la lettera aperta di Anna Aloysi – PugliaSera


La visita di Mattarella ad Andria lascia il segno

Anna Aloysi (Associazione Anna Aloysi incidente ferroviario Andria Corato 12 luglio 2016): “all’unica Associazione delle vittime della strage presente è  stata negata la facoltà di parola”

 

La visita nella città di Andria del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella era e resta di enorme valore e tale resterà. Un’organizzazione perfetta dal punto di vista dei sistemi di sicurezza con un’imponente ed impegnativa azione collegiale di tutte le Forze dell’Ordine, di Prefettura e Questura.


Misure di sicurezza che hanno reso la visita del Presidente non solo serena e sicura per il Capo dello Stato ma anche per tutti i cittadini e gli ospiti che hanno potuto prendere atto delle grandissime capacità organizzative messe in campo.

Detto questo e dato atto di quello che tutti hanno potuto vedere e constatare, sarebbe scorretto ignorare, come di fatto talvolta viene ancora oggi da molti ignorato, che gli strascichi polemici, prima e dopo la visita del Presidente contano ed hanno anch’essi fondati motivi di risentimento. Un risentimento non certo verso il Presidente che tutti hanno indistintamente apprezzato per garbo e presenza silenziosa ma significativa, visto che ha voluto parlare con i gesti salutando per ben due volte i familiari delle vittime: al suo arrivo ed al termine della cerimonia.

Dopo aver preso atto delle durissime parole, già prima della visita del Presidente ad Andria, esternate dalla figlia del signor Enrico Castellano, una delle 23 vittime del disastro ferroviario, ad esprimere grandissimo disappunto sia per quanto accaduto prima che durante e dopo l’evento commemorativo, è la signora Anna Aloysi, sorella della giovane Maria, vittima dello stesso tragico evento.

La signora Anna esprime una profonda delusione non solo in qualità di sorella di Maria, tenuta lontana e persino quasi in “disparte” rispetto ad altri parenti che, invece, hanno avuto la possibilità di ricevere il saluto ed ascoltare le parole di conforto del Presidente Mattarella, ma anche nella sua qualità di Presidente dell’unica Associazione delle Vittime del disastro ferroviario del 2016, presente alla cerimonia.

Queste le parole della Presidente Aloysi pronunciate dopo la visita di Mattarella: “sono molto grata ai funzionari della Prefettura di Barletta Andria Trani e della Questura di Andria. Preparati e molto umani mi sono stati vicini avendo perfettamente compreso il mio stato d’animo e la mia grande sofferenza per un episodio che non solo mi ha cambiato la vita, stravolgendola, ma che ha anche avuto ripercussioni drammatiche sulla mia salute e sulla mia fragilità. Ne ho subite tante e sono stati tanti, anche insospettabili, coloro che hanno consentito o non sono intervenuti per evitare che mi accadesse tutto quello che ho subito e che mi è stato ufficialmente riconosciuto come danno psicologico e morale. Spero che il mio dossier che ho consegnato in Prefettura sia stato già consegnato al Quirinale quindi al Presidente che non smetterò mai di ringraziare per la sua vicinanza e sensibilità. Come Presidente dell’”ASSOCIAZIONE ANNA ALOYSI INCIDENTE FERROVIARIO ANDRIA CORATO 12 LUGLIO 2016“ sono però profondamente delusa perché sono state ingiustificatamente e forzatamente negate le prerogative statutarie dell’Associazione che rappresento. In tutte le altre circostanze simili viene sempre data la parola ad un rappresentante dei familiari delle vittime o delle Associazioni all’uopo costituite.


Perché ad Andria non è accaduto? Cosa temevano gli organizzatori, ai quali avrei tantissime cose da chiedere proprio sulle modalità organizzative dell’evento e delle tantissime presenze che forse avrebbero anche potuto essere evitate, visto che sono venuti ad una cerimonia in ricordo delle vittime credendo di stare ad un matrimonio con tanto di selfie vergognosi che chiediamo vengano severamente puniti. Avrei voluto semplicemente leggere alcune parole che fossero anche di conforto per tutti gli altri familiari. Qualcuno o qualcuna, evidentemente deve aver temuto che avessi potuto esprimere tutta la delusione per come ancora oggi sta procedendo la fase giudiziaria e processuale; o forse il timore era che la sottoscritta potesse accennare a tutto quello che ha subito in questi lunghissimi dieci anni nell’indifferenza delle situazioni, della politica e delle amministrazioni comunali che sono succedute. O forse, peggio ancora, c’era chi temesse che parlassi della vicenda legata alla sparizione della salma di mia sorella dal cimitero di Andria e di quanto ancora oggi siano poco chiare le dinamiche di come quel trasferimento di salma sia avvenuto, con gravissime responsabilità del comune o comunque di chi aveva compiti precisi che non sono stati eseguiti correttamente. Anche su questo ci sono procedimenti in corso e si arriverà alla verità finale. Un’occasione persa per me di poter alleviare quel dolore ma soprattutto per tutti coloro che mi hanno impedito di esercitare un mio diritto di parola in tale circostanza. Chi ancora oggi possa credere che la stanchezza, la delusione, la mia debolezza fisica possano fermarmi si sbaglia di grosso.

La mente è lucida e soprattutto lucido è il ricordo indelebile del male che ho subito in questi anni, con l’aggravante di coloro che hanno ignorato o persino beffato quel mio enorme dolore viscerale. Io sono qui, affiancata da coloro che continuano ad ascoltarmi. A tal proposito ringrazio di cuore tutti gli organi di informazione ed i giornalisti che mi ascoltano e trasformano in parole ed immagini quel mio immenso ed incolmabile dolore. presenti. Ringrazio il giornalista Savino Montaruli che con pazienza, grande professionalità e perfettamente in sintonia con la sobrietà dell’evento, nel totale rispetto del mio dolore e di quello di tutti i familiari delle vittime della strage, ha saputo interpretare tutti i sentimenti di quella domenica 12 maggio 2026 con il Presidente Mattarella in Piazza Bersaglieri d’Italia. A coloro che, invece, hanno approfittato di quell’evento per mostrare inopportunamente le proprie velleità, chiediamo le immediate scuse e forse anche le loro dimissioni qualora ricoprano cariche istituzionali o politiche, visto che in quella gente noi familiari non ci riconosciamo e dai quali non vogliamo essere rappresentati” – conclude la Presidente Aloysi


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