesaggio vuole essere un primo strumento operativo. Per approfondire di cosa si tratta, Moveo ha intervistato Francesca Conchetti, una delle co-curatrici del progetto e presidente dell’associazione P.I.R. (Post Industriale Ruralità).

Perché la Carta dei diritti del paesaggio è innovativa?

«Sono già molte le carte, convenzioni e codici che dovrebbero tutelare il paesaggio. Tutte citano la necessità di coinvolgere la cittadinanza in un processo di autodeterminazione di questo patrimonio comune, ma in nessuna di essi si offrono strumenti e modalità puntuali per farlo. A questa considerazione si aggiunge la constatazione della scarsa consapevolezza da parte della cittadinanza, quella che in ultima istanza, rappresenta la minaccia più grande al patrimonio stesso»

Per questo, spiega Conchetti, nel 2025 nasce «questo progetto, agendo un ribaltamento empatizzante – l’“oggetto paesaggio” verso “il soggetto paesaggio”– ha obiettivi primariamente di sensibilizzazione ed educazione su due temi: il paesaggio come bene comune (sociale, ambientale, culturale ed economico) e la democrazia partecipata, fornendo spunti, strumenti e informazioni per approcciare e gestirne valori e difficoltà».

Vi ispirate ad esperienze o carte simili prodotte all’estero?

«La soggettivazione giuridica di elementi del paesaggio è una realtà, di nicchia, ma già sperimentata, tra costituzioni dell’America latina e casi europei come il caso del Mar Menor, una laguna salata nella regione di Murcia (Spagna), è storico perché rappresenta il primo ecosistema in Europa ad essere riconosciuto legalmente come soggetto di diritto. È attivo un processo simile per il Lago di Garda e la Laguna di Venezia».

Molti sono gli esempi anche extracontinentali:


«Il riconoscimento giuridico della natura è stato adottato in vari ordinamenti, spesso ispirato dalle culture indigene».

Ecco alcuni esempi:

  • Ecuador: è stato il primo Paese, nel 2008, a inserire i “Diritti della Natura” (Pachamama) nella propria Costituzione;
  • Nuova Zelanda: Il fiume Whanganui e il Parco Nazionale di Te Urewera sono stati legalmente riconosciuti come entità viventi con i propri diritti, tutelati da rappresentanti scelti congiuntamente dallo Stato e dalle tribù Maori;
  • Colombia: La Corte Costituzionale ha riconosciuto il fiume Atrato e l’Amazzonia come “soggetti di diritti”, ordinandone la tutela e il ripristino;
  • India: Lo Stato ha dichiarato i fiumi Gange e Yamuna come entità giuridiche viventi, con gli stessi diritti legali di una persona.

Cosa significa la co-creazione in questo progetto?

Il coinvolgimento di diverse associazioni territoriali in un network anche straniero. Oltre all’associazione P.I.R., Conchetti nomina il Comune di Sellero, l’Associazione Zero gravità, la Cooperativa La RETE – Biblioteca UAU, l’Associazione Casa Panzerini, l’Istituto comprensivo di Esine, l’Associazione MAREMOSSO, l’Associazione L.A.Cu.S. Lago Ambiente Cultura e Storia. E altre realtà hanno aderito e patrocinato il progetto come il Comune di Desenzano, l’Associazione CAI sezioni di Brescia e Cedegolo, l’AIAPP (Associazione Italiana Architettura del Paesaggio e Accademia di Belle Arti di Sanremo) e il sostegno della Fondazione della Comunità Bresciana. In ogni caso Conchetti ci tiene a spiegare che il progetto:

«Non è definito, essendo una co-costruzione culturale delle comunità, è un soggetto in divenire. Sarebbe come definire una persona che cresce e cambia, e i paesaggi sono molti non solo uno. Ogni paesaggio ha la sua identità. Il punto sta nel processo di co-creazione e presa di consapevolezza delle comunità circa il proprio patrimonio paesaggistico».

Che legame c’è tra la Carta e la recente riforma costituzionale del 2022?

«Mentre la Riforma Costituzionale del 2022 ha fornito la base dottrinale e l’obbligo giuridico di rango primario inserendo l’ambiente e la sostenibilità tra i principi supremi dello Stato, la Carta dei diritti del paesaggio agisce come un manifesto d’avanguardia applicativa. Quest’ultima declina i macro-principi costituzionali in precise tutele della dimensione sensoriale, storica, temporale e biologica dei luoghi, proponendo un cambio di paradigma: il paesaggio non è più soltanto un oggetto da proteggere, ma un soggetto titolare di diritti propri».

Nel concreto, in comune, «entrambi i testi sanciscono il superamento di una visione puramente estetica o utilitaristica del territorio, introducendo una prospettiva sistemica fondata sulla sostenibilità intergenerazionale e sulla “soggettività” degli ecosistemi».

Qual è lo scopo finale della Carta, chi vorrebbe vincolare?

«La Carta intende orientare le comunità, vincolare per ora nessuno. Il problema è che senza una sensibilità diffusa non si vincola nessuno nemmeno quando ci sono convenzioni e codici riconosciuti: la Carta dei diritti del paesaggio è un processo di sensibilizzazione ed educazione».

Per realizzare questi obiettivi, i creatori della Carta dei diritti del paesaggio hanno pensato ad attività e momenti dedicati:

«Il processo di sensibilizzazione sarà realizzato attraverso un festival annuale di confronto sugli articoli, un “tavolo del paesaggio” diffuso in più sedi e laboratori didattico-esperienziali erogati da più enti».

Articolo Modificato Il:24 Giugno 2026



#Adessonews seleziona nella rete articoli di particolare interesse.
Se vuoi leggere l’articolo completo clicca sul seguente link
 Gianluca Schinaia

Source link

Di