La trap può raccontare la violenza, la rabbia e il denaro facile. Ma può anche parlare di fragilità, disciplina e seconde possibilità. È questa la direzione scelta da Andy, in arte Fandy, che a vent’anni ha pubblicato il suo primo EP con Kayros Music, l’etichetta nata all’interno della comunità Kayros di don Claudio Burgio. «Quando sei in comunità sei protetto. Poi esci e sei solo. Se cadi, non c’è nessuno che ti aiuta a rialzarti», racconta Andy. Ed è questo, secondo lui, il momento più difficile, perchè il cambiamento «fa paura a tutti».
Le sette tracce dell’EP Avvelenato sono nate proprio durante il percorso in comunità, tra il 2023 e il 2024. Un progetto che racconta il passato, ma soprattutto la trasformazione. Perché, spiega Andy, oggi la trap può essere qualcosa di diverso rispetto all’immaginario costruito negli anni intorno a questo genere. «C’è la trap che ostenta i soldi, il potere, la strada. E poi c’è quella della rivalsa, della speranza, che non racconta più il lusso, ma la disciplina, la fatica, la voglia di rialzarsi». Un cambiamento iniziato per lui a Kayros, dove ha imparato «a togliersi la maschera».
L’infanzia al Giambellino
Andy è cresciuto nel quartiere Giambellino di Milano con il fratello più grande e i genitori, originari dell’Ecuador. «Lavoravano sempre e non riuscivano a starmi dietro», racconta. A dodici anni finisce in coma a causa del diabete, un’esperienza che lo segna profondamente. «Mi sentivo spesso solo. Pensavo tanto e ho iniziato a seguire i ragazzi del quartiere, che in fondo erano un po’ come me.» Andy lascia la scuola durante il secondo anno delle superiori. «Vivevo il presente, senza pensare al futuro.» Per sentirsi parte di un gruppo e conquistare un’indipendenza economica, insieme agli amici arriva anche a «fare cose sbagliate». In quegli anni Andy frequentava già alcuni studi di registrazione, insieme ad alcuni ragazzi più grandi, ascoltava soprattutto la drill americana e una trap costruita sull’ostentazione.
L’arresto e la comunità
L’arresto arriva prima dei diciotto anni. «Tre giorni prima avevano portato via un amico davanti ai miei occhi e avevo capito che, prima o poi, sarebbe toccato a me». E così è successo. «Quando sono arrivati, mi hanno detto di preparare uno zaino. Pensavo di stare via tre giorni, invece sono stato lontano da casa due anni e sette mesi». Anni passati a Kayros, comunità che accoglie ragazzi con procedimenti penali in corso o comunque in difficoltà.
«Sono arrivato di notte, i ragazzi erano svegli. Alcuni mi conoscevano già e mi hanno accolto subito. È stata la prima volta in cui ho sentito che qualcuno mi stava dando davvero un’opportunità». Proprio in quei mesi inizia a scrivere le canzoni che oggi compongono il suo primo EP: un racconto senza filtri del passato, ma anche del cambiamento che stava lentamente prendendo forma. «Il mio è stato un flusso di coscienza. Nella musica racconto quello che ho vissuto, i miei amici, il mio passato. Non i soldi, i Rolex, il lusso», ci spiega Fandy.
Il momento della svolta
Uno dei momenti che ricorda come decisivi arriva quasi per caso. L’etichetta Kayros Music non è ancora nata ufficialmente quando Universal Music decide di realizzare un documentario sulla comunità. «Venivo da fuori, dal quartiere. Vedere Universal entrare in comunità con tutte quelle telecamere mi ha fatto pensare: allora qualcuno ci vede davvero». Dopo quell’esperienza nascono lo studio di registrazione con Sugar e poi l’etichetta discografica (l’8 luglio 2026 Kayros Music ha rinnovato l’accordo con Universal). È anche il periodo in cui cambia il suo modo di scrivere. «Stavo smettendo di fare quella musica tutta forza e apparenza. Ho iniziato a togliermi la maschera.» Per Andy significa una cosa molto precisa: permettersi di raccontare anche la debolezza. «Nella trap tutti cercano di mostrarsi forti. In comunità ho imparato che puoi anche mostrarti fragile. Non succede niente.»
Il primo Ep
Rabbia, disincanto, speranza, riscatto sono temi che attraversano tutto l’EP di Andy e che emergono con particolare forza in Prigione, uno dei brani più autobiografici del progetto. Dentro ci sono l’ingresso a Kayros, i dubbi, la paura, ma anche la consapevolezza che il cambiamento passa dall’accettare ciò che si è stati. Tra i brani – molti realizzati con Dr. Cream e DDiT, i producer di Kayros Music – c’è anche una collaborazione speciale con Luca Caiazzo, in arte Lucariello e i 2Shot, due fratelli detenuti nell’istituto penale minorile di Airola e che il rapper napoletano Lucariello ha conosciuto durante i laboratori, promossi dall’associazione Crisi come opportunità. Andy aveva già in mente il pezzo Ti cambiano, Lucariello lo fa ascoltare ai due ragazzi, che aggiungono le loro strofe. «Quando ho sentito il risultato ho pensato che non ci fosse niente di più vero. Ognuno racconta la propria realtà. Io dico che la vita ti cambia continuamente, loro rispondono con la loro visione dal carcere. Due punti di vista diversi, questo è il bello.»
I progetti tra l’amore e la scuola
Oggi Andy ha terminato il suo percorso giudiziario e lavora come addetto alla sicurezza in un centro commerciale. L’idea di tornare sui banchi non è mai scomparsa e sta valutando di riprendere gli studi: se il contratto di lavoro non diventerà a tempo indeterminato, a settembre è pronto a iscriversi di nuovo a scuola. «Vorrei continuare», dice. Intanto continua a incidere musica e sta già pensando al prossimo progetto, «questa volta sull’amore, per come l’ho vissuto io. E sul nuovo concetto di trap».
Nella sua vita ci sono stati tanti momenti brutti, «i peggiori sono quelli in cui fai i conti con te stesso. Quando i tuoi piccoli mostri ti mettono in discussione. E lì è dura, devi combattere i pensieri negativi.» Ma è proprio in quei momenti in cui è arrivata la svolta. «Ho capito che anche nel male che ho fatto e ho ricevuto c’era una luce, bastava vederla. C’è sempre la luce nel buio. Devi solo riuscire a guardare da un’altra prospettiva.», conclude Fandy.
Il nuovo EP si può ascoltare qui.
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Livia Zancaner
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